Il mio stile di scrittura

Prima di tutto, come vi avevo promesso, vi mostro il prologo del secondo libro ambientato nel mondo di Sphaera.

Ok, forse non è leggibilissimo, ma mi auguro possiate riuscirci (non volevo metterlo come testo o in più file di immagini, perciò ho risolto in questa maniera).
I prologhi del primo e del secondo libro (e per gli altri sarà la stessa cosa) non sono in linea con lo stile del resto dei libri, in quanto ho scelto di usare un punto di vista soggettivo, a differenza del narratore esterno in terza persona presente nel corpo dei romanzi. In realtà dal prologo del primo si capisce ben poco di questo fatto, ma ormai è storia e non posso certo riscriverlo ad hoc solo per aggiungere qualcosa. A ogni modo, i prologhi hanno una funzione introduttiva: Il Profeta e quel che questa figura implica, nel primo; Nisuab Minphus, anche se non è esplicitamente detto, e la vita in un arcipelago nell’oceano, nel secondo. Raccontano anche uno spaccato di vita su Sphaera che possa far comprendere meglio l’ambientazione o almeno una sua porzione.
Per questo secondo prologo, e qui concludo con l’argomento, mi sono ispirato vagamente alla Nassau di Black Sail.

E ora veniamo al punto focale dell’articolo: come ho scelto di scrivere in questa determinato stile?
In realtà quando ho scritto il primo libro in soli tre mesi (oltre 1 milione e 200 mila di caratteri, spazi inclusi: era periodo lavorativamente molto particolare, con tanto tempo a disposizione), ho solo buttato giù capitolo dopo capitolo, come veniva e come più mi aggradava.
Da un certo punto di vista sarebbe stato meglio farlo anche col secondo, ma probabilmente ci avrei perso una vita a sistemare la prima stesura.
A quel punto ho fatto vedere il mio lavoro, dopo una prima revisione della bozza, a una persona che sapevo avere dei fondamenti da editor: risultato?
«La storia è piacevole e interessante, però…» e quel però, come tutti sanno, cancella tutte le cose buone fin lì dette.
«Hai mai sentito parlare di Show, don’t tell? Perché non dai un’occhiata a questo blog? Potrebbe essere un valido supporto per sistemare alcune cosette…»
Il blog è il questo http://fantasy.gamberi.org/ e nella fattispecie le seguenti sezioni:
http://fantasy.gamberi.org/2012/05/01/appunti-di-editing/
http://fantasy.gamberi.org/2009/10/03/manuali-1-descrizioni/
http://fantasy.gamberi.org/2009/11/18/manuali-2-dialoghi/
http://fantasy.gamberi.org/2010/11/18/manuali-3-mostrare/

Ebbene, ci sono voluti altri 8 mesi abbondanti per passare dal mio stile/non stile al più efferato Show, don’t Tell: i pensieri dei personaggi sono spariti; gli avverbi decimati; gli aggettivi qualificafivi che esprimevano un giudizio o un punto di visto, anche quelli limitati al minimo… ovviamente parlo della fase di narrazione, perché nei dialoghi la cosa non avrebbe avuto senso. Sono comparsi personaggi secondari a colmare lacune narrative che si erano create e ho cercato di ammortizzare il più possibile le scene artefatte per spiegare situazioni altrimenti ignote, ma necessarie per la comprensione di fondo.
Ammetto di essere stato un tantino eccessivo e la cosa potrebbe far sembrare asettica la scrittura, ma il mio obiettivo era lasciare immaginare ai lettori quello che leggevano attraverso descrizioni, suoni, odori, etc….
Ci sarò riuscito? Non ho ancora ricevuto una recensione in tal senso, ma sono certo di aver fatto del mio meglio.

Non so se nel secondo libro potrò essere così radicale, perché la situazione è un po’ meno lineare e se dicessi tutto di tutto attraverso scene dirette e dialoghi, servirebbero migliaia di pagine (e non mi sembra il caso), però l’impostazione di base rimane questa per tutta la tetralogia… e mi sembra una buona scelta, che rifarei. Per altri libri, pensati diversamente, potrebbe essere insolita e persino controproducente, ma qui ha un suo perché.

Spero di non avervi annoiato troppo con questo articolo che parla molto di me e delle scelte che ho fatto, ma mi sembra un buon modo per far capire la soluzione narrativa che ho inboccato e per ricevere, senza alcun problema, critiche costruttive utili per il futuro.

6 pensieri su “Il mio stile di scrittura

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