Il sabato del villaggio – 4 di 6

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Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l’altro tace

Luca è ancora lì, fuori dal pub, quando io e Silvia usciamo dopo quasi un paio d’ore. Ci guarda di sottecchi e si irrigidisce nel vederci insieme, ma continua ad armeggiare col telefonino. I suoi due amici se ne sono andati. Sembra quasi che ci aspettasse, ma finge di non curarsi di noi; men che meno ci saluta.
Mi frappongo tra lui e mia cugina, che invece borbotta qualcosa e ha tutta l’aria di voler andare a dirgliene quattro. Oppure le è presa la smania di andare a parlargli: è tutta un fremito, ma le prendo la mano e gliela stringo.
Le accosto le labbra all’orecchio «Lascia perdere.» Sbircio verso di lui, che non si muove, col piede e la schiena appoggiati al muro, mentre le dita picchiettano veloci sul touchscreen «Secondo me…» sospiro e scuoto la testa «Ci fumiamo una paglia e poi ti riaccompagno a casa, ok?» lei annuisce, ne sfila una dal mio pacchetto e se la accende, poi mi passa l’accendino «Prima o poi devo piantarla con ‘sta merda…» accartoccio il pacchetto vuoto e lo getto nel cestino vicino all’ingresso.
Luca solleva per un attimo lo sguardo e i nostri occhi si incontrano: deglutisce e sembra volersi muovere; la parvenza di sorriso che ho intravisto sparisce dalle sue labbra carnose, celata dal serrarsi della sua mascella, fin quasi a farle sparire in una sottile linea.
«Secondo te dovrei parlargli?» Silvia è ancora cotta marcia, si vede lontano un chilometro «Cioè, sembra che stia aspettando di parlare.» deglutisce e poi tira una boccata dalla sigaretta «Anche se è uno stronzo…» alza di proposito la voce, ma Luca, a parte smettere di digitare, non fa alcun movimento «… forse ha davvero qualcosa da dire.»
«Non è qui per te. Non credo.» soffio fuori il fumo e con la mano libera le afferro il mento, sollevandoglielo «Sissi, devi lasciar perdere: non fa per te, ascolta il tuo cuginetto!»
«Ma… ecco, noi non ci siamo…» ha gli occhi lucidi e le trema la voce «Non ci siamo mai spiegati davvero.»
Scuoto la testa e le faccio oscillare la sua con la mano «Prima di tutto non sei tu che devi spiegargli qualcosa, ma è stato lui a fare una stronzata e secondo…» aspiro un’altra boccata di nicotina «Beh, non credo stesse aspettando te. Non voglio che tu ci stia male, fidati.»
Lei sgrana gli occhi e le lascio andare il mento «Cosa intendi?» sbatte due volte le palpebre e arretra di un passetto, spegnando la sigaretta nella sabbia del posacenere «Non… non capisco.»
«Non so, una sensazione.» le faccio un cenno con la testa «Su, andiamo.»

Io e Silvia ci avviamo alla mia macchina e dopo qualche passo mi volto: Luca si è incamminato nella nostra stessa direzione subito dopo che ce ne siamo andati. Ha le mani infilate nelle tasche e tiene la testa bassa; un centinaio di metri prima del parcheggino si ferma e apre la sua auto, appoggiando la giacca sul sedile posteriore.
«Ci sta ancora seguendo?» mia cugina mi distoglie dall’osservare le sue mosse e io faccio cenno di no «Pensi che sia una sciocca, Gabri?» la sua voce è sottile e ancora incerta «Pensi che sia stupido pensare a…»
«Tu non sei né sciocca, né stupida, cuginetta.» le cingo le spalle, tirandola vicina a me: le bacio i capelli crespi e ridacchio «Sei solo innamorata. E anche ferita, ma questo non è certo una colpa.»
Lei mi guarda e abbozza un sorrisetto «Però fa tanto male…» singhiozza e stavolta non riesce a trattenere le lacrime, che sgorgano copiose dai suoi occhi castani.
«Dai, Sissi, non piangere.» anche la mia vista si sta offuscando e stringo le palpebre «Vuoi far piangere anche me, stronzetta?» la risatina viene smorzata da un singulto e lei mi abbraccia e si stringe al mio petto.
«Forse era troppo tempo che tenevo tutto dentro.» è poco più di un mormorio che si perde nelle pieghe della camicia «Grazie, Gabri. Sei più di un cugino.» solleva lo sguardo e tra le lacrime compare un bel sorriso «Ti voglio tanto bene.» e torna a stringersi a me.
«Mi vuoi tanto bene, ma mi stai sporcando tutta la camicia col mascara…» scoppiamo entrambi a ridere «Chissà che penseranno a casa? Magari che sono… guarito?» sghignazzo, imitato da Silvia «Andiamo, forza: è stata una giornata impegnativa.»

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95 pensieri su “Il sabato del villaggio – 4 di 6

  1. Ma❤! Che cuginetto….Adesso resta la curiosità del cosa succede dopo, anche riguardo a Luca😁
    Eh, l’amore un po’ rincoglionisce in effetti…specialmente se è a senso unico. Menomale al mascara non si è mescolato pure del rossetto 😛 quello è ancora più difficile da togliere, in particolare dai vestiti😬😬
    (Non lo uso quasi mai…ma un velo di mascara invece ha sempre il suo perché…soprattutto in tempi di mascherine😂).
    Buona giornata, maestà!😉😘

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    1. Regina curiosa… 😁
      Il rossetto non l’avevo proprio preso in considerazione: anche io preferisco che sia solo un velo o, meglio, nemmeno quello. A volte basta un po’ di lucidalabbra, no?
      Comunque il mascara ha un suo perché, su quello hai ragione. E anche la matita, se ben usata, ce l’ha!

      Buona giornata a te, mia cara dolce consor… ah, no, quella è su un altro blog! 🤣🤣🤣

      😘

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      1. Ti verrebbe da farti una domanda e ti scappa anche di darti una risposta, a quanto pare! 🤣

        Cosa sia l’amore non lo so dire, ma so che ne conservo, in qualche anfratto della memoria, un ricordo la cui vividezza è sfumata.

        Ieri era la sera, oggi siamo retrocessi al tramonto facciamo progressi! 😀

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      2. U.S. (United States): è stato da lì, dalla posta che arrivava ai soldati al fronte (non ricordo di quale guerra) che è nata la storia dell’Uncle Sam, lo zio d’America.

        Pensavo fosse una citazione dotta, invece era solo casualità. Ma a volte è bello anche così! 🙂

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  2. Bellissima parte. Sei molto bravo a descrivere la scena, le azioni e le espressioni dei personaggi nei minimi dettagli, così a chi legge non è difficile immaginarsi tutto. In questo modo si riesce a penetrare nella storia e si pensa di trovarsi proprio lì, tra Silvia e Gabriele, ansioso di scoprire cosa vorrà mai Luca. Ottima la scelta di farla narrare dai vari punti di vista.
    Laura😊

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    1. Grazie mille Laura!
      Sì, è un modo di raccontare che mi piace molto e preferisco che sia il lettore a capire cosa sta succedendo, anziché essere io a dirglielo.
      Ora vediamo se ci saranno altre novità: il finale s’avvicina! 😀

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      1. Beh sì, mi sembra ovvio. Tra l’altro quando alle medie abbiamo studiato questa poesia, l’ho adorata fin da subito. È tra le mie preferite in assoluto. E concordo pienamente con il messaggio “la felicità sta nell’attesa”. Credo sia proprio vero.😊

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    1. Ecco, io cerco di limitare le descrizioni e, piuttosto che farne di lunghe e dettagliate, preferisco sparpagliarle qua e là in pezzettini che si incastrano: come succede nella realtà (almeno mi pare), ci si focalizza sempre su qualcosa e quindi spezzetto il tutto per non far andare di traverso il tutto 😉

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  3. La storia sta prendendo decisamente una piega romance, eppure c’è qualcosa che mi sfugge. il personaggio di Gabriele non può essere lì a caso, solo a fare da mocciolo tra i due. Mmhh. Ho una notte per pensarci e anticipare le tue mosse. Anche se dubito di riuscirci. 🙂

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      1. 😮 😮 😮 … il Paraaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!! Tu hai evocato, evocato proprio un fantasmone del passato!!!!! 🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣 nemmeno troppo antico 🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣

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