Petrarca – 1 di 6

Sabato 12: il risveglio

Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,

Cazzo, i carabinieri: e ora che faccio?
Nessuna pianta, nessuna stradina, Cosa mi è saltato in mente? Ok, mi giro e faccio finta di niente. Merda! Mi hanno visto…

La luce del mattino entra dalla tapparella rimasta aperta e mi trafigge le palpebre: mi giro dall’altra parte, ma la mia faccia finisce nei suoi capelli biondi: hanno un buon profumo e io me ne riempio i polmoni.
«Ehi, che c’è?» ha la voce impastata e si dimena un po’.
«Niente, sta, tranquilla.» la bacio dietro l’orecchio e mi alzo «Tu continua pure a dormire.» anch’io ho la bocca impastata e la bottiglietta d’acqua sul comodino è vuota.
Che razza di sogno era? Petrarca? La quarantena?
Vado in bagno e mi lavo la faccia. E perché l’ho fatto? Perché l’ho baciata? Nemmeno ricordo il suo nome…
Mi stiracchio e mi metto a pisciare, sbirciando fuori dalla finestra: è sabato ed è l’alba, praticamente. Che cazzo ci faccio già in piedi? «Alice!» sorrido trionfalmente; lo scrollo e lo rimetto nei boxer. Sì, il nome è quello… forse.
Mi rilavo le mani e vado in cucina. Accendo la macchinetta e mi faccio un caffè: c’è la sua borsetta sul divano. Mi guardo intorno come se fossi un ladro, ma alla fine ci guardo dentro: telefono, agendina, chiavi della macchina: ecco il portafogli!
Come fa a starci tutta ‘sta roba in una borsetta così piccola? C’è pure la mia cravatta, ma se la tolgo, poi, se ne accorge che ci ho guardato dentro e magari mi fa una scenata. Fa niente: se se la tiene, me ne comprerò un’altra.
La carta d’identità conferma: Alice. Alice Quintana: ma che razza di cognome è?
Rimetto tutto com’era e torno in camera da letto.

Mi spiace svegliarla, ma già ho fatto un’eccezione a farla dormire qui: non era certo in grado di guidare dopo ieri sera. E poi dicono che sono un bastardo… ho fatto in modo che non si ammazzasse e sono fiero di me. Certo, avrei potuta riaccompagnarla e tornare a piedi, oppure riaccompagnarla e poi ritornare a casa con la sua auto, ma questo mi costringeva a rivederla. Un bel pasticcio. Ormai è fatta. Però è bello guardare le sue tette che si alzano e si abbassano a ogni respiro.
Sì, certo: a chi la racconto? Sto solo temporeggiando. Non ci credo nemmeno io a… Hai finito? Basta con questa sceneggiata: se ne deve andare!
Mi chino accanto al letto e col dito le sfioro i capelli e glieli levo dalla fonte per poi baciarla; lei sorride senza aprire gli occhi.
No, non posso. Un idiota, ecco cosa sono. È ora che se ne vada, meglio per entrambi.
«Alice?» le sfioro il nasino e le bacio pure quello; mi risponde con un “Mhmm”. Scuoto la testa e guado il soffitto.
«Alice, tesoro» le sussurro all’orecchio «Non vorrai farti trovare qui quanto torna mia moglie, vero?»
Spalanca gli occhi e si mette a sedere, tirandosi su il lenzuolo a coprirsi le tette; se non fosse che la sto cacciando, tornerei a letto con lei: non so se è stata la migliore scopata, ma era da un po’ che non me la spassavo così.
«Tua… tua mo… moglie?» balbetta, sbattendo le palpebre e inizia guardarsi attorno.
«Sto scherzando, tesoro.» le sorrido e ammicco «Avresti dovuto vedere che faccia…» mi lancia una scarpa tacco dodici e per poco non mi prende in un occhio «Ehi, ma sei impazzita?»
«Sei uno stronzo.» mi ringhia contro nell’alzarsi «Solo uno pezzo di merda fa di questi scherzi.» si china a raccogliere il reggiseno «Girati, non voglio che mi guardi!»
Ahia, l’ho fatta incazzare e un po’ mi spiace, ma la scena è comunque divertente, così mi allungo, afferro le sue mutandine di pizzo bianco «Posso tenere almeno queste come ricordo?» sghignazzo e schivo il suo slancio per venirsele a riprendere.
«Ridammele! Sei proprio uno stronzo, sai?» ma io faccio di no con la testa, tenendole lontane dalla sua portata, quindi si mette a battere i pugni sul mio petto, e sembra che abbia le lacrime agli occhi «Sì, sei proprio uno stronzo.»
Mi insulta a ogni colpo e sento che singhiozza: il rimmel le cola lungo le guance.
Lascio cadere per terra il suo intimo e le blocco i polsi «Sono uno stronzo, hai ragione, ma posso sempre farmi perdona…» mi assesta una ginocchiata nelle palle che mi toglie in fiato. Mi accascio boccheggiante.
«Tienitele pure…» si riveste davanti a me senza rimettersi le mutandine «Però stasera, quando torno, le voglio lavate e stirate come si deve, stronzo!» mi appoggia il piede sulla spalla e sotto la gonna corta si intravede la peluria della sua vagina «Capito, stronzo?» annuisco e lei mi spinge indietro, facendomi finire lungo e disteso «Stasera vedi di farti perdonare» mi scavalca e io riesco a dare un’altra sbirciata «oppure te li ritrovi in gola, i coglioni.»
Due volte di seguito con la stessa? Alice.
Mi sto rammollendo, è così. Però Alice…
Idiota, sono solo un idiota. Alice Quintana: che cosa mi hai fatto?

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160 pensieri su “Petrarca – 1 di 6

      1. Ok ho capito devo attendere. Quando la sera torno da lavoro cerco di darti un’occhiata😃😉. Perché da domani inizio a lavorare per cui non condividerò tanto ma seguirò la sera il tutto quindi abbi pazienza se scomparirò per un po’😉.
        Speriamo che mi vada tutto bene

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      1. No, ma io intendevo l’anagramma di Quintana!!!

        Kmq, puoi titolare l’intera opera in 6 puntate “Dell’amor Scortese”.

        Prevedo un poeta stilnovista per ogni storia.

        Non vorrei spoilerare però.

        😅😅😅

        Piace a 2 people

      2. Ah, non avevo capito (non è insolito, ma lo dico, così uno si regola).
        Comunque mi sfugge ancora Katana in tutto ciò… e anche l’anagramma di Quintana, a dire il vero. 😀

        Però se è un unico racconto in sei puntante, non può avere 6 titoli diversi, altrimenti… sì forse può, ma non in questo caso.

        Ti giuro che saranno tutti e 6 Petrarca! 😛
        E domani mattina ne avrai conferma! 😉

        Piace a 1 persona

    1. Ti ringrazio: hai la fortuna di poterli leggere tutti di fila (si capisce anche meglio la storia); in alternativa, nell’articolo di oggi c’è un pdf del racconto per intero. 🙂

      Alla fine, mi dirai se ti è piaciuto anche il resto! 😀

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