Giulia -3ª parte

Per chi si fosse perso l’inizio: Giulia – 1ª parte e Giulia – 2ª parte


«Mamma, ho riportato le cose di papà. Tengo solo la vecchia foto.»

La donna prende dalla mano del figlio lo zainetto, scrutando con apprensione un’insolita espressione ferma.

«Stai qui a mangiare?»

«No. Devo vedere un cliente.»

Gli si avvicina di più, trattenendo un abbraccio. Le sfugge una breve carezza alla spalla e un bacio furtivo alla guancia, alzandosi svelta su punte. Enea ha labbra tirate e voglia di piangere, ma non lì, fuori, in ascensore magari.


Giulia è davanti alla cassaforte aperta della camera da letto. Cerca vorace tra carte, precisa, rapida, selettiva, ma non c’è. Eppure l’aveva visto. Dopo l’ultimo amplesso lui aveva aperto l’antro per estrarre un nuovo regalo prezioso e il faldone giallo era in piedi, in vista con la sua sigla “M.T.”. Controlla ancora, i documenti possono esser rimasti orfani di contenitore e confondersi tra altri.

L’ingegnere appoggia la mano allo stipite e silenzioso attende, non visto. Soffre a saperla così, senza pace, inarresa. Che smetta, che smetta subito. Che si spaventi, ma che smetta. Percorre a ritroso alcuni passi nel corridoio e giunto alle scale chiama.

«Giulia! Amore!» per un po’ dovrebbe bastare.

Giulia si volta felina, le mani lavorano in un automatismo rodato, il cartaceo è in ordine e le compare al dito la riviere di diamanti fancy. Chiude con calma senza voler nascondere d’essersi presa l’anello. Indossa un sorriso raggiante e mirandosi la falange si prepara ad accogliere l’uomo. Lui finalmente si mostra.

«Ho voglia d’indossarlo. È delizioso.»

«Stai uscendo Amore?»

«Torno tra un paio d’ore.»

«Sai che non è necessario.»

«Lavorare?»

«Lavorare…»

«Due incarichi e smetto.»

«L’hai detto anche due incarichi fa. Non mi piacciono i rischi che prendi.»

«Ne abbiamo già parlato. Adesso vado.» lui le si piazza davanti, lei gli sfiora le labbra con l’indice, sul quale appoggia morbida la bocca: “silenzio”. L’Ingegnere si sposta, lei passa, si allontana, scende, esce, sale in macchina, s’immette nel traffico, ferma la vettura nel parcheggio di un centro commerciale, si dirige verso l’unico bar con i tavolini all’aperto, si siede, ordina e attende. Enea le si siede accanto. Giulia trasale.

«Sorpresa di vedermi?»

«Sì! Che ci fai qui?»

«Cercavo te. Sono bravo nel mio mestiere.»

«Dai, non scherzare, come facevi a sapere che sarei venuta qui?»

«Mi hai mandato un messaggio.»

I due si guardano complici e iniziano a ridere, ridono di gusto e non smettono fino all’arrivo dei caffè.

«Giulia, ho riflettuto, è ora che cerchi mio padre, anche solo per prenderlo a ceffoni, o insultarlo, dipenderà dal suo stato di salute.»

«Bravo! Non sono pesi che si possono reggere per sempre.» e gli marca la fronte con una sfumatura color pesca.

continua…

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