La sciamana

La tribù dei Cercatori di Vita, il più antico e nobile dei clan degli Enhorgehesh dei monti Queqinavera, aveva vissuto molte stagioni travagliate al tempo di Grishnakh, figlio di Grishnakh, ma con l’ascesa al potere di Mauhagr, figlio di Mauhagr, le cose erano andate decisamente meglio e ancor meglio quando Mauhagr morì e divenne capo suo figlio Mauhagr, figlio di Mauhagr: gli sciamani, dopo l’esilio a cui erano stati costretti durante il domino di Grishnakh, figlio di Grishnakh, erano tornati e avevano ripreso a operare la loro magia per proteggere i superstiti della grande carestia e il popolo era tornato a crescere in numero e forza, annettendo tra le fila anche i sangue impuro di terza generazione.
Tra questi vi era una giovane, Gnig-Gna, figlia del cacciatore di pelli errante detto lo zitto, per via della lingua mozzata, e di una reietta, pronipote di quel Grishnakh il reietto, che aveva coperto un’umana e che si era portato a casa quel frutto mezzosangue a cui aveva concesso di rimanere in vita. Questa giovane era forte e abile quasi come qualunque altra donna del clan, ma la parte di sangue debole che scorreva nelle sue vene l’aveva resa furba e intelligente più di altri. Era rimasta orba da un occhio per via di una scheggia di roccia, che l’aveva colpita nella sua brama di scolpire totem della Leonessa Sanguinaria a cui era molto devota e alle cui effigi tributava preghiere e sacrifici di quanti erano nemici del clan. Con un solo occhio buono, non poteva diventar una guerriera, ma gli sciamani l’avevano subito notato per la sua scaltrezza e devozione, così l’avevano portata nel loro antro per insegnarle le malie della terra e delle piante, che ella apprese e padroneggiò con gran estro e il giubilo dei suoi anziani maestri.

Passò il tempo in cui i posti dalle-tante-piante son ricchi di bestie da cacciare e frutti da cogliere e passò pure quella in cui le foglie degli alberi cambiano colore e si staccano dai rami: Gnig-Gna aveva ricevuto il suo primo medaglione con le rune della terra e or che la fredda bianchezza era prossima a ricoprir ogni ingresso delle nostre dimore, era giunto anche per lei il momento di trovarsi un maschio con cui scaldare i freddi cicli di buio che l’attendevano. Poiché gli altri sciamani avevano già mogli e concubine in abbondanza, ella, poiché facente parte di una casta elevata, poté arrogarsi il diritto di scegliersi un compagno-di-giaciglio.
Fu Siangish, figlio di Siangish, gran cacciatore e noto armaiolo, stimato in tutta la tribù di Mauhagr, figlio di Mauhagr, per le sue capacità nel fabbricare le armi più letali dei Cercatori di Vita, ma la loro unione non diede frutto e così i due si dedicarono alla fucina e al lavoro per la tribù: mentre egli insegnava agli apprendisti il mestiere appreso da suo padre Siangish, figlio di Siangish, Gnig-Gna aveva preso l’abitudine di modificar le armi del consorte per poterne sfruttare i veleni che ella stessa ricavava da erbe e bacche essiccate, infondendo benedizioni con preghiere alla Leonessa Sanguinaria.

Passarono i cicli della vita e giunse un nuovo gelo: anche se la giovane sciamana non era ancora rimasta gravida, il freddo fu prolifico e le sue idee, insieme all’abilità di Siangish, figlio di Siangish, artigiano ormai noto su tutti i Queqinavera, avevano reso alla tribù nuove armi con cui combattere gli uomini-di-ferro-a-cavallo della valle: per tutta la stagione del rigoglio, quando la bianchezza fredda si sciolse e le acque riempirono di nuovo i ruscelli, i minatori estrassero il metallo dalle cave più impervie e i magli delle fucine batterono serrati nella loro opera.
Giunse quindi anche la fine di quella fase del ciclo naturare e l’inizio del caldo e dell’abbondanza; con le nuove armi i guerrieri si spingevano sempre più verso valle e gli insediamenti umani per proteggere le battute dei cacciatori, ma un dì s’imbatterono in un gruppo di quelli che venivan detti soldati della brigata: lo scontro fu cruento e nonostante le armi, i pellerosa e i quelli della altre razze che si definivano tra loro civilizzate erano di più ed eran ben addestrati; così, per non perdere i cacciatori e la scorta di provviste che si erano procurati, ripiegarono verso i monti, lasciando indietro i feriti, ma non le loro armi.
Gli esploratori degli uomini-di-ferro-a-cavallo avevano seguito le tracce dei nostri guerrieri, vogliosi di estirpar loro la vita, ma stavolta i cacciatori si unirono alle fila dei combattenti e tra essi v’era anche Siangish.
Il terreno era ignoto a quegli sciocchi della valle, così la loro sortita si tramutò in fatal sconfitta e il veleno di Gnig-Gna nelle armi forgiate da Siangish, figlio di Siangish, ebbe la meglio. Fu una giovane pellerosa, abile, ma irruenta, a venir colpita tra i primi e la sua voce acuta e stridula ancor risuona in quella zona dalle-tante-piante.
Anche molti dei nostri furon feriti e alcuni in modo grave e tra questi vi era anche Siangish, figlio di Siangish.
La battuta di caccia fu interrotta e i figli e fratelli della tribù dei Cercatori di Vita vennero riaccompagnati al villaggio, mentre i soldatini della brigata accudivano i loro, che sarebbero crepati da lì a poco tra le sofferenze che meritavano.
Siangish, figlio di Siangish, fu accompagnato da Gnig-Gna, che gli recise il braccio destro ormai più scuro del legno bruciato: la legge prevedeva che in un simile stato egli dovess’essere esiliato, ma ella, Gnig-Gna, che aveva il cuore infetto dalle mollezze del suo sangue impuro, dopo averlo montato seppur non fosse la stagione in cui era concesso, gli tagliò la gola con una delle armi che aveva lui stesso forgiato, in modo da evitargli una morte di stenti in solitudine.

Gnig-Gna venne accusata da alcuni guerrieri per i suoi atti, ma Mauhagr, figlio di Mauhagr, non ascoltò ragioni su consiglio degli sciamani, così ella continuò a studiare e le sue capacità crebbero ulteriormente. Col tempo, Tutti quelli della tribù si rivolgevano a lei per medicamenti e benedizioni e persino molti altri del clan degli Enhorgehesh dei monti Queqinavera venivan alla sua dimora per richiedere consiglio. Quando i fiori spuntarono di nuovo tra la bianchezza gelida, venne per lei il tempo del parto. Diede alla luce Siangish, figlio di Gnig-Gna, colui un giorno avrebbe combattuto e vinto numerose battaglie con gli uomini-di-ferro-a-cavallo.

Alessandro Gianesini

In copertina: Shaman by andre-ma (fonte DeviantArt)


Dedicato a una Gnig-Gna che fa tanto l’orca (assassina), ma poi è solo una… orchessa di quelle toste.
… e speriamo piaccia anche a Lupetta, ché qui vincono i pelleverde, eh!

82 pensieri su “La sciamana

  1. Interessante personaggio, la sciamana mezzosangue…women power🤘💪😎 il pezzo meglio però è” Pelleverde”…molto molto ingegnosa questa idea! Domanda: ma quanto dura la gestazione dei “semi-pelleverde”? Mater certa, sed pater? Siangish?? Ignoto? Mi sono incantata con la sequenza temporale degli eventi😛

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      1. io credo che scrivere racconti brevi sia molto difficile, non tanto per la trama, ma quanto
        per la costruzione dei caratteri in modo che abbiano spessore e farlo in poche ruighe non sempre riesce e qui mi sembra proprio tu ci sia riuscito

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  2. Anche se nessuno l’avrebbe mai divi-nato, Gnig-Gna era nata per fare la sciamana – una sciaman-nata.

    Presso gli indiani delle praterie nordamericane era usuale che un giovane, giunto all’età matura, assumesse il nome del padre. Per esempio, il famoso capo lakota Cavallo Pazzo ebbe alla nascita il nome di In-mezzo-agli-alberi (Chang Ohang), ma sua madre cominciò presto a chiamarlo Ricciolino (Phehing Yuhaha) o anche Capelli Chiari (Zhizhi) – era castano, cosa rarissima fra i pellirosse. Quando il ragazzo divenne uomo e dimostrò di esserne degno, suo padre Cavallo Pazzo (Tashunke Witko) gli cedette il nome, assumendo quello di Verme (Waglula).
    (Giuro che è tutto vero.)

    Nella frase “dopo averlo montato seppur non fosse la stagione in cui non era concesso” forse c’è un “non” di troppo.

    Ciao! 🙂

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    1. Di cavallo pazzo non sapevo, però in alcuni romanzi fantasy non è insolito che si acquisica il nome del padre. E gli orchi sono una razza che bada al sodo, quindi l’ho trovato del tutto consono.

      Sul refuso, ho corretto: troppe negazioni, in effetti.

      E grazie sia dell’aneddoto, sia di esser passato!

      A presto! 😉

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  3. Ciao Alessandro
    ho letto tutto il racconto. Lo “spoiler “alla fine del racconto è voluto? Nel senso, sono giunto al cap XV del tuo libro e questo racconto ha anticipato qualcosa che non sapevo. Il libro tesse lentamente la tela muovendosi passo per passo. Sei sicuro di voler anticipare ai lettori una informazoione così importnante?

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    1. Cito dal II capitolo:
      “«Dimmi dei traditori.» Siina appoggiò la schiena alla sponda e incrociò le gambe, col mantello a farle da coperta.
      Nahua stava con le gambe ciondoloni fuori dal carro e fissava la strada che si lasciavano alle spalle «Non so di preciso come spiegare, ragaz…» si girò verso di lei e si schiarì la voce «Volevo dire… Siina» lei gli sorrise e gli fece cenno con la mano di continuare «Negli ultimi mesi le incursioni degli orchi sono state quasi sempre in zone prive di truppe. È stato impossibile fermare gli attacchi dei pelleverde: tanti villaggi sono stati bruciati e gli abitanti uccisi.» sospirò, riportando lo sguardo alla strada «Una volta fatta la razzia, fuggono sui monti e fanno perdere le tracce, con bottini magri. È strano: una volta erano le cittadine e i borghi i loro bersagli preferiti, dove c’è più ricchezza.» si passò le dita tra i capelli «Come ti avrà raccontato tuo fratello, la Brigata della Speranza è fatta di volontari: qualcuno più sveglio di me mi ha spiegato che questo non piace a una parte degli abitanti del Keldetuir, sarebbe meglio dire a qualcuno dei Saggi. Gira voce che una parte di loro vuole dichiarare la Brigata fuorilegge e farci sparire da Dratas e dalle altre città per mettere al nostro posto un esercito confederale agli ordini del Senato. Altri mi hanno spiegato che il clero di Ouroboros ha problemi con i nostri comandanti.» il carro sobbalzò prendendo una buca e Nahua restò aggrappato grazie alla prontezza di Siina che lo afferrò per la spalla «Grazie.» sospirò e si passò una mano sulla fronte «Ebbene, da quel che ho capito io, per ora nessuno riuscirà a toglierci di mezzo: la gente delle nostre città si fida di noi e non vuole qualcuno che arriva da fuori. Ma se le cose peggiorano, allora sì che sono guai.» Nahua arricciò le labbra e abbassò la testa.
      «Non capiterà, ne sono certa» Siina carezzò il braccio del sergente «Quindi se tu dici che ci sono dei traditori, allora complottano coi pelleverde, giusto?» Nahua annuì «Qualche comandante della Brigata?»
      Il sergente assentì di nuovo «Sono loro a sapere dove si trovano le truppe: questa è l’unica spiegazione.»
      L’andatura del carro si era fatta sostenuta e anche il rumore divenne più forte: Nahua spostò un altro sacco e si accomodò vicino a Siina «Di una cosa sono sicuro: il nostro colonnello non c’entra. Lo vedrai coi tuoi occhi.»”

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  4. Yes si intuisce, ma non ho la certezza che i personaggi stiano arrivando alle giuste conclusioni perchè sono al capitolo III. I personaggi possono sbabliare e siccome il tuo fantasy si mischia ad una specie di giallo, ogni informazione la prendo come supposizione fino a che non viene dimostrata dai fatti. Adesso vedo che i sospetti sono tutti verso i sacerdoti. Al 9o% sono sicuro che siano loro, ma mancano ancora le prove. In questo senso dico che il racconto fa “spoiler”. Ma non sto dicendo che sia un errore, perchè può essere un modo per incuriosire il lettore. Anche perchè tu conosci tutto il romanzo, io sono al capitolo XV e per adesso sempre una sorta di giallo/spy story fantasu. Magari dal capitolo 20 prende un’altra piega, cominciano duelli e battaglie, quindi le mie supposizioni sono errate.

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    1. Ok, nel caso dovessi pubblicarlo, forse è meglio eliminare il riferimento: davo per scontato che quello che era stato detto fosse preso per buono. 😜

      Forse sarebbe anche meglio fare davvero così, visto che la storia ricalca un po’ quella della ex fidanzata di Nahua… Tanto il racconto in sé non perderebbe nessun contenuto e avrebbe invece un preciso riferimento a un fatto narrato nel libro.

      Grazie! 🙂

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      1. Ciao, io di solito sono un lettore “diffidente” perchè faccio sbagliare i miei personaggi e gli metto in bocca considerazioni che poi si rivelano sbagliate. Altri lettori si fidano invece, prova a sentire anche il loro parere. Sicuramente a fine libro avrò un’idea un po’ più chiara. 15 su 39 sono ancora pochi

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