Il sabato del villaggio – 2 di 6

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Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella

Giro l’angolo della casa e la vedo «Ma l’hai sentita anche te del figlio del Giovanni Mori?» mia nonna sta confabulando con la sua vicina di casa e gesticola con le mani tremolanti, mentre l’altra ascolta assorta, appoggiata al muretto divisorio «Mi hanno detto che è uomosessuale!» scandisce per bene la parola e la Jole le fa cenno di sì, corrugando la fronte rugosa  e tirando la bocca in una linea sottile.
«Ciao nonna.» mi schiarisco la voce e le vado accanto, assestandole un bacio sulla guancia.
«Eh, fossero tutti bravi come il mio Luca, i giovani d’oggi.» torna a rivolgersi alla vicina, che ora annuisce sorridente, mettendo in mostra il buco dove un tempo c’era un premolare. Sì, fossero tutti come me, certo. «Hai fatto merenda?» mi guarda attraverso le spesse lenti che le amplificano gli occhi «Chissà che schifezze ti preparano quando sei via.» mugugna grattandosi il mento da cui spunta un ciuffo di lunghi peli grigiastri.
Le sorrido «Non preoccuparti: sono diventato bravino a cucinare, sai?» mi batto tre volte il palmo sull’addome «D’altronde ho imparato dalla cuoca migliore che c’è in circolazione.» ammicco e lei sghignazza. Infila la mano nella tasca del grembiule e mi mette in mano una banconota da venti euro «Ma no, non c’è bisogno…»
«Guai a te se ti metti a discutere con me!» il suo tono è perentorio e io fingo di mettermi sull’attenti «Cosa ci fai da queste parti a quest’ora?»
Ecco la pettegola che torna alla carica «Niente, volevo solo fare un giro per vedere chi c’era in paese. Magari trovare qualcuno dei vecchi amici per andare a bere qualcosa stasera.» mi stringo nelle spalle «Tutto qui.» sì, certo: proprio i vecchi amici.
«Ah, ho capito. Va bene, va bene…» la sua faccia è ancora perplessa: non penso mi abbia preso sul serio. Nemmeno anche lei «Allora fila via da qui e va’ a cercare questi… vecchi amici» il tono è canzonatorio e alle sue spalle la Jole ridacchia «E divertiti, tu che sei ancora giovane.» mi guardo la mano dove tengo ancora i soldi ripiegati e li infilo nella tasca dei jeans «Ah, mi hanno detto che hai un esame: vedi di passarlo, capito?» aggiunge agitando minacciosamente l’indice vicino al mio naso.
«Certo, certo: ho studiato.» le rifilo un altro bacio e mi giro, ma lei mi afferra per il polso.
«Sta’ attento, neh? Quel tuo amico di scuola, il Mori…» mi tira fino a che mi sono abbassato a guardarla negli occhi «Ho sentito che è malato.» bisbiglia, guardandosi attorno sospettosamente «È… uomosessuale.»
«Si dice omosessuale, nonna.» scuoto la testa e mi divincolo «E non è proprio così. Però, se ti fa stare più tranquilla, cercherò di stare attento: contenta?» lei annuisce e mette in mostra la dentiera. Agito la mano e mi avvio verso l’uscita del cortile.
Lei torna a parlottare fitto fitto con la Jole.
A quanto pare le voci girano in fretta, qui al paesello.

Il centro è deserto e a parte un paio di vecchi ubriaconi, non c’è nessun altro nemmeno al bar della piazzetta.
Lascio la macchina nella via dietro la chiesa e mi incammino sotto i portici: come faranno questi negozi a restare ancora aperti? Di cosa campano? Mah!
Guardo distrattamente le botteghe finché giro l’angolo e me la vedo davanti: si sta sistemando la frangetta nel riflesso della vetrina del fornaio.
Lei si volta verso di me: vedo il terrore nei suoi occhi e si mette a camminare svelta nell’altra direzione.
«Silvia! Aspetta…» la rincorro, le metto una mano sulla spalla e la faccio rallentare «Ecco, io…» che imbecille: prima la fermo e poi non so nemmeno cosa dirle?
«Toglimi le mani di dosso!» mi schiaffeggia le dita e allontano di scatto il braccio, come mi avesse ustionato «Hai un bel coraggio, sai?» si gira: ha gli occhi lucidi «Perché non mi lasci in pace? Non ti è bastato tutto quello che mi hai già fatto passare?» serra le palpebre e una lacrima le scivola lungo lo zigomo, portandosi dietro una scia di fard, fino a ricadere sulla pavimentazione del portico «Vattene! Io e te non…»
«Volevo» ho la bocca secca e la lingua sembra fatta di piombo «… volevo solo scusarmi con te.» cerco di sfiorarle la guancia, ma lei arretra al mio movimento «Vorrei spiegare perché ho dovuto…»
«Piantala: è tardi, ormai!» il labbro inferiore le trema, così come la voce «Per colpa tua, quando la gente mi guarda vede solo una troia.» serra la mascella e mi dà le spalle «Vattene: non voglio più vederti.» singhiozza «Mai più!»
«Silvia…» la guardo allontanarsi e resto impalato in mezzo al portico. Una vecchietta mi passa accanto e si gira per guardarmi in faccia, ma io sto ancora fissando quel puntino, lei «Perché?» le mie labbra restano appena dischiuse e un groppo alla gola mi impedisce di deglutire.

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56 pensieri su “Il sabato del villaggio – 2 di 6

  1. Ecco. Ora si che è dura aspettare la terza parte. Chissà cosa ha “combinato” Luca. In un paese piccolo di solito le voci son più veloci di loro stesse…e basta anche veramente poco per catalogare una ragazza nella categoria citata da Silvia…
    La nonna è descritta benissimo…mi ha ricordato la mia❤ gli occhialoni, le tasche del grembiule da cui uscivano sempre 5 o 10€piegati…
    ❤❤❤😍ricordi dolceamari

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    1. Bugiardissima! Non può essere assolutamente vero: ai nostri tempi si parlava ancora in £, non in €! 🤣🤣🤣

      Grazie my queen! Ti rivelo che non ho preso spunto da nessuna delle mie nonne, ma da una vecchietta che conoscevo.

      Per il misfatto accaduto, sii paziente: prima o poi sono sicuro che se ne parlerà! 😘

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      1. Dipende da quanto è vissuta la nonna!! Se ha visto gli albori del ventunesimo secolo, allora si era dovuta adeguare al passaggio 😜
        In realtà la nonna frugava dalla tasca per prenderne banconote piegate ogni tanto, non sempre…quella che invece ad ogni mia visita mi dava sempre 1000 lire era la mia bisnonna, e chiudeva la mia mano con cura, come fosse uno scrigno, mentre rapida guardava che nessuno ci avesse visto. La mitica nonna Bruna❤
        Che bell’omaggio avete fatto a quella vecchia signora, vostra Adultitade😍.
        Per il misfatto, attenderò quindi pazientemente..😘😘😘

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      2. Io le ho ancora entrambe, ma una ha ottomila nipoti, quindi niente mance, per l’altra invece son l’unico: in effetti un paio di volte l’anno me le elargisce tuttora (sono il suo nipotino! 😅)

        Grazie a te per essere al mio fianco in questa tribolata landa, mia coronata regnante! 😘

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  2. Hai una nonna che dice “uomosessuale”? 🙂
    Le nonne di oggi hanno fatto il ’68, qualcuna ha avuto un nipotino nel ’77, poi c’è stato l’Aids…. Francamente non conosco nessuna nonna di oggi che parli in quel modo.
    Ma non mettiamo limiti alla fantasia 😉

    Sei sicuro che dietro le lenti da presbite gli occhi si vedano “amplificati”?

    Unico refuso trovato: “Allora fila via da qui e va a cercare”: all’imperativo va’ manca l’apostrofo.

    Buon proseguimento 😀

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    1. Sarà che vivi in una zona dotta, ma qui ci sono persone ben più giovani che parlano pure peggio, fidati. 😉
      In realtà avrei voluto usare il dialetto, ma dover fare i sottotitoli non mi aggradava e pregiudicava la capacità di lettura a un pubblico proveniente da altre regioni, ora che è finito il lockdown! 😉

      Sugli occhiali, ammetto di aver usato leggerezza, ma volevo un effetto “lupo cattivo” alla capuccetto rosso e se mi rimpiccioliva gli occhi, non rendeva.
      Comunque la nonna è astigmatica. Almeno così dice la sua cartella clinica! 😛

      Refuso sistemato: se non altro le particelle diminuiscono di volume, per contrappasso agli occhi amplificati! 😀

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  3. a seguirti ho la rapidità di una lumaca, anche perchè dal momento che scrivi storie devo avere il tempo per dedicarmici, legando le puntate precedenti. La storia qui prende corpo ed è scritta molto bene, salvo qualche refuso cui non faccio molto caso. See you soon, alla prossima, intanto buona giornata

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