La Torre d'Onice (parte 3 di 3)

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Dovete sapere che la Regina Corvo aveva udito la preghiera di Reklan Dexterian e sapeva cos’era avvenuto alla sua morte, ma la dea non poté intervenire: non era nelle sue facoltà fermare l’immondo influsso dell’Abisso che stava penetrando nel mondo, contaminandolo in maniera irreparabile Materya.
Dal suo trono in Ade, la dea era però riuscita ad avvisare i Custodi delle Chiavi delle altre sette Torri degli Arcani Maggiori e ne aveva osservato l’abbandono: le avevano sigillate dall’esterno, non prima che i portali che conducevano al di fuori venissero infranti dagli stessi maghi che fino ad allora li avevano attivati per spostarsi tra luoghi e dimensioni.
La Regina Corvo ripensò alle sue stesse parole “… verrà un’Era in cui io nulla potrò e sarò spettatrice del mio stesso fallimento” e sorrise mestamente: al tempo la conoscevano ancora come Zeliah, ma da allora, dalla fine del secondo Concilio degli Dei, il suo nome era stato dimenticato e da quel momento si era limitata ad osservare le schiere di demoni e diavoli scontrarsi sulle lande desolate delle Distese Grigie, di cui era una mesta regina della vacuità, in un ripetersi eterno e senza fine delle stesse scene.

Nei giorni che seguirono la mutazione arcana della magia necromantica, il Re Lich, così come si sarebbe autoproclamato in seguito, scoprì quanto i suoi poteri si fossero amplificati nella non-morte: per prima cosa richiamò a sé i suoi seguaci, arcimaghi e maghi che avevano servito il Custode delle Chiavi della Torre d’Onice, poi ringraziò personalmente Laruzas per il portale che aveva aperto sull’Abisso, ma, una volta elogiato, lo annientò e ne assorbì l’essenza, in modo che tutti capissero quant’era grande la sua forza e quanto era profonda la sua rabbia per coloro che non seguivano i suoi precetti.
Al suo fianco, come una regina, c’era quella che un tempo era stata Agnes Qeebech, l’accolita prediletta: i suoi poteri non erano nemmeno lontanamente paragonabili a quelli del suo maestro, ma ogni suo desiderio era assecondato, come se fosse un comando giunto da lui.

Nonostante gli fosse precluso il mondo all’esterno delle altre sette Torri, il Re Lich poteva attingere a tutta la magia che si trovava al loro interno e questo gli permise di aumentare ancor di più le sue capacità e di pianificare quello che sarebbe stata ricordata come Era della Morte, quasi otto secoli in cui la vita venne offuscata dal dominio del Re Lich.
Il continente di Nihilia si prostrò sotto il calcagno della tirannia necromantica: la vita non scomparve del tutto, proprio perché la Torre del Re Oscuro, come veniva chiamata al tempo, aveva bisogno di gente viva, sia per gli esperimenti, sia per attingere alla loro forza vitale in alcuni rituali, ma per il resto, i cimiteri furono saccheggiati dai più potenti tra i seguaci del Re Lich, che fecero di corpi, scheletri o di quel che potevano raccattare, un esercito, un’orda al comando del potente sovrano; egli stesso si occupava di richiamare dai piani esterni le anime, parvenze delle vestigia dei trapassati, per ridurli al suo servizio, mentre quanti perivano per mano sua o dei suoi luogotenenti si trovavano con lo spirito intrappolato su Materya, alla mercé della volontà del Re.

Fu proprio la Regina Corvo a convocare il terzo Concilio degli Dei all’inizio di quest’Era, ma mentre i secoli passavano e la piaga dei non-morti si diffondeva e assumeva sempre più potere, provando a soggiogare anche gli altri continenti di Materya, dove i regni e le nazioni tenevano testa a fatica alle truppe implacabili e indefesse del Re Lich, gli dei non prendevano decisioni sulle sorti del mondo dei mortali, lasciando che fossero loro stessi a rimediare all’errore che essi stessi avevano commesso.
Il Concilio durò un tempo indefinito, che si tradusse in sette secoli del piano materiale, ma alla fine, tra sotterfugi e alleanza traballanti, si trovò un accordo e si assistette all’avvento su Materya dei diavoli provenienti dai cerchi dei Nove Inferi, intervenuti per dare la caccia ai non-morti, nati dall’Abisso dei demoni loro eterni nemici.

La guerra di liberazione dai non-morti durò quasi un secolo, ma il Re Lich non fu mai trovato e né tantomeno eliminato: la sua regina, Agnes Qeebech, lo condusse in un reame ignoto, dove si dice stia ancora architettando il suo ritorno per riprendere quel potere che egli ritiene gli spetti di diritto. Quel luogo, secondo molti studiosi, è la Coltre Oscura, dove pare che la Regina Corvo l’abbia seguito per braccarlo; in tal modo, la dea non avrebbe nemmeno infranto i dettami della Stele dei Cinque Precetti di stabilirsi su Materya.

Ora ci sarebbe da raccontare cosa avvenne quando i diavoli liberarono il mondo dalla tirannia del Re Lich e dei suoi non-morti… ma questa è un’altra storia.

Il Vagabondo delle Alte Lande,
“Della Storia delle Ere”

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