Danza orchesca dell’eroe

Il testo, originariamente nell’elegante e musicale poetica orchesca, di cui gli umani e le altre razze cosiddette civilizzate hanno perso da tempo ogni memoria, è stato riportato e tradotto in linguaggio comune da un mercante che era solito, ignorando le convenzioni delle valle di Dratas, frequentare le tribù stanziate sui monti Queqinavera e commerciare con loro.

Oggi vi narrerò la storia di Grishnakh, figlio di Grishnakh, capo della tribù dei Cercatori di Vita, il più antico e nobile dei clan degli Enhorgehesh* dei monti Queqinavera.
Era la stagione in cui le bacche maturano sui rovi e i maschi dei cervi hanno ampi palchi, ma quell’annata, la terza dopo la decima da che Grishnakh era a capo della tribù, era stata grama e misera, perché una grave pestilenza aveva decimato i guerrieri più forti e reso alcune gestanti sterili e infeconde.
Lo stesso Grishnakh, padre di Grishnakh, era ormai a un passo dal tornare a rendere il giusto onore alla Leonessa Sanguinaria, colei che ci donò zanne per spolpare i nostri nemici e braccia robuste per schiantarli con le nostre armi.

Fu così che Grishnakh, figlio di Grishnakh, chiamò a sé i più valenti guerrieri e li condusse a valle, dove gli umani e le altre genìe a loro affini aveva rubato da tempo immemore le lande destinate alla caccia di noi prescelti di Sadqameth.
Il villaggio era misero e risibile, ma la fame e la disperazione aveva condotto i nostri guerrieri a doversi confrontare con un viaggio rischioso in cui avrebbero potuto perdere la vita ad opera degli uomini-di-ferro-a-cavallo, contro cui le nostre armi poco valgono.
Alcuni dei loro erano partiti con le greggi di pecore-cornute, ma altro bestiame e scorte attendevano le bocche di quanti gemevano per la fame ormai da troppi cicli di luce e buio.
L’alba stava per giungere e i guerrieri guidati da Grishnakh, figlio di Grishnakh, avevano attorniato il posto: il capo diede l’ordine e vennero battuti i tamburi e soffiato nei corni: gli esseri della valle temono questi suoni che a noi Enhorgehesh infondono forza e risolutezza, ma uno di loro, forse uno di quelli al servizio degli uomini-di-ferro-a-cavallo, aveva uno strano tubo di ferro e se la portò alla bocca, producendo un sibilo così ignobile che tutti dovettero tapparsi le orecchie per non sentire quel lamentoso stridio.
Fu sempre quell’umano, gracile con un fuscello, che montò su una cavalla zoppa per andare a chiamare i nostri acerrimi nemici, ma Grishnakh, figlio di Grishnakh, aprì il petto della bestia e insieme ai suoi compagni si abbeverò del sangue dell’animale e ne mangiò il cuore, mentre quel cavaliere-non-di-ferro correva di nuovo tra le case come un coniglio braccato nella sua tana.
Capirete qual sorpresa fu per i nostri guerrieri ritrovarsi di fronte quella parvenza di umano con in mano un pezzo di ferro spuntato e arrugginito, assieme ad altri della sua schiatta, pronti a ingaggiar duello tra i vicoli puzzolenti di quel posto dimenticato dalla dea. Eppure, questi si batterono fieramente, ma vennero sopraffatti e circondati.

Grishnakh, figlio di Grishnakh, tributò loro la danza onorifica con le strofe della canzone dell’eroe di tutti i Enhorgehesh, per celebrare la loro fierezza, ma una femmina di quegli umani, con quello strano tubo ricurvo, soffiò di nuovo e stordì i guerrieri col suo latrato: Grishnakh, figlio di Grishnakh, le corse incontro per porre fine a quel suono straziante che faceva loro scoppiare la testa, ma riuscì solo ad avvicinarsi a fatica, sopraffatto dal dolore che gli faceva sanguinar i puntuti orecchi;  questa femmina, per tutta risposta, lo colpì con una strana arma, piatta e fatta di ferro, spaccandogli una delle zanne, fierezza e vanto del capo dei Cercatori di Vita.
Assordati dal lamentoso suono, i guerrieri non avevano udito i corni degli uomini-di-ferro-a-cavallo che erano sopraggiunti di gran carriera a quel villaggio e così, Grishnakh, figlio di Grishnakh, perì combattendo fieramente al fianco degli altri della sua tribù, mentre Grishnakh, padre di Grishnakh, moriva nella sua grotta, circondato dagli sciamani, che non erano riusciti a tenere in vita il vecchio capo, ormai infetto dalla malattia che stava falcidiando il nostro valoroso e fiero popolo.

Questa è la storia di quando gli Enhorgehesh resero onore agli umani con la danza dell’eroe e questi li uccisero tutti senza pietà, lasciando in vita solo mio padre e un paio di altri giovani, che erano riusciti a recuperare qualche provvista da portare ai nostri consanguinei; al suo ritorno, mio padre, venne eletto nuovo capo della tribù col nome di Mauhagr, figlio di Mauhagr, di cui io porto fieramente il nome.

Alessandro Gianesini

* Orco-Valoroso, in lingua aulica


Dedicato a una gnoma sognatrice e alla sua figlioletta che adora le storie coi mostri
e a un orco che va pazzo per i serpenti che si mordono la coda!

In copertina: Orcs by tab109 (fonte DeviantArt)

53 pensieri su “Danza orchesca dell’eroe

    1. Grazie mille! In realtà avevo pensato anche di farne una terza (il marito di Mery, che aveva promesso di raccontare la sua visone della storia), ma questa è stata molto divertente e, da un certo punto di vista, epica.
      E’ un bell’esercizio, aiuta ad affrontare la storia da un’angolazione differente 🙂

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    1. Mi è venuta in mente pensando a come gli inca (mi pare di ricordare) vedessero i primi conquistadores spagnoli. Non vanno a cavallo gli orchi, dovevo trovare un’espressione che li definisse e la rendesse coerente col loro linguaggio.

      Anche le pecore cornute (invece delle capre) hanno seguito la stessa logica! 😀

      Piace a 1 persona

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