I pelleverde se la fanno sotto

«Ehi, marmocchi!» il marito di Mery Brufor, seduto su un malfermo sgabello davanti alla sua casa, fece un cenno con la mano e il gruppetto di ragazzini gli si avvicinò «La volete sentire la vera storia di come ho salvato questo miserabile villaggio dall’attacco dei pelleverde?»
I bambini si scambiarono uno sguardo e annuirono, ma la piccola Geldias borbottò «La signora Mery…»
«Lascia perdere quella vecchia bacucca: quando è stato il momento se la faceva addosso dalla paura, ma a sentir lei Arielnor è salvo perché ha preso a padellate gli invasori. Ah!» sputacchiò in terra e poi tornò a fissare la bambina bionda «Adesso siediti e cuciti quella boccuccia, altrimenti ti faccio passar la voglia di fare la saputella.» tutti quanti presero posto sulla stradina, mettendosi a gambe incrociate a guardare il vecchio caprone, che nel frattempo si era portato il mignolo nell’orecchio, ravanando a fondo «Non ci sento più come un tempo e forse è stato proprio da quella volta, nel sessantatré, quando i pelleverde avevano circondato il villaggio con i loro tamburi e i loro corni della malora.» tirò su col naso e guardò il cielo col suo carico di nuvoloni grigi «La tromba della Brigata che mi avevano affidato aveva fatto una brutta fine, perché quella ma… maldestra che in tanti dicono essere mia moglie, l’aveva fatta cadere nel rassettare la casa. Andò a finire che si era piegata in maniera strana, così quando venne il tempo di usarla, io ci soffiai dentro più forte che potei, ma ne uscì solo un suono stridulo. Anzi» si grattò il mento dove una rada barbetta canuta spuntava a ciuffetti «ricordo che i cani si erano messi ad abbaiare tutti insieme, come se ci fosse un temporale in vista, ma c’era bel tempo quella mattina d’estate: non so perché, valli a capire i cagnacci.» i ragazzini erano a bocca aperta e con le manine sotto il mento, appoggiati alle ginocchia coi gomiti «Quel versaccio, però, non si sarà sentito più in là di qualche centinaio di passi da dov’ero, così presi le vecchia.» scosse la testa «No, non quella che abita in questa casa, la vecchia Giolinda, la nostra cavalla migliore. L’unica cavalla. Quel mezzo ronzino zoppo che sapeva a malapena trottare, e ci saltai in groppa e le sue zampe rinsecchite quasi cedettero, ma ormai ero l’unica speranza di salvare gli abitanti di questo buco di… buco e basta, ecco. Così le piantai i talloni nei fianchi, che erano tutt’ossa, e ci avviammo al piccolo trotto verso Nord.»
Sospirò e i marmocchi si guardarono in tralice, con un sorrisetto sulle labbra.
«Appena fuori dalle ultime case, la Giolinda aveva deciso di far dietrofront, vedendo i pelleverde con quell’occhio svergolo che le restava, ma io le sussurrai all’orecchio che ne avrei tirato fuori delle bistecche se non mi ubbidiva e per essere più convincente le assestai qualche pacca sul didietro tutto pelle e ossa.» sghignazzò «Non l’ho mai vista correre così in fretta e i pelleverde devono essersela fatta sotto vedendoci arrivare di gran carriera, ma uno di loro decise che Giolinda aveva finito i suoi giorni in questo mondo e così, mentre loro si avventavano sulle mie bistecche, io ne abbattei uno con una sassata su quei craponi duri che hanno sotto la pelle verdastra.» aprì e chiuse la mano destra, sgranchendosi le dita «Beh, corsi a casa più in fretta che potei, zoppo per la caduta dalla Giolinda, e diedi ordini a destra e a manca di nascondersi e prepararsi a difendere le nostre casupole.» scosse la testa «Credo che sia stata l’unica volta in cui quella testona di femmina che ho per moglie mi abbia dato retta e si è andata a nascondere portando con sé la tromba.» il vecchio aprì e richiuse la bocca, biascicando qualcosa a fior di labbra e con lo sguardo sulle cime dei monti davanti a lui «Ci avevano circondati, ma eravamo ancora giovani e capaci di brandire un’arma, che fosse una spada o un coltellaccio come quello che tenevo io nella destra.» la sollevò, ossuta e ricoperta di macchie senili «Ebbene, man mano che si avvicinavano, io facevo sprizzar sangue scuro dai pelleverde e più passava il tempo, meno ne restavano in piedi, tanto che iniziarono a girarci attorno perché credo che avessero quelle loro brachette piene di me… beh, avete capito: se l’erano fatta sotto per la paura e solo muovendosi riuscivano a non pensare alla loro figura me… ecco, sempre quella roba lì.»
Un tuono rimbombò cupo e tutti quanti sollevarono la testa.
«Per farla breve, anche gli altri abitanti, quelli che si erano rintanati come conigli, uscirono fuori, e quella testa dura di Mery si mise in testa di voler suonare anche lei la tromba, così i pelleverde capirono di essere stati presi alle spalle: mai che ne faccia una giusta, quella vecchiaccia!» sputò a terra «Però i rinforzi erano arrivati e i corni della Brigata risuonarono non troppo lontano dal villaggio. Uno dei pelleverde, forse il loro capo, si avventò su Mery, ma io gli gettai il mio coltellaccio che lo beccò a pochi pollici dal deretano» si picchiettò la natica sinistra «e per il dolore inciampò, così che quella cocciuta femmina gli rifilò una padellata sul grugno, anche se non ho idea di dove l’abbia tirato fuori, quell’arnese.» le prime gocce di pioggia iniziarono a cadere «Ecco, questa è la storia, quella vera, non le manfrine che la femmina vi ha raccontato qualche giorno fa. E ora fuori dai piedi, marmocchi della malora. Ricordatevi, però, quel che vi ho detto e un giorno, quando sarà il momento di commemorare l’eroe di questo villaggio fot… di fondovalle dovrete raccontare a tutti che questo vecchio caprone ha salvato i vostri bei culetti dalle zanne dei pelleverde!»

Alessandro Gianesini

In copertina: 4e DnD Orcs by RalphHorsley (fonte DeviantArt)

71 pensieri su “I pelleverde se la fanno sotto

      1. Hai fatto benissimo a ricordarmelo!!! 😉😃
        Troppo appassionanti i racconti di Nonna Mery e suo marito, fa venir voglia di ascoltare i racconti dei miei zii come quando ero piccola!!! 🥰

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      1. Secondo me ce l’avrà CON questa storia che mette sempre in cattiva luce i pelleverde.
        🤣
        Vabbè mo questo episodio l’abbiamo capito che va così, mo basta rigirare la frittata e raccontiamo quello della cacarella dei pellerosa!

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  1. Ciao Alessandro,
    hai mai pensato di pubblicare i tuoi racconti. Secondo me rendono e incuriosicono sul mondo che poi si descrive nel libro. Sarebbero un ottimo prequel per attirare lettori, magari distribuindoli gratis su qualche piattaforma. Comunque bel racconto.
    P.S.
    Ho finito il capitolo 3. Come ti dicevo, apprezzo il modo in cui è scritto. Facendo il recensore mi capita di ogni e devo dire che il tuo libro è sopra la media. Adesso vediamo la storia. Vedo che ami svolgerla passo per volta (pur essendo lo stile diverso, mi ricorda l’evoluzione alla Martin dove si procede step by step), ma comunque ho notato che gli elementi di mistero cominciano ad entrare (Commento no-spoiler: mo voglio capire chi rema contro, anche perchè è salita sulle scale della locanda, insomma, situazione compromettente, e poi il tizio non mi inspira…vediamo). A presto.

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    1. Ciao Fantom,
      in realtà ci stavo pensando di fare una cosa di questo tipo: quando avrò abbastanza storie (adesso sono ancora pochine) potrei anche valutare di fare una versione only ebook con l’editore e quindi usarlo come apriporte per arrivare alla saga. Però al momento siamo indietro con la quantità, quindi vediamo: magari una cosa da valutare per fine anno, in vista del secondo volume preventivato per il primo quadrimestre del 2021. Comunque grazie per l’apprezzamento: già essere sopra la media, con tutto quel che gira, è un buon inizio! 🙂

      Martin l’ho letto, ma da lui forse ho fatto mia solo quella caratteristica, ma lo stile in prima persona non c’è, ovviamente (e la mia idea era che dell’autore non si dovesse sentire pressoché nulla nello svolgimento dei fatti – mi dirai se ci sono riuscito).

      Per quanto riguarda il capitolo 4, niente spoiler, ma… tieniti forte! 😉

      (io sto proseguendo: devo iniziare il cap VIII, circa a 1/3)

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  2. hahahahahahaha! mi sono divertita un sacco! 😀
    i due sono una coppia strepitosa, da saga! si leggerebbe solo per sapere tutto di loro: infanzia, adolescenza, giovinezza, prima seconda terza e quarta maturità 😉
    molto catalizzanti.

    (penultima riga c’è un “il” di troppo 😉 )

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  3. È sempre un piacere leggere i tuoi racconti. Hai un modo di scrivere che mi piace molto e questa piccola raccolta mi intriga sinceramente. Bravo, se mai uscirà una raccolta sarei felice di leggerla 😀
    ti segnalo solo due refusi: seconda riga “lamano” e, nella seconda metà, ” l’unica volta in qui” 🙂

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    1. Grazie 1000 carissima! Spero anch’io che tu possa leggerla quanto prima: ne parlavo qualche commento fa con Fantom: magari a preparare qualche altro brano, riesco ad averne un po’ per una collezione più corposa. 🙂

      PS Corretto: passi per “lamano”, ma “qui” era proprio brutto 😦

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