Il sabato del villaggio – 3 di 6

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Or la squilla dà segno
della festa che viene

Mi sento ancora i suoi occhi sulla schiena: sembravano persino sinceri quando si è scusato, ma perché? Perché l’ha fatto? Non ci eravamo più visti, lui è partito per l’università e io iniziavo quasi a dimenticarmi di quella faccenda.
Siamo stati così amici. Eravamo più che amici. Io l’ho persino amato e anche lui mi ha detto che mi amava. Ma chi si comporta in questo modo non ama, non è in grado di amare: è solo cattiveria, crudeltà. Perché? Perché l’ha fatto? Non me lo meritavo! Nessuno merita un simile trattamento «Stronzo!» non riesco a trattenere né l’insulto, né le lacrime.
I miei pensieri si attorcigliano attorno a quelle immagini che la memoria, invadente e cinica, mi riporta agli occhi della mente, al momento in cui la passione di un momento si è trasformata nell’inferno di lunghi mesi. Una vita infamata, una reputazione sgretolata in pochi minuti.
Eppure, era tutto così naturale: siamo stati così bene insieme. E abbiamo fatto l’amore come non era mai successo prima. Lui ha detto che voleva tenersi un ricordo di me per quando sarebbe partito, lontano da qui, e io, stupida e innamorata, gli ho detto di sì. Gli ho creduto. E come una stupida ci sono cascata.
Dal campanile giungono i rintocchi: sei, scanditi come i battiti di un cuore malato e morente. Poi basta.
Cammino in fretta verso casa: per strada non c’è un cane, ma lui sì, c’era. Lui sono riuscita a beccarlo. Sono proprio sfigata.
Ho immaginato per settimane questo incontro e poi è finito così, con lui che balbetta scuse insulse e io che scappo tra le lacrime: proprio una bella rimpatriata, non c’è che dire.
Stasera, per fortuna, devo vedermi con Gabriele, ma non so con che spirito la passeremo: io con i miei problemi e lui… boh, non so nemmeno cosa gli passa per la testa e quando ci siamo sentiti per messaggio non ha detto niente che non fossero convenevoli e banalità. Non se la passa bene neanche lui, ne sono certa.
È troppo che non ci si vede.
Fa lo stesso: gli ho scritto che ci saremmo visti e stasera ci vedremo.
Magari riusciamo a farci quattro risate: mi farà bene incontrarlo, non è uno stronzo come Luca.

«Ciao Gabri!» mi alzo e mi faccio largo tra tavoli e sgabelli, andandogli incontro «Oh, come siamo eleganti: tutto bene?» in effetti non ha una bella cera e sembra abbia appena finito di piangere.
Mi fa cenno di sì, ma si passa il dorso della mano sugli occhi «Mi fa piacere vederti, Sissi» abbozza un sorriso.
Lo prendo per mano e lo porto al nostro tavolino «Lo sai che non devi dire le bugie alla tua cuginetta: quante volte te lo devo dire?» lo guardo fisso e il suo volto è indecifrabile, nella penombra della saletta «E sai anche che a me puoi raccontare tutto.» piego la testa di lato per intercettare i suoi occhi  verdi «Vero?»
Prende un lungo respiro e alla fine il sorriso si allarga «Non preoccuparti, c’era solo un idiota che ha fatto lo stronzo quando sono entrato…» mi alzo, ma lui mi afferra il polso «Lascia stare, non ne vale la pena.» sorride ancora, nonostante il suo viso sia velato di tristezza «Su, siediti.»
«È… è questo paese di merda che ci sta stretto, ormai.» sbuffo, appena prima che arrivi il cameriere: ordiniamo due medie rosse e una porzione di patatine. «Come va a casa?» che domanda stupida, bene no di certo «Gli zii… beh, ecco: come hanno preso la tua… notizia?»
Solleva l’angolo della bocca, un gesto che conosco fin da quando eravamo bambini e lui aveva già capito cosa mi passava per la testa «Non saprei, a dire il vero: fingono che non sia successo nulla, ma si vede che sono a disagio quando sono nei paraggi. Specialmente se capita fuori casa, quando c’è gente.» sospira «Mi vogliono bene, lo so, ma…»
«Serve tempo per certe cose, si sa.» gli prendo le mani, sporgendomi verso di lui «Ma se hai bisogno di qualsiasi cosa, conta pure su di me!» ammicco.
«Grazie cuginetta» che bel sorriso che hai sfoderato, Gabri: finalmente! Anche le mie labbra si increspano «ma so che non sono l’unica pecora nera della famiglia: che hai combinato Sissi?» corruga la fronte e ora è lui che stringe le mani a me «Non sono riuscito a capire cos’è successo e nessuno in famiglia ne vuol parlare.»
Il cameriere arriva con l’ordinazione e lo scontrino «La prossima volta.» offro io e guardo il ragazzo col vassoio avvicinarsi a un altro tavolo «Ecco, sai di Luca…» lui sobbalza sullo sgabello «Che c’è?»
«Niente, eh che… Un brindisi?» si schiarisce la voce, afferra la birra e la solleva «Ai due cugini più sfigati di sempre?» c’è rassegnazione nella sua voce, ma faccio cozzare i boccali «Ecco, c’era anche Luca qui fuori, quando sono arrivato. Era con quegl’altri due che non hanno perso l’occasione di prendermi per il culo.»
«Quello stronzo…» chiudo gli occhi e faccio un grande respiro «Perché dev’esserci sempre di mezzo lui?» bevo un goccio e prendo una patatina, rigirandola tra le dita e guardandola da ogni angolazione.
«No, lui era in parte.» agita le mani: sembra quasi che lo voglia difendere «È Carlo il più infame. E Stefano a dargli corda.» una scrollata di spalle, un sorso di birra «Luca è rimasto lì, come se volesse far finta di non esistere.»
Sgranocchio un’altra patatina e lo guardo, aggrottando la fronte «Beh, non è certo un santerellino!» abbasso la testa «Ha messo… è stato lui che ha fatto girare un video in cui noi due… ecco…» lui fa un cenno con la mano e io mi mordo il labbro, sbirciandolo di sottecchi «Lui è…» sento il groppo in gola stingersi sempre di più.
«Ho capito, non c’è bisogno di andare oltre.» mi carezza la mano e si porta una stick alla bocca «Come stai, ora?» manda giù il boccone e mi sorride «Sai che non puoi mentire al tuo cuginetto preferito!»
Mi stringo nelle spalle «Sono stata meglio, in effetti.» mastico e mando giù a fatica «Oggi pomeriggio l’ho beccato in centro. Luca intendo: erano mesi che non ci vedevamo o sentivamo.» distolgo lo sguardo da Gabriele e getto un’occhiata verso l’ingresso «Sai? Ha persino avuto il coraggio di scusarsi, il bastardo.»
«Immagino sia stato proprio un bel momento.» mugugna, facendo rigirare il boccale tra le dita «Però non riesco a capire: non è da lui fare così.» si passa l’indice sul mento, guardando il soffitto di legno del pub «Un tempo eravamo amici ed ero sicuro che tra voi potesse esserci qualcosa.» mi fissa negli occhi e allarga le braccia «Vi ho sempre visti bene insieme: chissà cos’è capitato.» mi sorride «Sei ancora innamorata di lui, vero?»
«No!» sgrano gli occhi e sbatto le palpebre «Non è così. Non credo. Non so. Beh, se anche fosse non mi interessa.» scuoto la testa «Per me non esiste più.» Gabriele fa ancora quel suo mezzo sorriso «Che importa? Tanto per fortuna mi capita di vederlo sì e no un paio di volte l’anno.» cerco di disegnarmi un sorrisetto sulle labbra «Ma dimmi di te e di…» come si chiama? che figura di merda.
«Leo?» stavolta è lui a scuotere la testa «Ci siamo lasciati: non siamo fatti l’uno per l’altro.» un sospiro, una sorsata di birra e mi sorride «È stato meglio così: alla lunga ci saremmo fatti solo del male.»

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86 pensieri su “Il sabato del villaggio – 3 di 6

  1. Buongiorno Alessandro! Il bello dei tuoi racconti è che mi sembra quasi di conoscere i tuoi personaggi… Per esempio, Gabriele, cosa starà facendo adesso?? Magari colazione con la sua famiglia, e loro saranno a disagio anche adesso? Come si sente lui? Boh🤔…

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      1. Che è sempre un bel ricordare (tra l’altro visto ieri su un altro blog).
        Quando te l’ho scritto, tempo 30 secondi, mi è partita in sottofondo “Under Pressure”! Che regalità congenita che abbiamo addosso! 😍

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    1. A quanto pare la scelta dell’ordinazione è stata molto apprezzata! 😁
      Se, giunti a metà, c’è ancora tensione per sapere come va a finire, significa che qualcosa di buono l’ho fatto!

      (Ti avviso: mi eri finita in SPAM e ho guardato solo ora, ma ti ho tirata fuori dall’immondizia dandoti una ripulita! 😉)

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  2. Mi duole ammetterlo, ma l’idea di raccontare una storia girando sempre la prospettiva è una genialata.

    La stessa storia diventa dieci storie diverse.
    È interessante perché è esattamente come si comporta la vita.

    Ma non entro nel merito a quest’ora.

    PS, kmq sei il solito Tavernicolo che fa “cozzare i boccali” come nelle taverne.

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    1. Questo, però, non implica che sia un genio, eh: non vorrei mai che qualcuno, leggendo, si faccesse illusioni.

      Sulla storia del brindisi (c’è dell’astio campanilistico?) nella rozza provincia padana è ancora una tradizione forte, sia che si tratti di una tavernaccia, sia nel più raffinato bistrot, maneggiando uno spumantino.

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      1. No, no, infatti: però meglio specificare.

        Il brindisi tintinnante è da fighetti e farlo con due medie rosse sembra un controsenso.
        Questi son due cugini “ruspanti” di provincia, si addice poco…

        Comunque è la mia indole da rievocatore: il cozzar tavernicolo mi calza a pennello! 😉

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  3. Che dire dopo tutti qst complimenti? Condivido tutto che sei bravo, che le tue tempistiche sono perfette: e’ bello aver ogni pezzo da leggere ogni mattina, che potresti uscire dal guscio e buttarti sui libri ecc….. insomma tutto perfetto anche la provincia, descritta in maniera sublime con i suoi pro e contro …puo’ bastare?

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