Petrarca – 5 di 6

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Sabato 12: l’attesa

Io la chiamo! No, no, no: così non va bene. Che si fotta lei, quel suo bel culetto e anche quelle stracazzo di mutandine.
Ma eccole lì: me le trovo davanti, appese sotto il portico con due belle mollettine colorate, pronte a oscillare alla più lieve brezza e mi si annulla la salivazione. Proseguo a falciare l’erba del giardino, ma ogni tanto ci butto un occhio.
«E devo anche stirargliele?» mi tasto le palle, che mi fanno ancora un po’ male, ma se penso a lei sto pure peggio.
La bottiglia di vino bianco è in frigo che mi aspetta: sarebbe facile scolarmela tutta e farmi trovare ubriaco, ma non è così che voglio che vada. Sì, un bicchiere lo devo bere, ma d’acqua, o qui va a finire male. Fa un caldo boia e sto sudando: sta andando tutto di male in peggio e se poi mi metto anche a bere è finita.
«Ciao Andrea.» la figlia del vicino di casa mi sorride mentre scarica la spesa dal baule «Collezionismo?» guarda gli slip di pizzo in bella vista «O c’è qualcosa di te che non so?» ridacchia.
«No, è che sono finite per caso in lavatrice e…» faccio spallucce, ridacchiando; lei annuisce con un’espressione divertita. Sì, sarebbe una bella… No, no: troppo vicina.
E poi suo padre va a caccia e ha dei fucili: meglio non rischiare di farlo incazzare.

Chissà che intenzioni ha, Alice: di sicuro vuol scopare, sempre che là sotto mi funzioni tutto a dovere dopo stamattina. Potremmo anche uscire…
Mi schiaffeggio: che cazzo sto dicendo? Non è la tua fidanzata, idiota: che c’entra uscire? Al sabato escono le coppie, non quelli che vogliono solo trovare una da portarsi a letto. E di certo non con quella della sera prima.
Però! Sto migliorando: non ho pensato alla parola scopare.
Il telefono vibra, messaggio di Alice: “Ricordati: niente doccia”.
Mi annuso l’ascella pezzata e storco il naso: non è proprio il massimo della vita, ma se quella si accorge che ho barato è capace di strapparmeli, i coglioni, stavolta. Ma che problemi ha?
Sono ridicolo, lo so: stamattina me lo sono meritato e ora sono io a dare della psicopatica a lei?
Continuo a non capire perché non riesco a togliermela dalla testa, ma ormai il danno è fatto, tanto vale rassegnarsi.
“Ok, niente doccia!” rispondo con una faccina ammiccante “… ma poi non lamentarti se puzzo.” Ammiccante, con tanto di linguaccia.
Che cos’è? L’asilo? Nemmeno allora facevo le linguacce: mi ci metto ora a quasi quarant’anni?
Vabbeh, però la maglietta me la cambio, su questo non ha detto niente. E rido da solo della mia brillante intuizione.

«Ecco, ora sono perfette.» osservo soddisfatto il mio lavoro: stirare non è mai stato il mio punto di forza, ma me la son sempre cavata e un paio di mutandine è una passeggiata. Però le riavrà solo se accetta di uscire con me un’altra volta.
Oh, ma che cazzo vado a pensare? Una scopata, l’ultima e poi basta: sotto la doccia, se ci tiene tanto, ma non la voglio una fottutissima storia!
Sì, certo continua a prenderti in giro: coglione! Delle altre mi ricordo a malapena il nome, ma di Alice so persino il cognome, ormai. Quintana: fa schifo, ma lo ricordo lo stesso.

Contino a guardare l’orologio: sono le sette meno dieci e lei ha detto che per le sette sarebbe stata qui. Si è anche fatta mandare la geolocalizzazione, per essere sicura di ritrovare la strada: che scemotta!
Di bene in meglio: siamo già ai nomignoli? Eh, sì… e poi mi lamentavo di Giulia: almeno lei non mi ha mai dato ginocchiate dove non batte il sole.
Torno in bagno: sono pettinato decentemente? Sì, dai. La maglietta è pulita e anche i pantaloncini di cotone. Se tutto va bene, tanto, non ci sto molto con questa roba addosso. Sorrido, pregustando già i suoi baci.
Come i baci? I baci? Ma che m’è venuto in mente?
Le mutandine di pizzo sono sulla penisola con tanto di fiocchetto rosso di un vecchio regalo di Natale: ho sempre saputo che prima o poi mi sarebbe servito, ma non avrei mai pensato che fosse per questo.
Il campanello suona e io sto già sudando freddo.
«Ciao Andrea…» mi guarda da capo a piedi e si mette a ridere.
«Ciao» E ora che cazzo ci fa qua Giulia? «Che ci fai da queste parti?»
«Non si può più far visita a un amico?» com’è che sembra che voglia entrare e fare chissà che? «Sai che un po’ mi mancano le nostre discussioni, in nostri scontri fisici…» mi fa scorrere il dito sul petto e lo punta proprio lì «… e la settimana scorsa, quando ti ho rivisto, ecco, io…»
Sbatto le palpebre, non riesco a seguire, anzi, sì. Però così non va bene, no! Perché proprio oggi?
Il telefono vibra «Scusa un istante.» un nuovo messaggio da Alice “Arriverò qualche minuto in ritardo: sono dovuta tornare a casa a prendere una cosa” emoticon con l’ok e torno a fissare Giulia «No, guarda, non è il caso che…» lei si slaccia lo spolverino e sotto ha solo un completino intimo: nero e sexy. E trasparente. Sembra più bella del solito. E mi sorride pure, per rincarare la dose.
«Sei sicuro che non vuoi farmi entrare?» si porta l’indice alla bocca e mi fissa «Cos’è? Non ti funziona più?» me lo sussurra, carezzandomi il cavallo dei pantaloni.
Faccio un balzo all’indietro «No, guarda, non è serata: devo anche farmi una doccia e poi…» deglutisco «No, Giulia, lo sai che non mi tirerei indietro, ma oggi no, ti prego…» distolgo lo sguardo oppure rischio di non mantenere la parola: ho già l’uccello in tiro e si nota anche con le mani davanti.
«È per… Alice?» infierisce Giulia «Dai, non fare l’idiota: ne trovi altre mille meglio di lei, lo sai anche tu. Me, per esempio.» ammicca con fare sornione, passandosi la lingua sulle labbra.
La fisso negli occhi: che diritto ha di parlar male di lei? «Vattene Giulia, l’hai detto anche tu che tra noi non può funzionare.» le richiudo il soprabito «Non è serata, davvero!» aggiungo addolcendo la voce «E comunque Alice… Beh, non dovresti parlare così delle tue amiche, sai?»
Lei scrolla le spalle ed esce «Non sai cosa ti perdi.»
«Sì che lo so.» mormoro tra me. Lo so benissimo e ho scelto io di perderlo. È stata una delle poche decisioni sagge della mia vita. Richiudo la porta e prendo un gran respiro.
Per fortuna Alice è in ritardo: come gliel’avrei spiegata altrimenti, una cosa del genere?

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100 pensieri su “Petrarca – 5 di 6

  1. …. non deludermi con un finale banale e scontato perché scrivi proprio bene ed io, anche non sapendo gli antefatti mi sono già appassionata a questa storia …ma non la voglio sdolcinata per la serie ‘l’amore trionfa sempre’, questo te lo dico subito !!!

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  2. ho il sospetto che tu sia un po’ condizionato dai tuoi fruitori 😀 😀 😀 ehhhhh la vexata quaestio della libertà creativa risulta un po’ strozzata dalla sua aspirazione a mantenersi nel tempo ma proprio questo suo mantenersi dipende dalla soddisfazione di altri: …. e tacere più non posso, ecco uscir dal tabernacolo un altro paradosso!! 😀 😀 😛 😛

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      1. ma come no???!!!! 👨‍👨‍👦‍👦👨‍👨‍👧‍👧👨‍👨‍👧‍👦👨‍👨‍👧‍👧👩‍👦👩‍👦‍👦👩‍👧‍👧👨‍👧‍👦👨‍👩‍👧‍👧👩‍👩‍👦👨‍👩‍👦‍👦👨‍👩‍👧‍👦👨‍👩‍👧👪 vengo anch’io!!!!

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  3. Che problemi ha AQ?
    Mi chiedo invece che problemi abbia AG, a cominciare dal fegato che non deve essere messo tanto bene…
    Anche lei beve, certo, ma il fatto che non regga l’alcool a lungo rivela che il suo metabolismo funziona ancora abbastanza bene.
    AG invece mi pare che beva troppo.
    🙂

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      1. Sì, ma mi riferivo soprattutto alle conseguenze sul suo stato di salute. Ha osservato una volta un medico saggio che se James Bond tracannasse davvero tutti quei vesper martini, col cavolo che potrebbe fare la spia, e anche a letto sarebbe un disastro 🙂

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