I racconti di nonna Mery

Visto che questo sito nasce con l’intento di far conoscere l’ambietnazione di Sphaera anche a coloro che non hanno letto il libro (vi ricordo che fino a sabato 18 c’è una promozione sulla versione ebook – trovate tutte le info nell’articolo Leggi che ti passa) ho pensato di lasciar trapelare qualche altra voce in merito alle vicende che si svolgono nel romanzo La Brigata della Speranza e che potrebbero, spero, intrigare a proseguire nella lettura, ma soprattutto perché vorrei che si cogliessero i tanti temi che sono trattati nel libro.
Qui siamo ancora all’inizio del viaggio di Siina e lei non ha ancora ben chiaro cosa le potrà accadere una volta raggiunta Dratas e la Brigata…

Mery masticava tenendo gli occhi scuri piantati in quelli azzurri di Siina. Inghiottì il boccone: «In molti da queste parti conoscono il capitano Dalàvia, ragazza. È passato da Arielnor due mesi fa e da allora non l’ho più visto. Doveva andare sul monte Kehill a caccia di orchi.» si volse verso Nahua «Non gliel’avevi detto?» di nuovo a Siina «Mi aveva promesso che sarebbe passato finita la missione.» la ragazza si lasciò andare contro la parete e le sue mani ora artigliavano il tavolo.
Il sergente abbassò lo sguardo, grattandosi l’ispida barbetta castana «Non potevo parlarne con nessuno. Avevo degli ordini.» si schiarì la voce «Non sappiamo ancora cos’è successo.» Siina si spostò scivolando sulla panca e si alzò, ma lui le afferrò il polso, stringendo fino a farla sussultare «Mi hanno mandato sul monte Pelcal, dove è stato visto tuo fratello l’ultima volta, ma non ho trovato che i segni di uno scontro e cadaveri dei pelleverde, null’altro.» Nahua lasciò la presa.
Siina lo fissò dall’alto, fremente e col volto contratto dall’ira «Perché me lo racconti solo adesso? Non sta bene disubbidire agli ordini, sergente Krast. Io non…» si afflosciò sulla panca, paonazza, con i lineamenti stravolti dalla rabbia e lo sguardo fisso sul tavolo, a pugni stretti.
Le parole di Mery furono pacate «Ragazza, i soldati fanno quello che gli viene ordinato e rendono conto solo ai superiori.» l’espressione della donna si addolcì «Senza gente come tuo fratello adesso saremmo cibo per i vermi per colpa di quei pelleverde: devi essere fiera di Ran, di Nahua e di tutti gli altri che combattono nella Brigata.»
Siina annuì, gli occhi azzurri erano velati di lacrime; si sfregò il polso arrossato dai segni delle dita di Nahua. Si schiarì la voce «Ho… ho bisogno della latrina.» si alzò e tenne lo sguardo su Mery.
L’anziana le indicò la porta accanto ai giacigli «È di fianco al capanno.» puntò l’indice sulla mensola accanto all’uscio «Meglio che ti porti la candela, o rischi di cadere e farti male.»

«Dimmi dei traditori.» Siina appoggiò la schiena alla sponda e incrociò le gambe, col mantello a farle da coperta.
Nahua stava con le gambe ciondoloni fuori dal carro e fissava la strada che si lasciavano alle spalle «Non so di preciso come spiegare, ragaz…» si girò verso di lei e si schiarì la voce «Volevo dire… Siina» lei gli sorrise e gli fece cenno con la mano di continuare «Negli ultimi mesi le incursioni degli orchi sono state quasi sempre in zone prive di truppe. È stato impossibile fermare gli attacchi dei pelleverde: tanti villaggi sono stati bruciati e gli abitanti uccisi.» sospirò, riportando lo sguardo alla strada «Una volta fatta la razzia, fuggono sui monti e fanno perdere le tracce, con bottini magri. È strano: una volta erano le cittadine e i borghi i loro bersagli preferiti, dove c’è più ricchezza.» si passò le dita tra i capelli «Come ti avrà raccontato tuo fratello, la Brigata della Speranza è fatta di volontari: qualcuno più sveglio di me mi ha spiegato che questo non piace a una parte degli abitanti del Keldetuir, sarebbe meglio dire a qualcuno dei Saggi. Gira voce che una parte di loro vuole dichiarare la Brigata fuorilegge e farci sparire da Dratas e dalle altre città per mettere al nostro posto un esercito confederale agli ordini del Senato. Altri mi hanno spiegato che il clero di Ouroboros ha problemi con i nostri comandanti.» il carro sobbalzò prendendo una buca e Nahua restò aggrappato grazie alla prontezza di Siina che lo afferrò per la spalla «Grazie.» sospirò e si passò una mano sulla fronte «Ebbene, da quel che ho capito io, per ora nessuno riuscirà a toglierci di mezzo: la gente delle nostre città si fida di noi e non vuole qualcuno che arriva da fuori. Ma se le cose peggiorano, allora sì che sono guai.» Nahua arricciò le labbra e abbassò la testa.
«Non capiterà, ne sono certa» Siina carezzò il braccio del sergente «Quindi se tu dici che ci sono dei traditori, allora complottano coi pelleverde, giusto?» Nahua annuì «Qualche comandante della Brigata?»
Il sergente assentì di nuovo «Sono loro a sapere dove si trovano le truppe: questa è l’unica spiegazione.»
L’andatura del carro si era fatta sostenuta e anche il rumore divenne più forte: Nahua spostò un altro sacco e si accomodò vicino a Siina «Di una cosa sono sicuro: il nostro colonnello non c’entra. Lo vedrai coi tuoi occhi.»

La Brigata della Speranza, estratti dal capitolo II

Ho scelto questi brevi scambi perché entrambi, in un certo senso, parlano di tradimento ed essendo anche molto vicini tra loro, potevano anche dare una maggior comprensione di cosa bolla in pentola nella valle di Dratas.

Mery Brufor… o come l’ho immaginata io – Old Woman study by MariusBota

Ma a proposito di cosa bolle in pentola (capirete leggendo…), perché vi sto dicendo tutto ciò?
Ebbene, è mia intezione pubblicare delle storie ex-novo su alcuni dei personaggi del libro (come ho già fatto, in maniera un po’ differente per Nisuab Minphus) e la prima è proprio quella a cui si fa cenno a fine brano: il colonnello Hattaia Hope, di cui avete visto un ipotetico ritratto nell’articolo I miei personaggi.
E Mery Brufor, cosa c’entra in tutto ciò?
Beh, lei è un po’ la nonna che ci racconta queste storie e quindi dovrete stare seduti accanto a lei per ascoltarla parlare di tutti questi grandi nomi che sono passati anche da casa sua per farsi offrire una scodella di zuppa (che vi dicevo?) e magari scopriremo anche qualcosa di più sul suo conto.
Che ne dite? Se l’idea vi piace, mettetevi comodi, perché sembra che la vecchia Mery stia proprio tornando verso casa…

Mancava un giro di clessidra a mezzogiorno e Mery Brufor stava tornando dal mercato di Arielnor, con la schiena ingobbita e la cesta infilata sottobraccio: spuntavano carote, porri e qualche gambo di sedano. Appena svoltato nel vicolo di casa sua, un gruppetto di ragazzini le si parò davanti, iniziando a saltellare nella strada costellata di pozzanghere, schizzando fanghiglia a ogni balzo.
«Signora Brufor, signora Brufor: ci raccontate una storia?» la piccola Geldias le sorrise, mettendo in mostra l’unico incisivo che le era spuntato «Staremo buoni stavolta… Promesso!»
L’anziana donna si grattò la fronte rugosa e socchiuse gli occhi; con un movimento repentino afferrò il mento della bambinetta e le parole uscirono come un sibilo «Stai attenta, piccola peste: se mi stai mentendo come fai di solito, finisci a bollire anche tu nella zuppa: questo te lo prometto io…» sogghignò, e tutti gli altri marmocchi la imitarono, tranne Geldias, a cui erano venuti i lucciconi agli occhi e il labbro inferiore aveva iniziato a tremarle «Avanti, razza di mocciosi e tu…» scompigliò i biondi capelli impiastricciati della bambina «… non ti azzardare a frignare, altrimenti niente storia.» Geldias annuì, abbozzando un sorriso, mentre l’anziana apriva la porta «Entrate, ma non fatemi pentire di avervelo permesso.»
Mery iniziò ad armeggiare con il paiolo, mentre i ragazzini si accomodavano a gambe incrociate, formando un semicerchio davanti al camino «Raccontateci del capitano Hope…» fu Nedtheral, il piccolo dalle orecchie affusolate, a prendre la parola, tra i cenni d’assenso degli altri monelli, mentre Kaphlad, il più cicciottello della comitiva si leccava le labbra fissando il pentolone.
«Ora è colonnello, razza di piscialletto che non siete altro» sbuffò, mentre tagliuzzava le verdure e le gettava nell’acqua che sobbolliva «… e poi ve l’ho già raccontata almeno una dozzina di volte!»
«Ancora, ancora!» reclamarono in coro, accompagnando le parole con le manine chiuse a pugno per aria.
«E va bene…» sospirò, intingendo il dito adunco nella pignatta prima di portarlo alla bocca «Ci siamo» si voltò e si sedette su uno sgabello «Dovete dunque sapere che…» gli occhi di tutti i marmocchi erano puntati su di lei, con le teste appoggiate sui palmi delle mani e le labbra socchiuse…

… il resto lo trovate tutto qui: Hattaia Hope. Buona lettura!

32 pensieri su “I racconti di nonna Mery

  1. Fantastico racconto!!! Adoro la parte della signora Mery che racconta le storie, è davvero emozionante, mi ricorda me da bambina quando aspettavo i racconti dei mei zii, mi sono rivista molto nei ragazzini che aspettano i suoi racconti! ❤

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    1. Mi fa piacere: l’effetto che volevo ottenere era proprio questo salto nel passato per quanti di noi hanno avuto la fortuna di avere qualcuno che le/gli ha raccontato delle storie.
      Con me lo faceva mia nonna e io, come i pischelli descritti, le chiedevo sempre le stesse! 😀

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      1. Anch’ioooo!!! 😍 adoravo i racconti dei tempi passati, rimanevo ore ed ore ad ascoltarli, e mi emozionavo sempre, ti confesso che avvolte anche ora che sono “cresciutella” voglio sapere ancora dei tempi in cui sono vissuti i miei zii e zie, mi incuriosisce molto il passato non essendo vissuta in quei tempi!
        Grazie mille per aver pubblicato questo bellissimo racconto pieno di emozioni, mi ha fatto rivivere i momenti meravigliosi della mia infanzia! ❤

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  2. io oltre ad ascoltare i racconti che si facevano in mia presenza origliavo ciò che si dicevano nonna zie e mamma; riprendevano spesso storie a loro volta udite , ma ogni volta si aggiungeva un aneddoto prima andato perso, fingevo di giocare o disegnare, inrealtà ero attenta alle loro voci che provenivano dalla stanza vicina. Buongiorno Alessandro

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    1. Buongiorno Daniela: noi (ti ci metto dentro) che siamo cresciuti in un mondo senza internet, con la TV accesa ben poco e con il rituale del “filòs” (il pettegolezzo alla sera, su una panchina… poi immagino che territorialmente ci fossero prerogative diverse, ma simili) quello era uno dei principali momenti di intromissione nel mondo dei grandi e che ci permettav di carpire cose di cui eravamo ancora esclusi…
      E sì, ad ogni ripetizione crescevano i dettagli e le informazioni della storia. 😀
      Buongiono Daniela!

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      1. purtoppo a parte mio padre la memoria storica di famiglia non ha altre fonti, e spesso m chiede conferma di quanto occasionalmente gli riaffiora dalla memoria… il tempo disperde, quanto sarebbe bello se avessi avuto la buona idea di annotarmi tutto già da bambina, compresi ovviamente i racconti di guerra di mio nonno…sai che tomo! 🙂

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      2. ahahah poveri loro!! preferisco i vecchi metodi per riportare in luce …vabbè magari si divertiranno a leggere le mie stronzate ammesso che io non intervenga in extremis con un erase prima di estinguermi

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    1. Grazie! Era un po’ che ci stavo “strolicando” su quest’idea e finalmente ho trovato tempo e modo di metterla nero su bianco. Un po’ alla volta ne arriveranno altre di storie, visto che le nonne sono pozzi senza fondo in quanto a pettegolezzi! 😉

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