Viaggio e Romanzo: un binomio naturale – parte 3

Questo articolo conclude la rubrica dedicata al binomio viaggio-romanzo, anche perché se andassi avanti sarei costretto a svelare troppo del romanzo La Brigata della Speranza e quindi rischierei di spoilerare più del necessario e rovinare la lettura a qualcuno.
Quello che è emerso finora è che:
– fare il primo passo è sempre arduo, soprattutto se le scelte si rivelano anticonformiste e fuori dal coro;
– avventurarsi nel mondo implica incontrarsi (o scontrarsi, in base all’attitudine) con cose nuove e inconsuete.
Quello che vorrei sottolineare con i seguenti stralci è che se anche ci sono difficoltà, problemi e cose da sistemare, a volte intraprendere il viaggio è importante anche solo per incontrare persone che si riveleranno importanti, ma il passato, le cose care e quelle più buie ce le portiamo sempre appresso perché sono il punto di partenza del viaggio stesso.

Il rosone del Duomo di Siena in un mi scatto di fine 2016: lo associo sempre all’idea della copertina del libro

Il primo stralcio riguarda Siina, influenzata e accudita da Samor Niard, che la istiga a raccontare qualcosa di sé…

Il nobile rampollo tornò reggendo in mano le due scodelle di legno e le due fette di pane a coprile «Gli altri mi hanno preso in giro.» appoggiò la zuppa a terra e scrollò le spalle «Sono invidiosi di noi, immagino…»
La ragazza ridacchiò, spezzettando il pane raffermo nella zuppa «Oppure sei tu che ti sei rammollito, non credi?» sghignazzò «Se ti vedesse tuo padre a farmi da servo…» si infilò in bocca un pezzetto di pane.
«Sei di buonumore.» sollevò un angolo della bocca «Mi fa piacere che tu stia meglio: dev’essere anche merito mio, suppongo.» bevve una sorsata e poi posò sul pavimento la scodella «Qualche giorno fa mi stavi raccontando della tua famiglia…» Samor si schiarì la voce «Ti va di parlarmene?»
Siina lo sbirciò da dietro la tazza di legno «Ho due fratelli, il piccolo Julor e Ran, che se n’è andato da Trarcis da più di due anni.» sorseggiò un altro po’ di zuppa e deglutì «Poi c’è mia madre Marla e mio padre Pernjus: ti basta?» soffiò sulla zuppa e ne bevve un sorso «No, immagino di no…»
«Va avanti: mi piace sentirti parlare.» Samor riportò la scodella alla bocca, senza staccarle gli occhi di dosso.

«Da quando mio fratello Ran è partito per Dratas, ho sempre saputo che un giorno l’avrei raggiunto» Siina sospirò «Mio padre ha iniziato a farsi spavaldo e aggressivo dopo la sua partenza: aveva paura di Ran e finché lui era a casa, non osava alzare le mani su nessuno di noi, ma poi ogni occasione era buona per tornare dai pascoli. Dopo aver fatto tappa al Fischio della Marmotta, l’unica taverna che c’è a Trarcis, rientrava a casa completamente ubriaco e mia madre mandava me e Julor nel bosco a far legna o a raccogliere delle erbe, o per qualsiasi altra ragione; al nostro ritorno lei aveva sempre dei lividi e gli occhi rossi dal pianto.» ripose la tazza «Mi odiavo per non riuscire a far niente per proteggerla, ma lui era troppo forte per me.»
«Come ha preso la tua partenza?» Samor serrò la mascella.
Siina sospirò e abbassò lo sguardo «Non lo so: non era a casa per il mio sedicesimo genetliaco, quando sono partita.» scrollò le spalle «Forse è stato meglio così, altrimenti mi avrebbe impedito di andare per darmi in moglie a qualcuno del villaggio e fare qualche soldo sulla mia pelle.» spostò lo sguardo alla porta «Quella sciocca di mia madre… Le ho chiesto di venire via con me, ma non ha voluto: non so perché.»
«Capisco.» il giovane dal sangue nobile si schiarì la voce «Scusa se ti ho fatto ripensare…»
«Non devi scusarti.» Siina gli sorrise «Mi hai solo fatto ricordare il motivo per cui sono partita.» svuotò la scodella e la appoggiò per terra «Ora se non ti spiace, vorrei riposare un po’: grazie Samor.» gli sfiorò la mano e si distese, infilandosi sotto la coperta.

Capitolo XVI

Il secondo stralcio, invece, fa vedere quanto possa essere importante avere accanto amici sinceri… e di più non spoilero, anche perché ci sarebbe molto da dire su come le cose possano sembrare differenti e molto diverse dalla realtà, a un primo superficiale sguardo.

Heldis riaprì gli occhi al suono delle campane del tempio di Ouroboros che rintoccavano una litania di suoni cupi e ovattati: la giovane donna si era addormentata con la testa appoggiata alle ginocchia, sul freddo pavimento di uno dei corridoi dell’Accademia della Magia di Dratas; qualcuno le aveva gettato sulle spalle una coperta di lana. Si alzò e guardò tutt’intorno, stiracchiandosi; fece una smorfia, si sfregò e massaggiò ripetutamente le spalle e le giunture «Mi fa male tutto…» mormorò tra sé.
La porta dello studio del rettore era ancora chiusa, ma dalla finestra in fondo al corridoio da dietro i pesanti tendaggi bordeaux ricamati con fili dorati, filtrava la luce di Diesef: bussò e accostò l’orecchio al legno scuro; riprovò, trattenendo il respiro; spinse la porta e questa si aprì: nella stanza non c’era nessuno e dal pavimento era sparito il tappeto macchiato dal sangue di Siina. Heldis uscì, richiudendosi la porta alle spalle e si avviò nella direzione opposta rispetto alla finestra. Svoltato un angolo, si trovò davanti a delle scale, che conducevano sia verso il basso, sia verso l’alto: deglutì e iniziò a scendere.
Arrivò a un corridoio gemello a quello del piano superiore e si fermò, guardandosi attorno «C’è qualcuno?»
Dalla penombra uscì una piccola figura che le si parò davanti, sbarrandole la strada «Ehi: chi ti ha dato il permesso di girovagare per l’Accademia?» sbraitò lo gnomo, che le arrivava all’altezza del seno con la testa.
«Ecco, io…» la giovane donna si strinse nelle spalle «Stavo solo cercando di…»
«Smettila di parlare.» lo gnomo corrugò la fronte grinzosa «Seguimi… e fai silenzio! O sarò costretto io a farti star zitta, intesi?» le scoccò un’occhiataccia, le diede le spalle e prese a scendere.
Heldis lo seguì, portandosi una mano alla bocca a celare il sorrisetto «Come sta…» gli andò dietro per la altra rampa di scale e si schiarì la voce «Il chierico è riuscito a guarirla?»
Lo gnomo si fermò, si voltò e la fissò dal basso, portando le mani sui fianchi «Dimmi, umana: cosa c’era di poco chiaro quando ti ho detto di seguirmi in silenzio?» sbuffò e iniziò a tambureggiare col piede sulla pietra del pavimento «Allora?»
«Mi… mi spiace.» il sergente Prihav abbassò lo sguardo «È solo che sono preoccupata…»
«È viva. Sei contenta ora?» si girò e imboccò le scale per il piano inferiore «E ora sta zitta!»
Seguirono un corridoio lungo e stretto, svoltando a destra dopo una dozzina di passi, poi girarono a sinistra e infine ancora a sinistra: nonostante le gambette corte nascoste dalla lunga e pesante tunica marrone, logora e sfilacciata, Heldis respirava affannosamente per tenere il passo dello gnomo.
«Entra, ti stavano aspettando…» il mago indicò alla giovane donna una porta socchiusa; Heldis deglutì e annuì, avanzando di un passo verso la stanza «Sbrigati» sbuffò.
«Grazie…» mormorò il sergente, alzando la destra e fissando la schiena dello gnomo che se ne andava. Entrò nella camera, illuminata da un paio di finestre nella parete di fronte alla porta: davano su cortile interno in cui si scorgeva una parete simile alla facciata dell’Accademia; vi erano anche quattro globi sospesi agli angoli della stanza che diffondevano una tenue luce biancastra.
Itherel si girò verso di lei e le fece cenno di avvicinarsi «Credo che tu abbia fatto la guardia alla stanza sbagliata stanotte…» increspò le labbra «Ma penso che Siina abbia apprezzato lo stesso il tuo gesto.»

Capitolo XXIX

Parlare e raccontare del libro mi fa sempre un gran piacere, forse perché è una mia creatura in tutto e per tutto e questo mi rende orgoglioso, pur essendo conscio che si può sempre fare di meglio.
Come già anticipato, però, non proseguirò con questi articoli, in quanto mi vedrei costretto a tirar fuori anche brani che svelerebbero informazioni che non è giusto sapere prima di leggere il libro… e già questa volta qualche accenno a fatti importanti c’è, anche se ben poco distinguibile da chi non conosce la storia.
Se qualcuno avesse domande o altre curiosità, però, commenti o mail saranno ben accette e io risponderò quanto prima!

Aggiungo come postilla a questo articolo: ho caricato nella pagina delle Divinità dell’Oltremondo i disegni con i simboli (grazie ancora al prezioso contributo di Silvia, che ha fatto un ottimo lavoro), in modo da abbellire anche esteticamente le pagine del sito.
Ora sto valutando, visto che ha rinnovato la sua disponibilità, dove poter ancora intervenire, anzi, la butto lì: visto da fuori, cosa manca a questo sito? Magari mi attrezzo e ci posso lavorare…

2 pensieri su “Viaggio e Romanzo: un binomio naturale – parte 3

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