Bardi e locande

Questo è un estratto dal prossimo libro (il titolo è ancora top-secret) e l’ho scelto perché ultimamente mi sto appassionando a unire narrazione/poesia alla musica.
Quella che seguirà, lo ammetto, sarebbe dovuta essere la canzone da accompagnare a La tristezza, ma visto che ne ho trovata un’altra ugualmente efficace, mi è subito venuto in mente questo brano.
Basta con le ciance, mettetevi comodi ad ascoltare Rewalt Wulfa, il bardo:

«A quanto pare anche stasera c’è bisogno di musica in questa topaia…» Rewalt Wulfa ammiccò a Gyhem Opstish, il locandiere, che rispose con un di grugnito e una smorfia che gli mosse solo la parte destra del volto, senza smettere di passare il canovaccio impolverato sul boccale di peltro che aveva tra le mani «Salute a voi, gentaglia!» gridò il mezzelfo, saltando dal penultimo gradino al tavolo accanto alle scale «Che ne dite se vi allieto la serata con qualche canzone che parla di donne belle e licenziose in cerca di marinai dalle faccia arsa da Diesef e dalle mani callose?» sghignazzò, producendo un accordo; la gente si voltò verso il mezzelfo e annuì «E qui, a quanto pare, ne troverebbero in gran quantità, belli e brutti, sobri e ubriachi…» gli astanti smisero di chiacchierare tra loro e si fecero avanti verso il bardo; alcuni lo guardavano con le fronti corrucciate, altri avevano un mezzo sorrisetto sulle labbra «Allora siamo d’accordo!» strimpellò un’altra volta le corde del liuto «Oste, prepara un boccale di birra di malto per me, prima che mi si secchi la lingua a forza di parlare… e di cantare.» col piede scanso alcuni rimasugli di cibo e si sedette sul bordo del tavolo, con le gambe ciondoloni «Questa qui si intitola La donna del porto.» nella sala comune si sentiva solo il crepitare del focolare e gli spifferi del vento che si insinuavano dalle finestre e dalla porta d’ingresso.
Le dita agili di Rewalt Wulfa carezzarono le corde del liuto e la melodia armoniosa si diffuse nella sala

«Il giorno nasceva, tra le onde del mare
e la donna del porto fin sul mol si avviava.
Pescatori e garzoni, che si davan da fare,
lanciavano sguardi a quel viso che amava,
che amava un bell’uomo, partito da tempo
su una nave di gente, che cercava fortuna…»
gli sguardi degli astanti si erano rivolti tutti alla figura del mezzelfo e molte bocche si schiusero e gli occhi si velarono all’udire quei suoni e quelle parole; anche la cameriera dalle lunghe trecce nere, poco più di una bambina, smise di zizzagare tra i tavoli e si fermò, con due caraffe vuote tra le mani, accanto alla porta che dava alla cucina, dietro al bancone di legno tarlato: le lacrime presero a rigarle il volto costellato di efelidi.
«…Ma infido è il fato, quando sibila il vento
e mai quelle vele niun più vide in laguna.
Di giorno, in giorno, le stagioni passaron,
ma del suo amato, non trovaron mai traccia.
Invan le sue urla il suo nome chiamaron,
e lacrime amare le rigaron la faccia.
La donna andaa ogni giorno giù al molo,
e lo sguardo al mare era fisso e deciso,
ma un giorno sull’acque fu portato un bocciolo:
nel palmo lo prese e poi fece un sorriso.
Tornò verso casa, indossò un bel vestito
e il fior nei capelli la rendeva graziosa.
Si gettò giù nel mare, fu un volo infinito,
ma sul volto la donna… apparia speranzosa.»
Il bardo eseguì un’altra canzone, e un’altra, e un’altra ancora, finché trascorsero quasi due giri di clessidra: la gente che aveva ascoltato la musica del mezzelfo lasciò sul tavolo, accanto a lui, monete di rame e d’argento, gli faceva un cenno di saluto e se ne andava con uno sguardo sereno e un sorriso sulle labbra.
Il locandiere rimase impegnato per tutta la durata dell’esibizione, spillando caraffe di birra e servendo idromele, sidro e vino speziato, che portava personalmente ai tavoli, dove la gente dal volto attonito non staccava gli occhi dal mezzelfo.

Capitolo VIII, secondo libro
Maná – En el muelle de San Blás

Spero vi sia piaciuto sia il brano, sia la scelta musicale con cui ho deciso di fargli compagnia: lo trovo molto adatto (e immagino che in un certo senso mi sia ispirato a questa canzone per quella del bardo). Non vi spoilero nient’altro, ma dubito ci saranno a breve altre canzoni da queste parti… ma mai dire mai!

In copertina: Wandering Bard by cjcenteno (fonte DeviantArt)

104 pensieri su “Bardi e locande

    1. Sui nomi strani devo aver conseguito un dottorato di ricerca, altimenti la cosa non si spiega! 😀

      Per il resto, un po’ di pratica, un po’ di buonsenso, un po’ di fantasia e poi vedo di servire una porzione gradevole ai sensi (manca gusto e olfatto, ma ci stiamo lavorando!)
      Però mi sto accorgendo anch’io che la cosa appaga anche me! 🙂

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    1. Lo conoscevo già, essendoci incappato nella ricerca di brani rinascimentali per l’associazione culturale: è molto bravo, poco, ma sicuro!

      Per il progetto multimediale, servirebbe prima un… progetto: al momento non c’è nulla in ballo, ma di sicuro potrebbe essere interessante.
      Il vero problema è che in un mondo fantasy come il mio, non c’è una storiografia musicale tale da poter identificare né un periodo d’appartenenza, né uno stile congegnale; però avere composizioni ad hoc per i pezzi (il pezzo) sarebbe un plusvalore mica da ridere! 🙂

      PS: me la sono riascoltata tutta in sottofondo ed è incantevole. Sarà anche che sono molto legato alla parola “Zephiro” 🙂

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      1. Per quello che riguarda la storiografia musicale non è un problema, perché proprio non avendo il genere una collocazione temporale definita, puoi sbizzarrirti, rimanendo comunque sempre un po’ sul medioevale, un po’ sul rinascimentale, un po’ anche per esempio sul celtico, irlandese. Puoi sfruttare anche le soundtrack fighe come quella di Braveheart, Apocalypto. Insomma, qualunque tipo di musica possa creare un certo tipo di atmosfera pertinente. Ci sono i Capercailie, ad esempio.
        Tanta roba in cui ravanare.

        Facciamolo, ‘sto progetto.
        Mi offro. Mi acceti?

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    1. Grazie mille Valentina! 🙂
      Per ora solo uno, più qualche racconto che trovi nella sezione “Stories” di questo sito. L’anno prossimo penso di pubblicare il secondo e, magari, una raccolta di racconti… se riesco a produrne ancora un po’ di decenti 🙂

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  1. La fusione di poesia e racconto è sempre interessante. Il Signore degli Anelli è pieno di canti. Con l’aggiunta della musica poi un testo divento magico. L’unico problema è trovare i supporti per fare mischiare il tutto. Attualmente sto indagando sulla piattaforma Ibook dove ci sono tutti i libri multimediali, ma il problema sono le royalties delle canzoni e il fatto che iboo è supportato solo da utenti Mac.

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    1. Eh, me ne avevi già accennato. Bisogerebbe scrivere i propri testi e le proprie musiche per essere tranquilli. Però la vedo dura, soprattutto se non sai da dove iniziare.
      Esistono dei motivi freeware (li ho usati per il mio booktraile), ma non è detto che funzionino sempre.
      Comunque la musica distrae dalle parole in alcuni casi, perciò non so se adotterei massivamente quel metodo. Su un blog ci sta, su un “libro”, non ne sono così sicuro.

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      1. Ciao, un libro può essere pubblicato in più versioni: ho visto che alcuni hanno quella normale, quella audio, quella con immagini in modo da assecondare più gusti di lettori. Ed ora si stanno giungendo le digitali interattive. Ma per adesso per me son solo sogni

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    1. Apperò: prima qualcuno ci ha intravisto Tolkien, ora Branduardi/De André? Mi manca Battiato e ho fatto filotto! 😮

      Grazie mille per il complimentone (mi toccherà aprire prima o poi una sezione apposita, per farceli star dentro tutti e tenerli a mente!)

      Comunque il mondo che sta dietro (o dentro) di me, si chiama Sphaera! 😉
      Ok, quello è solo uno, poi ce ne sono molti altri… 😀

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