La Torre d'Onice (parte 2 di 3)

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«Ci siamo quasi.» i due ragazzi si aggrapparono alla spranga di ferro infilata nella fessura tra il coperchio e i bassorilievi della cassa «Tira, forza…» un frammento di pietra del sarcofago finì contro lo sportellino della lanterna «Non così, idiota…»
Il gracchiare di un corvo, seguito dal suo battito d’ali, sovrastò il frinire di sottofondo; uno spifferò sibilante fece oscillare la fiammella della lanterna.
Jerkel lasciò la presa «Co… cos’è… stato?» deglutì, guardando verso la porta.
«Non avrai mica paura, fratellino?» Ledis sghignazzò, ma il lontano cigolio dei cardini arrugginiti del cancello del cimitero smorzò la sua risata. Le cicale e grilli avevano smesso il loro canto notturno e si udiva solo il loro respiro nella sala del mausoleo.
«Shh!» il più giovane si portò l’indice alle labbra e accostò lo sportello della lanterna, occultandone il chiarore «C’è qua… qualcuno là fuori…» solo un bisbigliò nella tenue luce che filtrava dalla porta socchiusa.
Suo fratello si strinse nelle spalle, si mosse leggero e salì a passi felpati i due gradini che lo separavano dallo spiraglio; guardò fuori «Ommerda!» lasciò cadere il piede di porco che echeggiò metallico nella cripta della famiglia Qeebech: arretrò e ruzzolò a terra, cacciando un altro urlo, stavolta di dolore.
«Co…» Jerkel corse verso Ledis lo aiutò a tirarsi su «Co… Cos’hai… v… visto?» il balbettio uscì dalle labbra tremolanti, mentre lo scuoteva per le spalle «Non… non è il mo… momento di fa… fa… fare questi gio…»
La porta si spalancò e la luce bianca della falce di Videlya si mischiò a quello dorata dell’occhio tondo di Gastya, stagliando nell’arco della porta una figura incappucciata, i cui occhi erano braci ardenti nell’oscurità. Sollevò l’indice e i cuori dei due fratelli si arrestarono quando vennero attraversati dalla traiettoria del suo gesto. Restarono in apnea, gli occhi fissi su quelle fosse illuminate da un fuoco sacrilego.
Accovacciati a terra, si voltarono quando il dito scheletrico indicò il sarcofago alle loro spalle: sul coperchio c’erano chiari i segni delle scalfitture, ma la luce violacea che proruppe dall’essere mandò in frantumi la pietra, riempiendo l’ambiente di polvere che danzava vorticosa alla luce delle due lune.
«Sca… scappa!» Jerkel scartò sulla sinistra, per evitare la figura che scendeva i due gradini a pochi passi da loro.
Ledis si alzò, ma ricadde subito, tenendosi la caviglia tra le mani «Vattene!» imprecò tutti gli dei che conosceva, tra un grido di dolore e l’altro «Vattene via da qui, stupido idiota!» la voce gli si smorzò quando l’ombra oscurò il suo viso.
«Ora sei mio…» gli occhi rossi incrociarono quelli del volto cinereo ai suoi piedi e la pelle del ragazzo iniziò a incartapecorirsi sotto lo sguardo del fratello più giovane, rimasto attonito e atono sulla soglia del mausoleo. Ledis cadde all’indietro e il suo petto smise di alzarsi e abbassarsi nell’affanno dei respiri. Il Re della Torre si voltò verso Jerkel, lasciando intravedere i lineamenti scheletrici contornati dalle rune argentate dell’orlo del cappuccio «… e presto lo sarai anche tu.» proruppe in una risata che fece drizzare i capelli sulla testa del ragazzo, che arretrò incerto sulle gambe, prima di mettersi a correre lungo il sentiero tra le lapidi, con le lacrime che gli rigavano la faccia sbiancata per la polvere e il pallore.
Il lich avanzò nel mausoleo, oltrepassò il corpo di Ledis e si affacciò sul sarcofago infranto: si chinò e inalò la putrescenza, seguendo i lineamenti del cadavere, prima di alitare un nebbia densa che si adagiò su quel volto in decomposizione «Agnes, mia cara accolita: è giunto il tempo di tornare al mio sevizio.» le sfiorò la fronte con un baciò e le carni consunte sfrigolarono al tocco; una luce rossastra si accese nelle orbite vuote attraverso quel che restava delle palpebre, che bruciarono in quella fiamma immonda.
Il busto della donna si piegò in avanti «Eccomi, Custode delle Chiavi.» quanto rimaneva delle labbra formò un sorriso sghembo «Sono di nuovo al tuo fianco…» le vesti di seta viola frusciarono quando sollevò il braccio «…ora e per sempre.»
Lui le prese la mano e la aiutò ad uscire dalla propria tomba «C’è molto lavoro da fare, mia diletta…» puntò di nuovo lo sguardo sul cadavere del giovane «Sorgi, servo! E sii grato di calcare di nuovo questo mondo nel nome del tuo nuovo padrone.» il corpo di Ledis, circondato da un’aura azzurrognola, sussultò, si destò e si rimise in piedi «E ora va, cerca quello che fu tuo fratello e portamelo: c’è molto bisogno di carne vivente alla Torre d’Onice.»


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