La domenica del villaggio

Ieri siamo giunti alla fine di questa nuova storia d’amore, che forse ha poco d’amore che si immagina, ma molto dei nostri tempi: è stato bello accompagnarvi attraverso le poche ore degli eventi che si sono trasformate in sei giorni di narrazione.
Il racconto che ho cercato di portare alla luce è una realtà che potrebbe apparir antica o addirittura aliena, ma che purtroppo trova ancora molti riscontri nelle notizie di cronaca, per quel che riguarda sia l’intolleranza, sia il bullismo perpetrato nei confronti di quanti non sono allineati alle idee dominanti.

Questa stora non voleva essere né un condanna sociale, né di critica a qualcuno, né di qualsiasi altro tipo di accusa indirizzata, ma una cruda fotografia, una trasposizione in parole di quanto si può effettivamente vedere in giro; la scelta di variare i punti di vista nella storia, che ho già sperimentato altrove, pare abbia sortito l’effetto sperato, a voler dare ascolto ai commenti che mi avete scritto, e sono felice che il risultato sia stato almeno in parte realistico e convincente.

In molti sono giunti alla fine del racconto con un’idea molto vicina a quel che sarebbe successo nel finale (ma mi piace pensare che nessuno ci abbia azzeccato in pieno), però dovete anche considerare una cosa: si tratta di un racconto non troppo lungo e che è stato possibile analizzarlo per diversi giorni e quindi sviscerare ogni possibile alternativa, rivedere ogni parola e contestualizzare e decontestualizzare tutto per guardarlo al microscopio. Pensate, invece, come sarebbe stato leggerlo tutto d’un fiato senza troppe preoccupazioni o senza voler per forza leggere fra le righe…
Non voglio dilungarmi oltre e mi limito a lasciarvi il racconto in formato pdf, così che lo possiate scaricare per leggere per intero qualora vi tornasse la volgia di farlo (o per chi non è riuscito a seguire tutte le tappe della storia)

Di seguito un brano che in un qualche modo sento coerente con la storia di Luca, Silvia e Gabriele (non ho una motivazione puramente razionale, in effetti, ma lo sento adeguato) e poi, il titolo, è significativo, perché quando questo brano uscì, sembrava un tempo molto lontano, mentre adesso… ecco, ci siamo dentro fino al collo.

Timoria – 2020

Prima di lasciarvi, augurandovi una buona domenica, vi anticipo che la prossima settimana dovrebbero tornare almeno alcuni dei consueti appuntamenti, anche se non escludo qualche novità dell’ultimo minuto e…

… e vi confermo che è in lavorazione Petrarca 2.0, perciò gioite: a luglio potrebbe capitare di rivedere in giro da queste parti Alice Quintana, Andrea Giorgi e chissà chi altro!

In copertina: strada di campagna di un paese di provincia – old photo by me.
Si tratta di uno scorcio della stradina di cui si parla nel racconto “La tristezza”.

89 pensieri su “La domenica del villaggio

  1. Seguendoti da poco non ho ancora letto Petrarca, ma visto che mi annunci un sequel, farò meglio a leggerlo. Volevo farti i miei complimenti per la tua abilità nello scrivere. Penso che la scrittura non sia un dono, infatti non si nasce sapendo scrivere. Quello che rende davvero talentuosi gli scrittori è la fantasia e la creatività.
    Laura🌹

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    1. Grazie Laura: davvero un bel complimentone di prima mattina! 😀

      Se vuoi, trovi il pdf nell’articolo “Petrarca e dintorni” e nello “Storysharing” di maggio, così te lo puoi gustare tutto insieme. Altrimenti si fa alla vecchia maniera! 😉

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      1. non li ascolto più da un pezzo neanche io. Ma il panorama musicale è così vasto che spesso ci si perde dentro… e poi, diciamolo, ogni musica ha il suo momento, no?

        Ne fai una giusta solo ogni tanto? mah… al momento non hai sbagliato un colpo, in ogni caso mi riservo di essere più precisa in seguito 😜

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      2. Sì, ogni musica ha il suo contesto e i suoi momenti. A parte quelle che van bene per tutte le stagioni, ma son davvero poche e diverse per ognuno.

        Ahahahah
        Non esagerare con la precisione, che poi saltan fuori gli altarini! 😜

        PS: le zucchine com’erano? 🙄

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  2. La domenica del villaggio è arrivata con una bella riflessione dell’autore, grazie di averci raccontato l’amore, sono convinta che una storia d’amore non ha un giusto modo di essere immaginata, l’amore è imprevedibile nel legare due esseri umani in una storia e qualunque sia la storia merita rispetto 🙂

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  3. che ci fosse qualcosa che preludesse ad uno svolgimento non canonico leggendo fra le righe si avvertiva, sopratutto per alcuni dettagli che hai seminato sapientemente senza troppo farci sapere! io l’ho trovato prima di tutto scritto bene che spesso fa la differenza e poi mi è piaciuto, non amo le cose a puntate, ma tu mi hai fatto cambiare idea. il tema del racconto è stato trattato con tantissima delicatezza e rispetto e questo ti fa onore ” bravo”

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    1. Azz! Ho cambiato le tue abitudini di lettura? Non pensavo di riuscire ad arrivare a tanto.

      Grazie Mati per le tue parola coccolose: fa sempre piacere vedere il proprio lavoro compreso e apprezzato.

      Quindi tieniti salda, che tra qualche tempo ti tocca rivedere Alice & Andrea… o almeno ne leggerai delle nuove. 😉

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    1. Gongolare si gongola, sì. E’ bello andare in gongola! 😜🤣

      Ehm… non è che pericoloso ‘sto sgnips? Ci vuole la museruola e il guinzaglio?
      (sai che sono una mente semplice e sempliciotta: non farmi trabulare anche di domenica… 😅)

      😘

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      1. Eh no…ma ci sarà sicuramente un altro concerto a cui andare😊
        e-queen è una roba tremenda, ma mi fa ridere almeno😂😂
        Da dove lo hai creato questo appellativo? Et lo suo perché?(sempre che ci sia un perché, ovviamente😉)
        😘

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      2. Ci sto, vostra adultitade, aggiudicato😎
        Ma grazie per la citazione culinaria!! Non amo molto i cantucci, ogni tanto a onor di tradizione….però di nascosto al posto di quelli, ci imbevevo i tarallucci, una volta😂😂
        Si che siam pucciosi!!😘😘😘

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    1. La tradizione del “serrar le fila” è nata proprio con Petrarca: credo sia un buon modo per rivedere il lavoro alla fine e fornire anche la mia versione dei fatti al di fuori di quel che si può intuire dal racconto stesso.

      Grazie per aver letto e anche per aver apprezzato. Con Petrarca si parla di un paio di settimane, poi andrà in stampa 😉

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  4. è vero, spezzettare un racconto non nato per esserlo fin dapprincipio fa perdere un po di mordente nella lettura… ma d’altronde date le circostanze non è possibile fare altrimenti
    quanto al tema, sulla storia ed il modus narrandi nulla da eccepire, anzi 👏👏👏 ma come a qualcun altro, mi è apparso un pochino irrealistico ambientarlo nell’odierno. E buona domenica a te 💚

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