Il sabato del villaggio – 1 di 6

La donzelletta vien dalla campagna,
in sul calar del sole

La strada è stretta e le auto sono parcheggiate in maniera selvaggia da entrambi i lati, alcune persino sui marciapiedi. Dalla lunga fila di case a schiera sulla sinistra non si vede che qualche luce dai vetri delle porte d’ingresso o dalle tapparelle non ancora abbassate.
Faccio due volte avanti e indietro, ma non si trova un buco per lasciare la macchina, così torno indietro al parcheggino che c’è all’inizio della via, dove iniziano i campi.
È buio, nemmeno un lampione nelle vicinanze e l’asfalto è tutto sconnesso: dovrò farmi almeno mezzo chilometro per arrivare al locale e un brivido mi corre lungo la schiena.
Un’occhiatina allo specchietto retrovisore, una sistematina alla ciocca che mi è caduta sulla fronte e scendo.
Guardo l’ora sul telefono: «Non sono nemmeno troppo in ritardo, oggi…» ridacchio, ma il divertimento si smorza quando mi trovo davanti un tizio che sta pisciando contro una pianta: questo si gira, mi squadra da capo a piedi e sorride ebete. Faccio finta di niente e mi incammino, cercando di evitare le buche che sono disseminate nello sterrato: ci mancherebbe solo di prendermi una storta.
Mi fan pure male i piedi con queste scarpe.
Sfilo una sigaretta dal pacchetto e me la accendo: inspiro a fondo il fumo, chiudendo gli occhi prima di soffiarlo fuori. È una goduria, ma prima o poi dovrò smettere, maledette amiche di tanti, troppi momenti della mia vita.
Fa freschino, stasera, così accelero il passo: ormai l’ingresso del pub è in vista e finalmente ci rivedremo. Abbiamo passato la giornata a mandarci messaggi.
«Spero solo non si arrabbi per qualche minuto di ritardo…» mormoro tra me, prima di avviarmi verso l’ingresso.

«Ehi, guarda chi c’è.» i tre si scambiano un sorrisetto, poi Carlo torna a guardarmi «Sei proprio una gran figa, stasera!» mi gira intorno, facendo scorrere lo sguardo su tutto il mio corpo e soffermandosi sui piedi «E dimmi: come mai niente tacco dodici?» Stefano se la ghigna, mentre Luca sembra leggere qualcosa sul cellulare. Deglutisco, abbassando la testa «Non fraintendermi, anche così stai benissimo, ma quello…» sospira tra il vociare dei presenti fuori a fumare «Beh, quello avrebbe dato quel tocco in più.» scrolla le spalle e solleva l’angolo della bocca.
«Hai finito?» lo aggiro e spengo il mozzicone nel posacenere. Con lo sguardo finisco ancora su Luca: perché ha quell’aria da bello e dannato che non mi fa distogliere gli occhi dal suo viso? Anche lui mi guarda e serra la mascella.
Dopo un interminabile momento, faccio un altro passo per entrare, ma Carlo mi afferra per un polso e mi tira vicino a sé: sento il suo fiato sul collo e sul lobo «Dimmi, Gabri. Dimmelo: quanto sei frocio, da uno a dieci?»
Gli occhi mi si velano: mi libero dalla sua presa con uno strattone «Dieci» glielo dico tra i denti, però ammicco in modo plateale, con una lacrima mi scorre fin sul labbro alla tenue luce della lanterna che pende dalla tettoia. Lui fa un balzo all’indietro, tra gli sguardi divertiti di quanti ci sono lì attorno, con le loro sigarette grondanti cenere.
«Va a farti fottere!» Stefano ha la faccia incazzata e agita il pugno per aria, ma Luca lo zittisce, mettendogli la mano sulla spalla e gli fa cenno di no con la testa.
Carlo mima alle mie spalle un movimento pelvico che vedo nel riflesso nella porta, facendo scoppiare un’altra risata tra quanti si stanno godendo la scena.
«Sei… sei un bastardo.» gli sussurro. Afferro la maniglia e apro: la musica rock all’interno del pub si mescola con le risate di scherno alle mie spalle.

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107 pensieri su “Il sabato del villaggio – 1 di 6

  1. Questo pezzo è davvero “potente” sotto vari aspetti. Stilisticamente, come hanno già scritto altri nei commenti precedenti, mi ha permesso di “vedere” le scene e quindi “viverle” – complimenti – e come tematica è molto importante per la sensibilità verso un bullismo “adulto” tossico.

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    1. Grazie mille per il complimento: cerco sempre di scrivere in modo da “mostrare” le scene a chi le legge e ogni volta che me lo fanno notare penso di alzarmi di un centimetro da terra! 😀

      Per la tematica, sto cercando di esplorare strade diverse, non tanto per qualche scopo didattico, quanto per provare a mostrare (si vede mi ha preso ‘sta cosa?) cosa accade o può accadere: non è che posso scrivere solo di pelleverde e magia, a volte bisogna pure parlare degli orchi… ops.

      Grazie davvero: vista la capacità di cogliere i tanti aspetti di un libro/racconto mi fanno davvero piacere queste tue parole! 😊

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      1. Ogni tanto mi ricapita: non so perchè…
        Io guardo quotidianamente nello SPAM per vedere se c’è finito qualcuno, ma per fortuna di solito ci va solo chi merita di starci. 🙂

        (il problema c’è con chi non so come contattare: mi devo affidare alla fortuna di essere ripescato!)

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  2. Il racconto è bellissimo.
    Guarda, proprio stamattina ho ascoltato alla radio venendo in ufficio la canzone “Cherry Lips” dei Garbage (spero tu la conosca) che parla di un ragazzo che si traveste da donna per piacere agli uomini.
    E’ una canzone che adoro, intanto perché musicalmente elettronica, ma proprio perché trasmette un valido messaggio di “essere ciò che sei”. La figura da te descritta soffre del proprio essere, ma nonostante tutto non si nasconde. Ha coraggio, e questo la rende una persona rispettabile.
    Ripeto: davvero un bel racconto.

    “With your cherry lips and golden curls
    You could make grown men gasp
    When you’d go walking past them
    In your hot pants and high heels”

    Tratto dalla canzone, un po’ si identifica con il tuo personaggio.

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    1. Conosco la canzone e mi piace parecchio. Ricordavo anche della tematica trattata, ma non è che ci faccia troppo caso quando ascolto musica che mi piace (in italiano mi riesce meglio, in effetti) 🙂

      Grazie 1000 per i complimenti: mi fa piacere che ti sia piaciuta la prima parte… ora vediamo se mantengo le promesse! 😀

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      1. già e pure lardellata, insomma una cicciosa, dai. Proprio non capisco cosa ci trovino in lei 😠, ma tant’è 🤷‍♀️.

        Dai che scappo, altrimenti faccio tardi all’appuntamento
        au revoir, Ale et merci 😊

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  3. Questa cosa dei racconti ispirati alle poesie più famose mi piace un sacco, davvero! Tema interessante e azzeccato anche per questo mese che è il mese del pride. Sono davvero curiosa di leggere le altre parti, si prospetta una settimana scoppiettante. Complimenti 💜

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      1. Dimentichi il titolo (quello fuorviava parecchio) e il fatto che è in ritardo, peculiarità femminile, solitamente. 😀

        Sì, poi ho evitato tutti i riferimenti possibili a termini con un genere: sapevo che in molti sarebbero finiti nel tranello che ho orchestrato 😀

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