I Tre Caduti

Le leggende che circolano sui tre caduti sono ben note a tutti gli abitanti di Sphaera e da queste la chiesa di Ouroboros ha sempre tratto importanti spunti per indottrinare e reprimere tutti i tentativi di destabilizzazione il dominio del culto stesso. Pur con qualche piccola variante, in special modo nelle campagne e nelle zone meno a contatto con la chiesa del Grande Serpente, la leggenda tramanda le seguenti storie.

Ran-Dallarsa

Letteralmente significa “Il primo che si è smarrito” ed è appunto stato il primo dio ad essere esiliato su Sphaera secondo le scritture: sebbene fosse una divinità ritenuta pacifica, il suo furore quando Ouroboros si impose sulle altre divinità fu enorme e affrontò il Grande Serpente con il mezzo che più gli erano più congegnale, la parola. Ouroboros stette ad ascoltare le sue invettive, i suoi accaniti richiami alla mancanza di rispetto e tante altre belle parole colme di pathos; nel frattempo Ouroboros restava in silenzio, guardandolo fisso negli occhi.
Quando ebbe terminato, nel fragore ed eccitazione di molti degli altri dei che avevano ascoltato il suo proclama, si udirono solo poche parole: “Da ora in avanti sarai conosciuto come Ran-Dallarsa e ora io ti esilio”. La lingua gli si seccò e perse l’uso della parola; poi fu incatenato sulla cima della montagna più alta di tutte, il Monte Summos, in modo che potesse vedere quel che accadeva nel mondo e al di sopra di esso, ma senza poter fare o dire nulla per impedirlo.

Tarkrasa-Brum

Il nome deriva proprio dalla sua caduta e significa “Precipitato di schianto”. Dopo Ran-Dallarsa fu il suo turno di sfidare Ouroboros, ma lo fece utilizzando la forza fisica: gli si avventò contro brandendo la propria mazza da combattimento e tentando di schiacciare la testa del Grande Serpente, ma questi assorbì il colpo e si limitò a sibilare divertito davanti alla piccolezza del danno arrecato. Il dio continuò a colpire ancora, ancora e ancora il Grande Serpente, ma ad ogni tentativo il sibilo si faceva più beffardo, finché egli cadde sfinito. A quel punto, lasciando per un solo istante la perfetta circolarità che gli era propria, con la coda, Ouroboros lo colpì ed egli cadde di schianto sul mondo nel posto che da quel momento fu noto come Fossa del Precipizio. La voragine si creò quando la mazza di Tarkrasa-Brum si infranse sulla superficie di Sphaera e andò distrutta.
Si dice che per la vergogna della sconfitta subita, egli non uscì mai più da quel nascondiglio e attacchi a mani nude chiunque provi a scendere nella sua nuova dimora per paura di essere deriso.

Aeth-Ammisa

L’ultima divinità che tentò di affrontare Ouroboros fu colei che ora è chiamata “Dispersa nell’etere”. La sua strategia consisteva nell’affascinare il Grande Serpente per blandirlo e allearsi con lui: lo fece con ogni mezzo a propria disposizione: ballò, cantò, sussurrò parole dolci e tentò persino di concederglisi, ma Ouroboros restò imperturbabile ai suoi tentativi, seppur con enorme sforzo, soprattutto durante l’ultimo assalto. Fu lei l’avversaria più temibile che il Grande Serpente si trovò ad affrontare, ma seppe resistere fin quando si accasciò esausta; a quel punto, Ouroboros finse la resa e le fece cenno di passare oltre ed entrare all’interno del cerchio che il suo corpo formava, ma appena lei fu dentro, il Grande Serpente prese a girare vorticosamente in modo tale che il suo fragile corpo fu smembrato e disperso, affinché non potesse più usare il proprio fascino su di lui o chiunque altro.
Le parti del corpo do Aeth-Ammisa si dice vaghino per i cieli di Sphaera, celati dentro le nubi, ma che il suo spirito cerchi ancora di indirizzare i venti affinché esse si ricongiungano a ripristinare l’originale bellezza, sebbene ad oggi non pare abbia avuto successo nel suo intento.


Ad oggi, nessuno ha mai tentato l’impresa di incontrare uno dei tre caduti e questo non fa altro che alimentarne la leggenda.