Emozioni – La rabbia

«Cos’hai da guardare, ah? Tutte le mattine, alla stessa ora ti trovo qui con quella tua faccia da idiota che mi guardi come se non avessi capito un cazzo della vita: ma chi ti credi di essere?
E poi che cazzo ridi quando ti parlo? Una volta o l’altra ti pianto un pugno su quel naso, che nemmeno tua madre ti riconoscerà quando avrò finito.
Niente, allora non capisci! Ti devi levare dalle palle, non mi interessa chi sei o cosa fai: non voglio più rivedere il tuo brutto muso. Fuori dai coglioni, sciò!
Guarda, ora mi sto davvero innervosendo, se hai qualcosa da dire, dillo e in fretta, perché io sono una persona calma, pacata e tutto il resto, ma quando uno mi prende di mira come stai facendo tu, allora divento una bestia e mi incazzo sul serio. Credo che nessuno mi abbia mai visto davvero incazzato, e tu potresti essere il primo: che culo! Però non so se dopo sarai in grado di andare a dirlo in giro, sai? Servirà la scopa e la paletta per raccogliere tutti i pezzi di quel tuo faccione di merda che ti ritrovi.
Mi dici che cazzo vuoi dalla mia vita? Me lo stracazzo dici una buona volta? No, non mi piace la tua faccia, non mi piace come mi guardi e non mi piace come ridi di me, perciò ora ne ho davvero pieni i coglioni: o ti levi, o ti spacco la faccia… e non è una minaccia.
Vedi? Mi sto tirando su le maniche: ti conviene iniziare a scappare finché sei in tempo, o questa è l’ultima volta che vedranno in giro, pezzo di merda!
Allora l’hai voluto tu…»

Il sangue gocciolava dalla mano. Lo specchio era a terra, in frantumi.

Alessandro Gianesini


Paint it, black – The Rolling Stones

Consulenza artistica e musicale: Camelia Nina

In copertina: dipinto di Thomas Mustaki, pittore noto per le sue rappresentazioni della rabbia

125 pensieri su “Emozioni – La rabbia

      1. Con-v-essione
        Posted on 13 marzo 2017 by Camelia Nina

        Tra osservante e osservato, solo un riflesso chiamato realtà.

        (Immagine in evidenza: J. Van Eyck, Ritratto dei coniugi Arnolfini – particolare specchio, 1434, olio su tavola, National Gallery, Londra)

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      1. Beh, oltre a “verde di rabbia” anche il nero è un colore che ben si sposa a come si vede il mondo quando si ha un accesso di rabbia. Nello specifico è come se la luce spegne si spegnesse e quindi tutto diventa nero.
        E poi, il testo della canzone, pur non essendo un brano così aggressivo (almeno per i miei standard) mi fa proprio pensare alla rabbia che prova nel vedere tutto bello interno a sè. No, non ci vedo tristezza, ma rabbia, in questa visione.

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      2. Diciamo che essendo il primo, forse è stato anche il più impulsivo (e quindi un po’ rabbioso!), ma magari Nina ci ha visto anche qualcosa oltre alla mia spiegazione.
        Dovresti sentire se lei ha qualche altra motivazione per la scelta/suggerimento che mi ha fatto. A me è comunque sembrata molto azzeccata, ma è comunque una cosa molto personale e quindi può cambiare da persona a persona, sicuramente. 🙂

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      3. Non c’è dubbio.
        La mia era una semplice curiosità. Personalmente sono convinto che la musica non possa “esprimere” altro che sé stessa. Qualunque significato extramusicale si voglia attribuire a una composizione non è altro che una sovrastruttura. Dipende da una congerie di fattori diversi, quasi tutti di natura personale,

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  1. un dialogo che mi piace molto tra se stessi per mezzo di uno specchio… oggetto emblematico e “dirompente”, guardarsi allo specchio di primno mattino, magari dopo una notte complicata fa sempre afiiorare quella parte di noi che vorremo rimanesse nel buio” bravo

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  2. Bello il racconto e anche bella l’idea d’umore musica e dipinto. Credo che questo sia il futuro. Pure io sto lavorando nella stessa direzione. Il più è trovare il modo per costruire contenuti audio digitali senza spendere una fortuna. Comunque bel rcvonto

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    1. Grazie mille! Inizialmente c’era solo l’idea del racconto, ma poi la parte musicale l’ho trovata subito interessante e integrabile… poi ho pensato anche alla parte pittorico/visiva. Un po’ improvvisata, ma comunque significativa.

      Con i contenuti digitali di un blog è tutto più facile, ma se trovi un altro sistema, forse è il futuro: aspetto tue proposte tecnologiche! 😀

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    1. Grazie! Le emozioni sono brevi e intense, perciò non c’è da girarci troppo attorno. Io ho cercato anche di estremizzarle in modo da risultare “radicali” e certe situazioni saranno forse ai limiti della verosimiglianza.

      Però è una cosa che mi è piaciuta parecchio e mi ha aiutato a vivere situazioni alle quali, magari, non sono affatto preparato o che non fan parte delle mie corde. 🙂

      Sul piacersi, bisogna imparare a farlo, altrimenti la vita diventa un tormento. 🙂

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      1. ^_^ spero non sia superstizioso però… sette anni sono lunghi 😛
        ps: non so perché il manichino, io l’avevo immaginato così: un fantoccio sul quale sfogarsi, in quei giorni un po’ storti o solo per scaricare la tensione accumulata. Oppure, non so, sei in un grande magazzino e ti giri e sto tipo, super pettinato e muscoloso e vestito di tutto punto ti fissa, non dice nulla, rimane solo fermo a guardarti con quel suo finto sorriso… quanta voglia di prenderlo a pugni!

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