La profezia

Gnig-Gna passò tutta la successiva stagione delle foglie-cadenti a vagar per i monti Queqinavera, vagabondando nei posti dalle-tante-piante in cerca di erbe, frutti e bacche da cui trarre le essenze di cui aveva bisogno per le sue malie. Ella era ben conscia di esser gravida, ma ancor non se ne percepivan le forme nel corpo della sciamana.
Riprese a scolpir sagome e volti della madre degli Enhorgehesh, la sacra Sadqameth, Leonessa Sanguinaria, genitrice e generatrice della stirpe.
Quando le prime brume presero a nasconder la valle e le foglie dai colori cangianti caddero al suolo, Gnig-Gna non aveva ancor scelto un nuovo compagno-di-giaciglio, ma questo non avvenne nemmeno nel ciclo di freddo e buio che sarebbe giunto, poiché le sue notti non le trascorse distesa, ma desta a pregar e invocar la Leonessa Sanguinaria, affinché le riuscisse di squarciare con i suoi artigli, possenti e ferali, il velo che separa un mondo dall’altro.
Le invocazioni, però, furono vane, poiché la forza crescente del figlio che cullava nel suo ventre l’aveva resa debole per un simile impresa e quindi, giunta di nuovo la stagione in cui si il bianco-gelo si scioglie e sui rami tornano a spuntar verdi le gemme, Gnig-Gna riprese a frequentare l’antro della sua casta, col ventre prominente e gli arti indolenziti dalle fatiche sostenute; ma, per via della sua condizione, fu ben presto allontanata, perché stava per giungere il tempo del nascituro, cosa molto inconsueta per quel ciclo naturale, così una levatrice le stette accanto e la accompagnò per tutto il lungo travaglio dei giorni a venire.

Siangish, figlio di Gnig-Gna, nacque ed era forte e rumoroso come pochi altri tra gli Enhorgehesh, anche se il suo sangue aveva ancora l’impurità d’un suo avo; non ci furono, tuttavia, danze o lotte rituali per accogliere la nuova vita della tribù come avviene d’abitudine.
I guerrieri, custodi della storia e delle tradizioni, additarono la partoriente come traditrice per ciò che aveva fatto a Siangish, figlio di Siangish, e ora che la creatura era stata cavata dal suo ventre, non v’era ragione per non condannarli entrambi alla morte.
Uno degli anziani quello detto lo sdentato per via della zanna destra mancante a seguito d’una battaglia, presagì davanti a Mauhagr, figlio di Mauhagr che per il piccolo ci sarebbe stato un futuro fatto di vittorie con gli uomini-di-ferro-a-cavallo, ed essendo stato un grande combattente, per il figlio di Gnig-Gna venne concesso il perdono, ma per la madre, l’indomani, sarebbe stato emesso un verdetto davanti alla tribù e al sacro fuoco che bruciava al centro del loro villaggio.
Era l’inizio del tempo in cui i posti dalle-tante-piante son ricchi di bestie da cacciare e frutti da cogliere: gli sciamani stavano propiziando i cacciatori con le loro sacre preghiere, quando Gnig-Gna, col figlio attaccato alla mammella, tornò nell’antro in cui aveva imparato i rudimenti dell’arte della madre degli Enhorgehesh e invocò il loro aiuto, affinché l’aiutassero a risentir la voce di Siangish, figlio di Siangish, colui che era stato il suo compagno-di-giaciglio e che aveva ucciso per difenderne l’onorabilità.
Gli altri sciamani, consci del rischio che correva e consapevoli dell’abilità della femmina, oltre che del lustro che dava alla loro stessa casta, accettarono e la sera, prima che la sentenza fosse pronunciata da Mauhagr, figlio di Mauhagr, si sedettero in cerchio attorno al sacro fuoco, compiendo i loro rituali e offrendo i tributi necessari perché questi prendessero forma: il grande serpente brillava minaccioso poco sopra l’orizzonte e le luci-brillanti-segni-degli-dei splendevano nel cielo cupo, ma sgombro delle portatrici-d’acqua.
Il rituale ebbe successo e non solo lo spirito di Siangish, figlio di Siangish si palesò, ma anche quello di altri Enhorgehesh periti da tempo. Fu proprio il compagno-di-giaciglio di Gnig-Gna a comunicare e diffondere attraverso le sacre ossa il suo pensiero cosciente: la donna aveva ricevuto il suo perdono, perché aveva agito con giustizia e a favore della tribù e del clan tutto.
L’evento che destò maggior stupore fu però quello che avvenne dopo: gli spiriti dei morti, uniti in una schiera compatta, scrissero in caratteri noti solo agli sciamani, con le loro membra fatte di sostanza eterea. E le parole che ne uscirono furono il segno: l’era sta per giungere.

Il maestro sciamano crepò dopo aver tradotto alla tribù quel presagio e alla sua morte le anime evocate si agitarono e si dispersero sotto lo sguardo di Mauhagr, figlio di Mauhagr, e di quanti erano con lui, ma Utharog, figlio di Utharog prese il medaglione con le rune del maestro e lo gettò nel sacro fuoco, facendo levare grida di dolore agli spiriti, che tosto svanirono.
Quello che la profezia dice è che verrà l’ora in cui la sacra razza degli Enhorgehesh si unirà a tutte le altre che abitano questo mondo per schiacciare sotto il calcagno la testa del serpente che ha avvelenato la vita delle genti.
Gnig-Gna comprese per prima il detto e crebbe Siangish, figlio di Gnig-Gna secondo quanto tramandato dai profeti della Leonessa Sanguinaria.

Alessandro Gianesini

In copertina: orc shaman by markmolchan

38 pensieri su “La profezia

      1. 😂😂”tutti morti un’altra volta”mi fa venire in mente L’ultimo dei Mohicani…
        Quale onore, vostra Adultitade😍
        La vostra sempre devota (E)-Q❤
        …che scritto così pare una improbabile formula chimico-fisica strampalata, ma prima del caffè mattutino, non connetto mica tanto😁😂

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    1. Eh, magari sapessi farlo con pochi tratti: c’è un intero mondo dietro e quello che leggi è solo la punta dell’iceberg della creazione. 😉

      Comunque il discorso profezia è piuttosto giovane, rispetto all’idea della storia in generale, ma dubito si possa applicare alla realtà, anche se dovrebbe apparire ben più compatibile 🙂

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  1. Bellissima questa storia, mi ricorda una che scrissi tempo fa, nel periodo tra le medie e il liceo, ero molto dark e queste atmosfere di maghi, stregoni e villaggi dai tratti barbari mi attiravano molto. Non che ora non si così, resto sempre la stessa, ma sono in grado di seguire molti intrecci differenti! Ci sarà una continuazione?😊

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    1. Eccoci! Partiamo dalla fine: la continuazione ci potrebbe essere, il problema è che rischierebbe di essere spoiler per i libri che non ho ancora scritto; i personaggi, o almeno qualcuno dei racconti, sono presenti o tratti dall’ambientazione che ho creato (Sphaera) e quindi se andassi troppo oltre, rischierei di rivelare troppo. Però vedo cosa si può fare, anche se altri racconto su Gnig-Gna mi piacerebbe scriverli, magari dei prequel dell’attuale situazione.

      Valuterò bene come accennare senza rivelare: un bel probelama, insomma! 😀

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  2. Ciao Alessandro
    passo in ritardo. Di questi tempi sarà così per un po’. Questa settimana non sono riuscito ad avanzare (sono al capitolo 25), ma da oggi riprendo. L’idea del ciclo di racconti orchesco è carina, cercherò di seguirlo. Ma sarò sempre in ritardo. Comunque a presto.

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