Gli Artefatti

ATTENZIONE, pericolo spoiler

Prima di iniziare a trattare l’argomento (è disponibile il file pdf ella sezione download) è giusto dire a quanti sono interessati a non avere alcun tipo di anticipazioni sui prossimi libri, che in questa sezione ci possono essere riferimenti e notizie che riguardano parte del mondo di Sphaera non ancora trattato nella tetralogia. Niente di eclatante, sia chiaro, ma alcune meccaniche che stanno dietro alle situazioni che si sono venute a creare nella storia potrebbero emergere prima del dovuto: a voi la scelta…

Introduzione

Si tratta degli oggetti più rari e potenti che siano stati creati e che possono cambiare gli esiti di diversi tipi di situazione, sia che si tratti di uno scontro, sia una circostanza di altra natura. Quasi tutte le divinità hanno realizzato personalmente, o tramite maestranze che risiedono nel loro piano, gli artefatti a loro dedicati; se ne conosce solo uno che, invece, è stato realizzato tramite la magia dei mortali, la Mappa dell’Oltre.
Degli artefatti si dice che assorbano una parte dell’essenza della divinità durante la loro realizzazione, ma non tutti quelli che sono stati costruiti sono entrati in contatto o messi a disposizione dei mortali nel corso dei secoli: le razze civilizzate hanno avuto modo di studiarne alcuni e catalogarli per riuscire a utilizzarli senza correre pericoli; gli altri, invece, sono rimasti a disposizione delle divinità stesse o degli arcangeli al loro servizio.
Solo le creature viventi (mortali o immortali che siano) sono in grado di entrare in sintonia con un artefatto e per farlo devono passare in meditazione un tempo superiore a quello di un riposo breve, come avviene per gli oggetti magici tradizionali: il possessore dell’artefatto deve infatti trascorrere almeno un giorno intero (almeno 8 giri di clessidra) concentrato e a contatto con l’artefatto, in modo da poterlo utilizzare nella maniera consona e completa.
Ogni artefatto può essere in sintonia con una sola creatura per volta e ogni creatura vivente può essere in sintonia con un solo artefatto per volta; nel caso di un artefatto già posseduto in precedenza della creatura che lo controlla attualmente il tempo necessario per riallacciare la sintonia è pari a 1 giro di clessidra, in cui il possessore deve rimanere a contatto con l’oggetto e senza svolgere altre attività.Talvolta sono richiesti anche dei requisiti affinché la sintonia si realizzi: un particolare allineamento, delle specifiche conoscenze, abilità, etc.… Se anche solo uno di questi prerequisiti non è soddisfatto, tra la creatura e l’artefatto non si instaura la sintonia e vi può essere un rigetto che provoca conseguenze se si continua a maneggiarlo o utilizzarlo.
Di seguito un elenco di quelli noti e che sono entrati in qualche modo in contatto con la popolazione di Sphaera.
N.B.: in questo elenco non c’è la completezza di tutte le caratteristiche e le statistiche (quelle ci sono nel pdf), ma solo la parte descrittiva e delle principali peculiarità. Ricordo che l’elenco è passibile di modifiche o integrazioni nel corso del tempo.

Artiglio della Leonessa Sanguinaria (Sadqameth)

Si tratta di una spada lunga di qualità eccelsa (+3 ai TpC e ai danni) magica e senziente (Intelligenza 13, Saggezza 12, Carisma 16) che comunica attraverso l’elsa, la cui parte terminale ha la forma di fauci di una leonessa e parla in linguaggio comune. L’oggetto percepisce suoni e immagini entro 18 metri come se avesse scurovisione.
L’artefatto infligge 2d6 danni extra e il possessore può decidere (o cambiare), spendendo un’azione bonus, il tipo di questi danni tra: Freddo, Fulmine, Fuoco, Tuono o Veleno.
L’artefatto tenterà di assumere il controllo del possessore se questi non asseconderà la sua volontà: si tratta infatti di un oggetto Distruttore, che incita il suo possessore a combattere arbitrariamente.
Se l’Artiglio della Leonessa incontrerà un’altra creatura che reputerà essere più meritevole, vorrà essere ceduto, a costo di limitare (o annullare) i propri benefici; nel caso torni in presenza di Asjielah, l’Arcangelo dello Sterminio, suo legittimo proprietario, userà tutti i propri mezzi per ottenere la propria cessione, annullando completamente le proprie peculiarità benefiche o facendo ostruzione al proprio utilizzo.

La spada fu creata nella forgia della dea Sadqameth, che ne supervisionò la realizzazione e la donò al suo più fedele servitore, l’Arcangelo dello Sterminio Asjielah, che ne fece un uso proficuo fino a quando tornò su Sphaera nel 2688 dell’Era della Dominazione: perse l’artefatto l’anno successivo, nello scontro che seguì la distruzione in quattro parti della Mappa dell’Oltre. Da allora della spada si sono perse le tracce, ma si dice sia stata trovata da alcuni combattenti che la portarono in giro per il mondo, senza però sapere di cosa si trattasse realmente e da allora si lascia portare in giro su Sphaera in attesa di trovare l’arcangelo… oppure la giusta creatura a cui rivelare la propria potenza distruttrice.
Nessuno l’ha mai sperimentato, ma pare sia in grado rompere qualsiasi altro artefatto, tagliandoli in più parti e che solo nella fucina della Leonessa Sanguinaria, presso cui è stata forgiata, sia possibile distruggere l’Artiglio della Leonessa.

Bilancia dell’Equa Signora (Sieliah)

Si tratta di oggetto dal duplice aspetto: è corazza di piastre con uno scudo e una mazza quando viene indossata da un campione della dea della giustizia; assume la forma di una grossa bilancia a bracci uguali quando non viene portata dal suo possessore. L’aspetto è simile al bronzo, o all’oro brunito, ma in realtà è una trama di metallo argenteo e nero opaco che donano al materiale quel particolare riflesso.
Quando è in forma di bilancia, l’artefatto può generare, fino a 3 volte al giorno un’area di 6 passi di raggio entro la quale è attivo Tribunale di Sieliah (3 domande per ogni influenzata – TS su Carisma con bonus di +3).
Quando è in forma di armatura, scudo e mazza, l’artefatto si comporta come se i singoli oggetti fossero di fattura eccelsa, ottenendo un ulteriore +1 di bonus ai TpC e ai TS e resistenza ai danni da Forza.

La Bilancia dell’Equa Signora, prima che della creazione, era un artefatto di Sadqameth realizzato dallo stesso arcangelo Dajeniel, fratello minore di Asjielah, che fu il primo (e unico) arcangelo a tentare di uccidere una divinità: Sieliah scrutò nella sua anima e riuscì a vedere una stilla di rettitudine, pur se al servizio della dea guerra e della devastazione, così gli offrì qualcosa di meglio: essere la sua voce e la sua spada per colpire gli iniqui nel mondo che sarebbe stato creato e di contrastare suo fratello, che lo aveva da sempre tiranneggiato, inducendolo alle azioni più deplorevoli.
Dajeniel accettò, si spogliò della sua armatura, scudo e arma e si offrì di temprarle nella forgia della giustizia: indossò per molto tempo la Bilancia dell’Equa Signora, finché Sieliah non gli disse di donarla al suo Sommo Sacerdote su Sphaera – e Dajeniel fabbricò per sé stesso Eholahatush-Libra e una nuova armatura.
Dajeniel ha più volte ribadito che l’artefatto potrebbe essere distrutto solo nella forgia in cui è stato creato: quello della Leonessa Sanguinaria.
Attualmente la Bilancia dell’Equa Signora è custodita nel palazzo reale di Lersayl, nello Shelanque, dove re Nelior Ugthian la conserva come oggetto d’arte, pur percependo che nasconde qualche segreto latente.

Brocca della Signora dell’Acqua (Voptarya)

Si tratta di un vaso di coralli intrecciati alto circa tre spanne e con un’apertura superiore di un terzo, senza manici e dalla forma affusolata e che si restringe poco sopra la pancia. È dotato anche di una correggia di alghe intrecciate che consente di poterlo portare a tracolla e la cinghia adatta la propria lunghezza in base al portatore.
Sebbene sia fatto da un materiale non omogeneo e continuo, non vi sono fuoriuscite di alcun liquido, che è presente all’interno della Brocca della Signora dell’Acqua e lo si evince dal rumore di sciabordio che si ode accostando l’orecchio all’apertura.
Chiunque possegga questo artefatto risulta rivestito da una sottile membrana di liquido che lo rende resistente a tutti i danni da acido, da fuoco e da veleno; è anche immune da tutti i danni da Freddo; inoltre, inclinando l’artefatto, è in grado di attingere fino a 10 brocche (30 litri) d’acqua pura ogni giorno.

La Brocca della Signora dell’Acqua è stata realizzata da Voptarya stessa prima della creazione di Sphaera ed è stato tramite quest’artefatto che si sono generate tutte le acque del pianeta; una volta ultimato il lavoro, l’ha affidata agli Sahuagin, la razza tribale a lei devota, e li ha consacrati protettori di questo prezioso artefatto. Quando nel 1582 dell’Era della Dominazione i membri del Circolo di Ouroboros tentarono di controllare tutte le razze tribali di Sphaera, esse si allontanano in maniera sensibile dalla loro fede e solo una piccola parte ha continuato nel loro compito di custodi del sacro vaso della Signora dell’Acqua e si sono ritirati dove gli abissi sono più profondi e insondabili, ma i terremoti che hanno scosso il mondo al tempo del Cataclisma della fine del II Ciclo di Ouroboros ha distrutto il tempio sottomarino in cui era custodita la Brocca della Signora dell’Acqua e le forti correnti oceaniche l’hanno trascinata via.

Braciere della Fiamma di Vita (Iggnifer)

Si tratta di un braciere in metallo dall’aspetto del tutto simile a un grosso catino circolare in ferro battuto, dell’altezza di tre spanne, la cui bocca ha un diametro di quasi due passi. Al suo interno arde una fiamma senza alcun combustibile, in aumentare o diminuire d’intensità attraverso una parola di comando, ma non può mai essere estinta del tutto in alcuna maniera convenzionale o magica, ma si dice che l’acqua che sgorga dalla Brocca della Signora dell’Acqua sia in grado di spegnerla in modo imperituro.
Essere in sintonia con questo artefatto significa poter attingere all’energia della sua fiamma ovunque ci si trovi sullo stesso piano di esistenza: non essendo è un oggetto facilmente trasportabile, il possessore, dovrà immergersi nel suo fuoco per completare il legame e da quel momento otterrà tanti benefici quanto è l’intensità della fiamma (debole, media o forte) che ha sprigionato. Non è possibile immergersi una seconda volta nel braciere per ottenere i benefici di un’intensità di fiamma superiore una volta entrati in sintonia con l’artefatto, poiché si applicherebbero solo le conseguenze negative.

Calice della Mano Gentile (Heliach)

Si tratta di una coppa di alabastro bordata d’oro, su cui sono tracciate rune di cura, guarigione, riabilitazione e altre di origine ignota: appena il personaggio entra in sintonia con l’oggetto, stilla una goccia del proprio sangue nel calice, che lo assorbirà e lo farà affluire in una piccola ampolla di cristallo nello stelo dell’artefatto stesso.
Attraverso la sintonia, il personaggio comprende che versando nella coppa (occorre un’azione per farlo) dell’acqua benedetta dai chierici di Heliach, è possibile gettarla addosso a un’anima intrappolata sul piano mortale di Sphaera, sia essa uno spettro, uno spirito protettore, un altro tipo di non-morto immateriale, oppure ancora un’anima errabonda che non è ancora state destinata agli Inferi dei Tormenti o ai Campi della Grazia: questa azione (nel caso di ostilità, è necessario un TpC come attacco a distanza con bonus +3 al TpC) permetterà allo spirito di riprendere forma mortale, qualunque essa fosse prima della sua dipartita; la creatura portata in vita in questa maniera avrà 1 pf.

Il Calice della Mano Gentile fu modellato dalla dea Heliach prima della Creazione di Sphaera, per dare agli spiriti dei suoi angeli forma materiale, oltre che spirituale e il suo utilizzo fu ben presto ammirato anche dalle altre divinità che chiesero alla dea di poter avere a loro volta una schiera di servitori: Heliach assecondò la loro richiesta, offrendo loro il calice, ma quando venne il turno di ‘Nsydia, ultima delle tredici a entrarne in possesso, dopo averne fatto uso, restituì alla dea della salute e delle cure una copia fasulla dell’artefatto.
Nell’Era della Creazione, quando venne il momento di dar forma mortale agli spiriti mandati su Sphaera per popolarla, Heliach si rese conto dello scambio, così la divinità del tradimento e dell’inganno, per non essere additata come colpevole, gettò l’artefatto nel mondo, dando vita in questo modo alle tredici razze tribali; le tre lune riconobbero il Calice della Mano Gentile e riuscirono a recuperarlo durante il loro primo allineamento e lo usarono per dar vita a umani, elfi e nani; dopo ciò, l’artefatto non fu più utilizzato, ma rimase alle lune, che se ne scambiavano la custodia a ogni allineamento. Quando, nell’anno 2713 dell’Era della Dominazione, la cometa distrusse le tre lune, il Calice della Mano Gentile precipitò su Sphaera e si spezzò in due parti.
Heliach lo cerca da quando le è stato sottratto, ma Hanim ha tutte le intenzioni di trovarlo e distruggerlo nelle fornaci degli Inferi dei Tormenti, onde evitare che altre anime destinate ai suoi due regni rimangano più del dovuto nel piano mortale.
Una parte dell’artefatto si trova a Shaiq, nel Drolqa, dove è giunto tra varie peripezie, passando di mano in mano fino a tornare a “casa” (dove c’è il portale dell’Oltremondo che conduce al piano di Heliach); l’informazione è nota solo ai membri dell’Assemblea dei figli di Ouroboros (il Semen Colubri e i Rector Fidei della Fortezza del Passaggio) e agli altri dodici membri del Concilio di Anguis; il clero del Grande Serpente, tuttavia, non è mai stato in grado di rintracciare la parte mancante (stelo e basamento) del Calice della Mano Gentile, che è ancora disperso, anche se si vocifera sia nelle rovine della città di Zierosh.

Candela della Fiamma della Speranza (Niyahla)

All’apparenza si tratta di una normalissima candela di cera, ma al tatto risulta molto più liscia ed emana un tepore continuo, anche quando è spenta. Lo stoppino, però, è costituito da un filo d’oro che non si consuma e che si accende e spegne con una parola di comando (azione gratuita).
l possessore, concentrandosi, è in grado di leggere nella mente delle persone (fino a un massimo di tre volte al giorno per la durata di 3d6 minuti) ed eventualmente rimuovere istantaneamente effetti, incantesimi, preghiere o maledizioni che ne condizionano il comportamento (un singolo effetto, una volta al giorno, con una semplice azione).

La Candela della Fiamma della Speranza è stata donata da Iggnifer a Niyahla alla creazione su Sphaera delle tre razze lunari (umani, elfi e nani) a opera delle lune; la dea la consegna a Ellerin, l’Arcangelo della Speranza, ogni volta che si reca su Sphaera, ma ogni volta che l’artefatto si sente minacciato, ha il potere di tornare dalla divinità del libero arbitrio in modo da non subire alcuna conseguenza e mantenere viva la possibilità di risplendere.

Chiavi della Signora delle Anime (Hanim)

Si tratta di un mazzo di tre chiavi di metallo brunito che non si differenziano per il pettine, bensì per la pietra che trova nel punto terminale dello stelo: opale nero, avventurina e turchese, che aprono rispettivamente le porte degli Inferi dei Tormenti, delle Distese del Giudizio e dei Campi della Grazia.
Le porte dell’Oltretomba si possono aprire solo ed esclusivamente con le Chiavi della Signora delle Anime e per poter utilizzare l’artefatto è necessario recitare una preghiera rituale che le fa apparire davanti a sé, ovunque ci si trovi su Sphaera o qualunque piano dell’Oltremondo si stia calcando.
La porta può essere attraversata nei due sensi solo da creature ancora viventi, mentre le anime dei defunti solo dal mondo terreno all’Oltretomba a cui sono destinati (alcuni rituali, preghiere, incantesimi o artefatti possono infrangere questo divieto).

Le porte dell’Oltretomba si possono aprire solo ed esclusivamente con le Chiavi della Signora delle Anime e per poter utilizzare l’artefatto è necessario recitare una preghiera rituale che le fa apparire davanti a sé, ovunque ci si trovi su Sphaera o qualunque piano dell’Oltremondo si stia calcando.
Il custode delle chiavi è sempre stato Golgoseth, l’Arcangelo del Trapasso, a cui sono state però sottratte nel 2691 dell’Era della Dominazione, quando fu catturato: da allora le porte sono rimaste chiuse, tranne quei brevi momenti in cui i possessori (attualmente il Semen Colubri Endel Obele) le utilizzavano per far migrare le anime degli alti prelati di Ouroboros.
Si dice che se l’artefatto venisse distrutto (non è dato sapere in che maniera), Hanim sarebbe in grado di crearne un identico duplicato in maniera istantanea, poiché la loro funzione è fondamentale per il suo regno.

Diadema della Nube Vagabonda (Far’hana)

Si tratta di un diadema di un tessuto bianco e soffice al tatto su cui sono sporgono, in rilievo, forme di nubi, astri e stelle, in tutte le loro sfumature che vanno dal grigio al giallo all’argento e a toni più scuri; poco più alto di un pollice, si infila attorno al capo e alla fronte e assume la corretta ampiezza per circondare la testa e non scivolare o stringere più del necessario.
Chi lo indossa è in grado di librarsi nell’aria e farsi trasportare dal vento come se avesse lanciato un incantesimo Volare su se stesso e lo può fare fino a 3 volte per la durata di un giro di clessidra ogni volta. Mentre è in volo, può di spostarsi al doppio della velocità che ha quando è appiedato.

Il Diadema della Nube Vagabonda fu creato strappando dal cielo brandelli di nubi, stelle e altri astri del firmamento e venne donato al primo Sommo Sacerdote del tempio eretto in corrispondenza dello Csom di Far’hana, a Davren: per un lungo periodo si è tramandato a ogni successore, fino all’Era delle Tre Lune, in cui se persero le tracce e non se ne conosce più l’ubicazione e l’attuale possessore, sempre che ne esista uno.
Si dice che questo artefatto possa essere distrutto, o per meglio dire disperso, solo dal soffio di Far’hana o dal battito delle ali di Mehalry, l’Arcangelo delle Nuvole: chiunque provasse a usare armi per rompere questo diadema, infatti, si troverebbe a trapassarlo senza creare alcun danno, così come se tentasse di tagliare una nuvola.

Elmo di Madre Natura (Clilor)

Si tratta di un elmo fatto di oro verde, con sfumature brunite e che assume, secondo la volontà del possessore, le fattezze della testa di un animale, una belva, ovvero la chioma di una pianta o un arbusto e permane in quelle finché non viene scelta una nuova forma.
Finché l’artefatto è indossato, il personaggio ottiene Localizza Animali o Vegetali da poter utilizzare a volontà e gli incantesimi Parlare con gli Animali, Parlare con i Vegetali e Animale Messaggero utilizzabiliper 6 volte al giorno, distribuiti a piacimento tra i tre incantesimi.

Questo artefatto fu utilizzato inizialmente dal più grande tra gli sciamani dei goblin, la prima razza devota a Clilor, per addomesticare e ammansire le bestie, nonché piegare le piante al loro volere per poter adeguare la vegetazione che circondava i loro insediamenti; in seguito al cambiamento della psiche delle razze tribali, nel 1582 dell’Era della Dominazione, i goblin non furono più in grado di utilizzare l’artefatto, ma tuttora ne detengono il possesso, anche se solo come simbolo di regalità all’interno dei clan.

Freccia della Cacciatrice Infallibile (Manne)

Si tratta di una freccia in legno di nocciolo, albero sacro alla dea, della lunghezza che varia in base all’allungo di chi la utilizza e che ha un impennaggio di con penne di falco pellegrino e una punta di metallo scuro e opaco.
La particolarità di questa freccia è che una volta scagliatasi trasforma in un proiettile di pura energia e, una volta colpito il bersaglio, ritorna nella faretra del possessore, pronta per essere nuovamente scoccata; qualora mancasse, invece, sarà disponibile il turno successivo.

Donata dalla dea al primo cacciatore elfico che si stabilì nei dintorni dello Csom dell’attuale Tamin, la freccia è stata tramandata per millenni di generazione in generazione, finché la stirpe si è estinta e la discendenza interrotta, disperdendo l’artefatto nella zona della catena dei Queqinavera. Stando ad alcuni, la Freccia della Cacciatrice Infallibile è uno dei pezzi più pregiati della collezione del presidente del Glouhar, Enelel Disenfil.

Mappa dell’Oltre

La mappa dell’Oltre è un foglio quadrato di pergamena, di colore argentato, liscio e freddo al tatto.
Se viene maneggiata da una creatura che è in sintonia con essa, vi è rappresentata la superficie morfologica di Sphaera nel raggio di 1500 km dalla posizione in cui si trova e su essa vengono segnalati, se presenti, tutti gli elementi che non appartengono al piano mortale, siano essi oggetti, entità o creature. Anche le anime dei defunti, che dovrebbero trasmigrare nell’oltretomba, sono rappresentate sulla superficie della mappa come puntini.
Questo artefatto può essere consultato un massimo di una volta al giorno (per la durata di un mezzo giro di clessidra), ed è possibile richiedere, tramite una formula in linguaggio Chryptos che si apprende appena si entra in sintonia, che la distanza visualizzata sulla Mappa dell’Oltre, sempre a partire dalla posizione attuale della stessa, sia di 150 km, 15 km, ovvero 1,5 km, in modo da avere maggior una migliore possibilità di trovare quanto si sta cercando.

L’oggetto è stato creato da maghi e chierici del Circolo di Ouroboros nell’anno 1089 dell’Era della Dominazione, con l’intento di poter individuare le presenze di entità, oggetti e creature provenienti da uno dei piani dell’Oltremondo.
Si tratta di una pergamena, ricavata dalla pelle una particolare razza di pecore allevata esclusivamente da persone che vivono nei dintorni di alcune delle Fortezze del Passaggio, trattata con argento, mercurio e arcanvinio che la rende immune a tutti i tipi di danni, tranne a quelli taglienti: può infatti essere rotta in più parti da una lama incantata di qualità eccelsa e infatti così è accaduto verso la fine dell’Era della Dominazione, nel 2689, quando Asjielah, arcangelo dello Sterminio, la infranse con l’Artiglio della Leonessa, facendone quattro parti che si dispersero nel vento delle sue ali.
Secondo la leggenda, pare che possa essere bruciata nel “Braciere della Fiamma di Vita” e che non vi sia altra maniera di distruggere definitivamente questo artefatto.

Maschera della Teatrante (‘Nsydia)

Osservandola, la prima impressione che si ha è che si tratti di una maschera di porcellana, con le fessure per gli occhi e un sottile taglio all’altezza della bocca: completamente bianca, ha una forma ovale e i rilievi per zigomi, naso e labbra, ma non presenta nessun’altra peculiarità se non il nastro di raso nero, da un lato, e oro, dall’altro, che consentono di legare l’oggetto dietro la testa.
Una volta indossata, la Maschera della Teatrante non è riconoscibile dal viso di chi la porta; inoltre consente di assumere, 3 volte al giorno per la durata di 1d6+2 giri di clessidra, l’aspetto esteriore (eventuale vestiario incluso) e la voce di una creatura umanoide della stessa taglia, di una inferiore o di una superiore. Quando è in atto, la trasformazione non può essere riconosciuto incantesimi o effetti di alcun genere, a eccezione di colui che indossa la Bilancia dell’Equa Signora.

Inizialmente appartenuto a Traybeal, l’Arcangelo delle Maschere, l’artefatto fu donato al primo Sommo Sacerdote di ‘Nsydia di Etas, che ne fece frequente uso e lo tramandò al suo successore, fino all’Era delle Tre Lune, in cui se persero le tracce e non se ne conosce più l’ubicazione e il possessore.
Si dice che solo il portatore dell’artefatto di Sieliah sia in grado, attraverso la mazza della Bilancia dell’Equa Signora, sia in grado di frantumare la maschera, che a quel punto rilascerebbe tutt’intorno un fiotto di acido.

Sabbia della Clessidra (Memem)

All’apparenza si tratta di una banale sacchetto di pelle marrone, su cui è ricamata, con un filo di color ocra chiaro, una clessidra; è tenuto legato con una cordicella dello stesso tessuto (al tatto sembra lino) e le dimensioni dell’oggetto sono quelle di un pugno di una persona adulta, o poco meno.
Al suo interno c’è della sabbia i cui granelli hanno la stessa tonalità del ricamo e della cordicella, ma la particolarità è che questa sabbia non può essere rovesciata o afferrata, ma si può fare uscire solamente versandola su una pergamena: questa informazione viene acquisita solamente quando si che entra in sintonia con l’artefatto.
Quando un personaggio utilizza per la prima volta la Sabbia della Clessidra, pone alla pergamena su cui è stata versata una domanda inerente la storia di Sphaera e questa, si dispone in maniera tale da rispondere alla domanda tracciando parole di sabbia che svaniscono dopo che vengono scorte, tornando a massa indistinta o formandone di nuove; l’artefatto può rispondere a una sola domanda per volta, molto specifica e che consista in una risposta di una o più parole (1d6).

L’artefatto era inizialmente in possesso di Meme, che aveva facoltà di far scorrere la sabbia tra le proprie dita per conoscere tutto quel che voleva sapere, ma la dea lo affidò a Chronaclus, l’Arcangelo degli Annali, al tempo del quattordicesimo allineamento delle tre Lune, nell’Era della Dominazione: egli lo tenne con sé e lo studiò, cercando di svelare le nebbie del tempo presente, passato e forse futuro; portò l’artefatto a Sullera un paio d’anni dopo il successivo allineamento, in modo che un giorno, quando si sarebbe formato un nuovo clero di Memem in grado di svolgere il compito affidato loro dalla dea del Tempo, potesse essere utilizzato dal Sommo Sacerdote, che avrebbe avuto la capacità di sfruttare ogni potere della Sabbia della Clessidra, facendola scorrere tra le dita, riuscendo a proiettare il proprio avatar e quello delle persone che avrebbe deciso di portare con sé (per un massimo di 6 componenti) indietro nel tempo (luogo e data sono stabiliti dal DM in base alla circostanza) in modo da vedere quanto accaduto e registrarlo per i posteri, affinché ne abbiano conoscenza e memoria (N.B.: Chi viaggia nel tempo non è in grado di interagire con le creature e con l’ambiente, ma può lanciare incantesimi che possono influenzare il proprio avatar o quello degli altri presenti).
Traybeal, Arcangelo delle Maschere, riuscì a trovare per primo l’artefatto e a corromperlo, in modo che qualunque chierico sia in grado di utilizzarlo pienamente; non fece tuttavia in tempo a farlo pervenire ai seguaci di ‘Nsydia, poiché erano alle porte i giorni della cometa che gli dei scagliarono su Sphaera.

Il sacchetto che contiene la sabbia, è in realtà tessuto da fili del tempo e della trama, che possono essere sciolti solo dalla volontà congiunta di Memem e Ightarkel, che ha aiutato la dea del Tempo a crearlo; la sabbia è legata al sacchetto e non può essere dispersa, ma solo utilizzata su una pergamena o tra le dita di colui o colei che riconosce come Sommo Sacerdote del culto della Clessidra (ora di un qualsiasi chierico, dopo l’intervento di Traybeal), ma anche in questo caso, una volta terminato l’utilizzo, la sabbia torna nel sacchetto, fluendovi spontaneamente. –

Tomo della Grande Sapiente (Ightarkel)

Si tratta di un volume di fogli di pergamena in grado di resistere agli elementi e ai danni fisici ed è rilegato in una pelle, di qualche animale dei piani dell’oltremondo, che assume sfumature cangianti che vanno dal lilla al viola, trattata con oli che le conferiscono morbidezza e immunità ai danni naturali di qualsiasi tipo.
L’artefatto contiene in sé tutto lo scibile di Sphaera e permette di essere consultato 3 volte al giorno su argomenti che riguardano la Trama (Arcano), Sphaera (Natura) e le Divinità (Religione). Fornisce tuttavia risposte tramite racconti, aneddoti e talvolta enigmi. Si può interrogare il Tomo della Grande Sapiente solo durante l’inattività e occorrerà un tempo pari 6d10 minuti per riuscire a individuare la risposta: il tempo così trascorso non è valido ai fini del riposo.
L’artefatto ha il potere di difendersi, rendendo imperscrutabile il proprio contenuto a coloro che considerano la sapienza un bene elitario e da celare, anziché diffonderlo.

Questo volume fu scritto dagli angeli di Ightarkel, che riportarono quanto la loro dea dettava e le pergamene che ne risultarono furono consegnate a Maliel, Arcangelo della Sapienza, che le rilegò e lo mise al centro della Grande Biblioteca Celeste, di cui è custode e difensore. Ad alcuni sommi sacerdoti di Ightarkel e alcuni maghi meritevoli, in passato, fu concesso di accedere all’artefatto, che durante l’Era degli Angeli fu custodito a Igtahan-Kelhel (l’odierna Anguis), dove sorgeva il maggiore dei templi dei devoti della Grande Sapiente: da allora il libro è sempre rimasto in quel sito, ma non è più stato consultato da nessuno a partire dell’Era della Dominazione, poiché il suo contenuto risultava incomprensibile ai membri del circolo di Ouroboros.
Se l’oggetto dovesse essere distrutto con strumenti magici adeguati (particolari rituali, l’incantesimo Desiderio, un altro artefatto, o in altra maniera in accordo col DM), il Tomo della Grande Sapiente farebbe ritorno, integro, nella Grande Biblioteca Celeste, dov’era stato posto in origine.