Hattaia Hope

Hattaia è la primogenita della famiglia Hope, una delle tredici casate nobili di Dratas: fin da piccola è sempre stata una bambina vivace e cacciarsi nei guai era il suo passatempo preferito, tanto che le istitutrici che si occupavano della sua educazione, erano l’oggetto di scherzi e dispetti di quella piccola peste, e resistevano solo pochi giorni prima di fuggire a gambe levate.
Fin da bambina Hattaia ha sempre dimostrato una mente brillante, che però mal si conciliava con le norme di comportamento, specie quelle di una famiglia in vista come gli Hope; anche nello studio… o quantomeno nelle cose che gli venivano imposte dai maestri che la istruivano, era poco costante. Aveva tuttavia una curiosità molto spiccata e questo un giorno la portò a bussare alle porte dell’Accademia della Magia all’età di soli sette anni: il rettore di quel tempo la riaccompagnò personalmente a casa sua, informando i genitori dell’iniziativa della bambina, che fu severamente redarguita per la bravata che rischiava di mettere in cattiva luce il buon nome della casata.
I fatti della vita, però, impongono a tutti dei cambiamenti e questo toccò anche ad Hattaia: all’età di otto anni, nacque suo fratello Matran, ma sua madre, quella buon’anima di Elaina De’ Savoldis, morì dandolo alla luce.
Suo padre, Lahigal Hope, consapevole che non gli sarebbe stato possibile seguire gli affari della casata, la vita politica cittadina e una figlia che non accennava a comportarsi in modo consono al suo lignaggio, condusse la figlia a Seston, dove viveva un cugino di un ramo cadetto: stando ai pettegolezzi che giravano a Dratas, Onele Hope era sposato con la figlia di un sacerdote di Niyahla, la Fiamma della Speranza, ed era stato mandato lontano dalla città proprio per evitare di mettere in cattiva luce l’intera casata agli occhi del clero del Grande Serpente, molto sensibile a quegli aspetti della vita sociale.
Onele, che era comunque una brava persona, accettò di ospitare la ragazzina e promise al cugino Lahigal di badare a lei senza mettere in imbarazzo il nome della casata.
Hattaia passò un’intera decade a piangere e disperarsi sia per la morte della madre, a cui voleva bene nonostante tutte le volte che le aveva disubbidito, sia per quella che vedeva come una punizione da parte di suo padre e, a dirla tutta, anche perché, capricciosa com’era, dover obbedire a qualcuno che nemmeno conosceva era una delle cose che più detestava.
La moglie di Onele, Delaniel Juskel, cercò di attenuare la disperazione della ragazzina e distrarla dai pensieri della sua condizione iniziandola all’amore per i cavalli, di cui si occupava in una magione appena fuori dal borgo di Seston, dove anche Filderon, il minore dei figli della coppia, lavorava come apprendista maniscalco.
Di solo un paio d’anni più grande di Hattaia, Filderon si affezionò subito a quella sveglia ragazzina e la cosa fu reciproca, tanto che lei iniziò imparare tutto quello che c’era da sapere su quegli animali che suo padre non le aveva più permesso di montare da quando era caduta all’età di cinque anni. Filderon, oltre che occuparsi dei cavalli delle scuderie della Brigata della Speranza, aveva anche la passione per la spada e i duelli e, appena aveva un momento libero, si addestrava nella scherma: “Un giorno diventerò anch’io un soldato della Brigata” era solito ripetere alla sua nuova amica “… e da quel giorno per i pelleverde dovranno stare in guardia, se non vogliono finire infilzati!” e zack, assestava una piattonata sulle natiche di Hattaia, che cacciava un urletto e correva a nascondersi.

Col passare del tempo, la giovane rampolla di casa Hope divenne una cavallerizza molto abile e, di nascosto dai suoi tutori e di chiunque altro, aveva iniziato ad addestrarsi all’uso della spada, seguendo l’esempio di Filderon.
Lahigal, suo padre, di tanto in tanto, mandava un servitore a casa del cugino, sia per verificare che andasse tutto bene, sia per ripagare il favore con doni per la figlia e per la famiglia di Onele. Ad Hattaia era consentito tornare a Dratas una volta all’anno, in occasione della festa della Gloria, quando la sua presenza era ritenuta opportuna durante la cerimonia nel grande tempio di Ouroboros; si fermava in città per una decade e in quelle occasioni, oltre al tempo trascorso col fratellino e col padre, sfruttava ogni altro momento per incontrare Johannus De’ Savoldis, col quale era molto legata sin da piccola e quell’amicizia che non si era interrotta neppure con la lontananza, in quanto i due avevano preso a scriversi segretamente dal mese successivo alla partenza di Hattaia, facendo pervenire le missive attraverso corrieri della famiglia De’ Savoldis, che a quanto pare avevano affari in tutta la valle di Dratas.

Qualche anno dopo dal suo arrivo a Seston, giunse a casa di Onele Hope un uomo anziano, ma dal portamento austero, fiero e pieno di dignità, che venne ospitato come una persona importante: si trattava di suo suocero, Relanjus Juskel, sacerdote del culto di Niyahla nella valle di Dratas. Per prima cosa si informò dei suoi nipoti, poi si interesso della ragazzina, che al tempo avrà avuto circa dodici anni, e la chiamò a sé “E tu, pel di carota, chi saresti?” guardò sua figlia Delaniel e continuò “Da dove salta fuori questa giovane donna?”
“Io sono Hattaia Hope” rispose lei “Figlia di Lahigal, nobile della città di Dratas: chi siete voi, piuttosto!”
L’uomo si mise a ridere così forte che Hattaia si allontanò da lui, con la faccia impaurita “Questo sì che è avere fegato!” ribatté l’uomo e, chinatosi, le fece cenno di avvicinarsi “Io sono colui che ti insegnerà che quello che vedi non è mai tutta la verità, così quando sarà per te il tempo di tornare alla tua città, potrai essere d’esempio per tutti quelli che ti seguiranno.”
Il chierico della Fiamma della Speranza passava molto tempo con la ragazza e prese a raccontarle molte cose: le parlava di religione, delle divinità, della chiesa di Ouroboros e persino di quello che era giusto o sbagliato nella vita. Onele temeva che le idee che Relanjus stava mettendo nella testa di Hattaia potessero creare problemi col cugino, ma la moglie lo dissuase dall’intervenire e così, dopo qualche mese, com’era venuto, il sacerdote di Niyahla ripartì per la sua strada, ma prima di andarsene regalò alla giovane una spilla a forma di tribulus e le spiegò che quando la vita l’avrebbe messa di fronte a degli ostacoli, lei doveva aggrapparsi con tutte le sue forze alla speranza e che solo così sarebbe riuscita ad andare avanti.

Hattaia tornò a vivere a Dratas quando aveva quindic’anni, e fu scortata da Filderon, che si era finalmente deciso ad arruolarsi nella Brigata: i due, ormai, non erano più solo amici, ma avevano sempre cercato di tener segreto l’amore che era nato tra loro, soprattutto a Lahigal Hope, che avrebbe disapprovato un simile fatto, poiché aveva in mente un matrimonio con Johannus De’ Savoldis, a cui Hattaia era molto affezionata fin da bambina.
La vita a palazzo, però, tra la nobiltà, la politica e gli affari della famiglia Hope, non riuscì mai a conquistare il cuore di Hattaia, così, un anno dopo il ritorno a casa, quando era divenuta una donna anche per la legge, comunicò a suo padre l’intenzione di entrare nella Brigata della Speranza: questi, da principio si mise a ridere, credendola una delle sue solite burle, ma alla vista della serietà e della determinazione della figlia, la mise alla prova con uno dei soldati che insegnavano a suo fratello Matran i rudimenti della scherma “Se vuoi il mio permesso, prima mi dovrai dimostrare cosa sei in grado di fare.” Ebbene, la giovane Hattaia riuscì ad avere la meglio sul suo avversario, che l’aveva ampiamente sottovalutata e che quindi non si era aspettato una così capace schermitrice.

Hattaia si arruolò, concluse l’addestramento e iniziò la sua carriera nella cavalleria: sul mantello rosso che portava, era solita appuntare la spilletta col tribulus e quando non era impegnata in missioni o esercitazioni parlava agli altri commilitoni delle storie degli dei dell’Oltremondo, così come le era stato raccontato dal chierico di Niyahla.
A soli vent’anni, già tenente, Hattaia Hope stava guidando una spedizione sui Queqinavera, dalle parti di Trarcis, ma il suo plotone cadde in un’imboscata: Hattaia lottò come una furia e riuscì a salvare molti dei suoi uomini e porta tutt’ora i segni della battaglia sul volto. In quello scontro, purtroppo, il sergente Filderon morì: si era preso al posto del suo comandante un colpo che l’avrebbe di certo disarcionata e uccisa. Il tenente Hope riportò personalmente il corpo del giovane ai suoi genitori, col viso ancora insanguinato e sfregiato per le ferite, ma si inginocchiò e chiese perdono per non essere stata in grado di proteggerlo come avrebbe voluto.
“Sappiamo che lui sarebbe felice di averti salvato la vita” le disse la madre con le lacrime agli occhi “perché lui teneva più a te che a se stesso. E poi” aggiunse dopo averla fatta rialzare e abbracciata come mai aveva fatto in precedenza “se dobbiamo credere a quel che dice mio padre, tu hai un compito più importante: fai in modo che la vita di mio figlio non sia stata inutile.”
A ventun’anni Hattaia Hope era già stata promossa capitano e aveva salvato molti villaggi dalle incursioni dei pelleverde e la sua fama in tutta la valle di Dratas era più diffusa di chiunque altro nella Brigata: in una di queste incursioni riuscì a persino a portare dalla parte della Brigata due gemelli mezzorchi, che a quanto ne so, ora sono i sergenti istruttori delle reclute nella caserma di Dratas.
Non si contano più i successi che ha ottenuto sul campo e gli orchi a cui ha spiccato la testa con le cariche della sua cavalleria; ufficiali di maggiore esperienza e più alti in grado si affidavano ai suoi consigli e la chiamavano per discutere le strategie per via delle competenze tattiche che possedeva e tutto ciò, assieme la nobiltà del suo sangue, l’ha portata prima che compia trent’anni, al grado di colonnello.
Da quando è successo, molti dei soldati del reggimento Dratas, hanno adottato il tribulus come loro simbolo in onore del comandante Hattaia Hope.

Alessandro Gianesini

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