La grande rissa

Erano rimasti in meno di una dozzina nella sala comune del Boccale Scheggiato, ma bevevano birra, che l’oste annacquava, perché tanto non avrebbero notato alcuna differenza, come se ci fosse un intero clan di nani che aveva appena attraversato di corsa il deserto dello Zohorion.
«Ve la ricordare quella volta che siamo stati in città nel sessantatré?» il marito di Mery Brufor* sbatté forte il proprio bicchiere di peltro, sprizzando birra tutt’intorno «Ah, sì: quelli erano bei tempi… eravamo giovani»
Gli altri avventori ridacchiarono e si avvicinarono al tavolo del vecchio: un paio di loro annuì e gli altri aggrottarono le sopracciglia.
L’oste scosse il capo «Ecco che ci risiamo…» sbuffò e appoggiò i gomiti al bancone «Faremo l’alba anche stavolta?» mormorò a fior di labbra.
«Ebbene, dovete sapere che a quel tempo, quand’ero ancora giovane e… beh, diciamo pure, un vero stallone…»
Risolini divertiti accompagnarono quelle ultime parole, mentre il vecchio iniziava a raccontare…

* non se ne conosce la ragione, ma il marito di di Mery Brufor è noto solo ed esclusivamente come marito di Mery Brufor

«La Foglia d’Ortica è sempre stata la migliore locanda della città nuova ed era là che si raccoglievano gli stranieri: quelli che arrivavano a Dratas dalla valle, o dalle altre parti del Keldetuir… addirittura da oltre i confini. Al tempo era oste Feror Hocklor, lo zio di Beror… o era il padre? Beh, insomma, l’attuale locandiere, ma il nano – Beror, intendo: erano tutti e due nani, si capisce – dava già una mano a servire ai tavoli.» si lasciò scappare un sospiro «Ci sono stato pochi mesi fa e la taverna non è cambiata granché da allora, ma l’atmosfera che si respirava in quegli anni… Ah! quella sì! La gente era allegra e ospitale, le persone erano più rilassate e bere in compagnia di stranieri era all’ordine del giorno… o della notte, sarebbe meglio dire.» sghignazzò «Non c’era l’affanno di adesso, con il Cataclisma alle porte e tutta quella paura di andare incontro alla morte.» bevve un lungo sorso di birra «Al tempo, vi dicevo, ero ancora un aitante uomo di nemmeno quarant’anni; ero sposato da poco: sapete, si fanno degli errori, alle volte, soprattutto se c’è di mezzo una femmina col caratterino della mia Mery!» gli altri si misero a ridacchiare «Ma bando alle ciance: era la prima volta che andavo in città senza la cavezza corta di Mery e là si respirava la vita, quella vera, non come in questo buco del cu… Sì, Leitor!» si girò a guardare la faccia corrucciata dell’oste della Boccale Scheggiato «Questo posto come lo definiresti? Bah. Che te lo chiedo a fare? Dicevo: al tempo ero un uomo niente male, niente a che vedere con il caprone che sono diventato col passare degli anni…» gli altri avventori annuirono alle parole dell’uomo «Ehi, non c’è bisogno di darmi ragione, sapete? Voi non ci crederete, ma con mia moglie facciamo ancora… ma che ve lo dico a fare, tanto voi nemmeno lo sapete come si fa con una femmina…»
«La cominci ‘sta storia o vuoi farci rinsecchire i coglioni?» Leitor, l’oste, batté il pugno sul bancone «Non ho voglia di star qui a sentire tutte le tue stronzate per un’altra clessidra…»
«Oh, come siamo permalosi!» il marito di Mery si portò la mano davanti alla bocca sdentata «Beh, allora vi stavo dicendo che ero un bell’uomo, con qualche moneta nella scarsella e là c’era pieno di donne che avevano voglia di fare un cavalcata… non so se mi spiego.» mosse, a rilento, il bacino, con una smorfia di dolore «Maledette vecchie ossa: devo massaggiarle prima di esibirmi in questi giochetti.» si sfregò l’anca con la mano libera, mentre con l’altra svuotava il boccale che aveva nella destra «Alla fine scelsi quella più bella che c’era nella sala, una mezza… ma questo l’avrei scoperto solo più tardi, quando la tenevo per i capelli…» ridacchiò, imitato dagli altri «Beh, quella sera, assieme a me, c’era anche il vedovo Frangall, quello che è crepato due anni fa mentre…» si strinse nelle spalle «Sì, insomma: mentre cercava di chiavarsi la capra. No, non gli è ceduto il cuore: è stata la capra che non lo gradiva e l’ha incornato come si deve!» tutti scoppiarono in una fragorosa risata e anche l’oste si lasciò andare a un sogghigno «Beh, quel pazzo ubriacone, mentre stavo per portarmi la femmina di sopra, che fa? Si mette a discutere con un nano al tavolo accanto al nostro su quanto fosse brutta la sua barba: ma si può essere più imbecilli? Se c’è una cosa che sanno anche gli scemi è che a un nano puoi dirgli di tutto e con una buona birra te lo ritrovi amico, ma se gli tocchi la barba o il clan…» scosse ripetutamente la testa «I suoi amici, quelli del nano, lo presero per le braccia e l’altro, quello offeso, si mise a dargli pugni nello stomaco che non so come non uscissero da dietro. Ma quelli che c’erano dentro, al vedere dei nani prendersela con un uomo… sì, sembrava persino un tipo rispettabile, al tempo… la presero sul personale e iniziarono a volare i boccali: era roba dei nani, fatta bene per durare, non come questa robaccia!» l’uomo lasciò cadere per terra il proprio boccale e questo, essendo di peltro, rimbalzò due volte prima di fermarsi oscillando.
«Ehi, hai la merda di goblin in testa?» Leitor uscì da dietro il bancone e lo raccolse «La prossima volta ti ci piscio dentro, nella tua birra!»
«Eh, come se già non lo facessi…» borbottò prima di alzare la voce «Beh, quei boccali erano davvero duri. Di coccio!» un’altra ristata smorzò la tensione «Finirono sulle teste dei nani, ma anche di Fragall, che rimase lungo e disteso sul pavimento. Forse è da allora che non è più stato lo stesso, sapete? I nani, con teste più dure della roccia che gli piace tanto intagliare, saltarono sui tavoli, correndo verso gli umani, ma senza curarsi che stavano passando su quanto restava della cena di un mezzorco. Non l’avessero mai fatto: questi si alzò e ne spintonò uno così forte che fracassò una panca di netto, mentre l’altro gli si aggrappava ai capelli, bestemmiando non so quali dei dell’Oltremondo. I due Hocklor, nani pure loro, ma con più buonsenso, si accucciarono dietro al bancone, urlando di fermarsi, ma senza il coraggio di mettere fuori la testa.» la gente si era fatta più vicina al vecchio e pendeva dalle sue labbra «Io, che ero rimasto in disparte con la femmina da chiavarmi, corsi a vedere se Fragall era ancora tutto intero, ma nel farlo fui sgambettato da uno di quelli con che c’erano lì, un mezzo pure lui, che forse voleva farsi la stessa mezzosangue che stavo portando di sopra: non ci vidi più e gli saltai addosso, menando pugni a lui e agli altri suoi pari, che erano accorsi a difenderlo.» si toccò una cicatrice vicino al sopracciglio «È così che me la sono procurata questa, quando i tre o quattro… o erano cinque? Beh, quella marmaglia, che stavo per mettere in fuga, mi scagliò contro uno dei boccali.» sospirò «Quando ripresi a vederci ero di sopra, con la femmina dei mezzi che mi stava a cavalcioni e mi chiamava “mio eroe” e…»
L’oste indicò con la mano l’uscio «… e ora vattene a dormire, vecchio caprone: quella te l’ha di sicuro fatta Mery quando sei tornato da Dratas senza un solo ramino e tutte le vesti stracciate!»

Alessandro Gianesini

14 pensieri su “La grande rissa

  1. tutto il mondo è paese, a ‘sti osti che annacquano le bevande bisognerebbe mozzar le mani 🙂
    una bella storia (stamane avevo un po’ di tempo e mi son letta almeno le due parti con piacere.
    La foglia d’ortica è davvero simpatica come locanda, mi sa che una sera ci farò una bevuta 😀

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    1. Eh, già: c’è gente che ancora non ha capito come ci si comporta coi nani… 😛
      Grazie mille! I dialoghi fatti così, dinamici e gesticolati, sono un marchio di fabbrica e mi piacciono un sacco, oltre a ritenerli piuttosto realistici. Anche per essere in un fantasy! 🙂

      In realtà questo è uno dei dialoghi più lunghi che abbia mai scritto: di solito i miei personaggi fanno scambi molto più brevi… ma questa era una storia, quindi non potevo fare un continuo botta e risposta.
      E poi, essendo narrato non da Mery, ma da suo marito, e rivolto a un uditorio differente (non bambini, ma vecchi ubriaconi) era giusto usare anche un registro più scurrile e terra terra.

      Un giorno, di tutti questi racconti che sto tirando fuori, magari ne faccio una raccolta da pubblicare. 😛

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  2. Ecco l’azione: le tirate di capelli, gli sgambetti che provocano!
    Il marito di Mery è fantastico, non a livello di come parla delle perché gliene direi quattro in quel caso, ma perché è sincero, si descrive esattamente per quello che era, non vergognandosene. Avrà fatto sicuramente la sua parte l’alcool in questo e un po’ ho rivisto una situazione a cui ho assistito ma vabbe ahahah

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