La fine del I e del II ciclo

Alla fine dell’anno 1000 di ogni Ciclo, come è già stato anticipato altrove, avviene un Cataclisma che sconvolge Sphaera, le sue città, villaggi e tutta la sua popolazione. Al termine del primo Ciclo, pur scettici sulla reale portata di quello che sarebbe avvenuto, molti governanti hanno provato a chiedere clemenza per sé e i propri sudditi, ma invano, ricevendo risposta che la volontà di Ouroboros sarebbe stata portata avanti dai sacerdoti del Grande Serpente e sarebbero stati salvati solo coloro che erano ritenuti meritevoli e, l’unica maniera di ottenere la salvezza era diventare degni di riceverla tramite la runa dei Marchiatori.

Fu così, che a 7 giorni dalla fine dell’anno 1000 I.C. iniziò una pioggia che durò fino all’ultimo giorno di Latsont e che provocò allagamenti, esondazioni, mareggiate incredibili e, ovviamente, morte e devastazione. Tutte le persone marchiate furono condotte nelle Fortezze del Passaggio più vicine e rimasero al sicuro dal cataclisma che si era scatenato e poterono salvarsi, seppur tristi per il destino di tanti loro famigliari e amici; infatti, la quasi totalità degli abitanti di Sphaera che non era stata tratta in salvo (i marchiati erano un numero che si avvicinava al ⅓ della popolazione delle razze Civilizzate, al tempo circa 170 milioni) morì, e si salvarono circa 15 milioni di abitanti di tutte le terre, che erano riusciti a mettersi in salvo sulle alture o in rifugi che avevano saggiamente predisposto.
La visione delle Cittadelle che pullulavano di gente (quasi 4 milioni e mezzo di persone per ogni Fortezza del Passaggio) era uno spettacolo unico e, al contempo desolante, poiché le persone erano costrette in spazi angusti, al riparo sotto la cupola magica eretta dai rituali del clero di Ouroboros, ma la loro condizione era precaria per via dell’assembramento forzato e delle condizioni igieniche praticamente inesistenti, tant’è che una larga fetta di coloro che si erano salvati, poi, morirono per le epidemie contratte poco dopo la fine del cataclisma.
Con il primo giorno del primo mese dell’anno 1 II.C. le piogge cessarono e le acque iniziarono a ritirarsi e dopo un altro giorno le difese erette dai rituali si abbassarono e la gente poté tornare alle proprie terre devastate.
Pochi mesi dopo la fine delle inondazioni fu indetto un Concilio di Ouroboros, in cui si discusse di quanto avvenuto e si stabilì che in futuro sarebbe stato necessario porre un limite al numero dei marchiati o provvedere in altra maniera al riparo, in quanto il rischio per la popolazione salvata non era così differente da quello di coloro che erano esposti al Cataclisma. Fu così, che si decise di far erigere una serie di strutture in cui alloggiare i marchiati in vista della fine dei successivi Cicli.
Quando la gente tornò alle proprie terre dopo il lungo controesodo, le trovò devastate, con quasi nessun sopravvissuto e con le strade impraticabili per il fango: ci vollero oltre quattro secoli perché la popolazione tornasse ai livelli precedenti al cataclisma e per sistemare i danni che si erano creati con il diluvio. Il clero di Ouroboros collaborò attivamente per cercare la situazione alla normalità, fornendo quanto più aiuto possibile.
Per quanto riguarda le popolazioni delle razze Tribali, le cose non andarono meglio, anzi: probabilmente i superstiti furono ancora meno di quelli delle razze Civilizzate in quanto non erano a conoscenza, se non in rari casi, dell’evento che si sarebbe scatenato; solo alcune popolazioni che vivevano in luoghi più riparati e sicuri (grotte montane o sotterranee, rifugi nei deserti – gli unici in risparmiati dall’alluvione – o altri posti non esposti) riuscirono a salvarsi su larga scala e, in questa maniera, ottennero un predominio sulle altre razze che invece furono decimate: si trattava essenzialmente di Orchi e pochi altri esempi.

Alla fine del 1000 II.C. la situazione era parecchio differente: la popolazione delle razze Civilizzate era cresciuta e sfiorava i 227 milioni di abitanti in tutta Sphaera e i marchiati erano quasi la metà della popolazione stessa; a differenza della volta precedente, stavolta furono tenuti in gran conto anche le altre razze Civilizzate, che alla fine del I.C. erano invece quasi del tutto state trascurate.
L’esodo per le Fortezze del Passaggio fu decisamente più organizzato e la permanenza nelle Fortezze del Passaggio fu un avvenimento colossale, poiché ora erano circa 10 milioni le persone radunate in ognuna di quelle Cittadelle. Come già era avvenuto mille anni prima, la gente non veniva alloggiata (ad eccezione dei nobili di più alto rango) all’interno delle mura, ma in 1200 enormi palazzi la cui edificazione era stata progettata e realizzata da tempo e che erano posti tutt’intorno all’area delle Cittadelle, creando una di foresta di pietra e mattoni dalle dimensioni mastodontiche. Queste edifici, di 60 passi per 60 e alti 25 piani (25 pertiche circa), potevano ospitare circa 8000 persone l’uno e, insieme ad un intricato progetto di fognature che permetteva il deflusso delle deiezioni di tutte quelle persone, la situazione parve subito molto migliore di quanto avvenuto mille anni prima.
Stavolta si trattò di terremoti, che squassarono Sphaera a partire dal terzultimo giorno dell’anno e che fecero crollare quasi tutti gli edifici, franare montagne e provocarono maremoti nelle zone costiere.
La popolazione all’interno delle Fortezze del Passaggio non sentì praticamente nulla, a parte lievi vibrazioni, ma la paura fu tanta e ci furono tanti casi di isteria collettiva, che furono però prontamente sedati dagli esecutori, che individuarono i responsabili e minacciarono di marchiarli come eretici.
Così come la volta precedente, anche stavolta non tutti perirono dopo la devastazione dei terremoti e circa ¼ dei non marchiati riuscì a sopravvivere (28 milioni circa), anche se la situazione era critica e le risorse scarseggiavano, essendo i magazzini delle scorte quasi tutti crollati. In questo caso, ci vollero tre secoli abbondanti per ripristinare la popolazione com’era prima del cataclisma, ma molte città minori non furono più abitate a causa dei devastanti danni e quindi molti villaggi sorsero ex novo e parecchia gente decise di andare a vivere nelle città, dove era più facile reperire cibo e mezzi di sostentamento.
Anche in questo Cataclisma le razze Tribali furono decimate dai terremoti, anche se furono quasi del tutto risparmiate quelle civiltà che abitano senza costruire e lontano dalle montagne. Gli Orchi, che avevano prosperato nell’ultimo millennio subirono le perdite più consistenti e fu riportata una sorta di equilibrio, visto che iniziavano ad essere decisamente potenti e minacciosi verso tutte le altre razze.