Riflessi nello specchio

Guardo quel viso che non riconosco, eppure mi è familiare, c’è come un vago sentore di déjà vu nei contorni, ma la luce degli occhi si è spenta. Non sono io, tuttavia c’è ancora l’ombra di quello che sono stata. Di quello che siamo stati insieme.

Cerco nello specchio i miei sogni, le tue promesse, parole inutili seminate nell’aria, scoppiate come bolle di sapone. Dove sono adesso tutti i ti amo gridati dal treno che partiva, quelli sussurrati in un abbraccio, illuminati dalla luce di un tramonto che non ha più colori né sfumature. Guardo lo specchio e cerco qualcuno che non c’è più.

Hai strappato la mia pelle e hai fatto a pezzi la mia anima, hai svuotato la mia testa di ogni ricordo, di ogni momento di gioia, hai bruciato le istantanee della nostra passione trasformando le carezze in schiaffi. Ricordo ancora il primo, forse non si scorda mai, come il primo bacio: la sorpresa e la paura, il calore sulla guancia e il sapore di sangue in bocca. Il tuo mi dispiace, così frettoloso e disperato che sembrava quasi vero. Tanto che ci ho creduto.

Ma la memoria, non il tempo, è il galantuomo. Ti permette di ricordare solo le cose belle, e cancellare quelle che fanno male o che non puoi capire.

Poi di nuovo, in un giorno di pioggia, la noia che cresce e diventa rabbia, una scusa, non che ti servisse, e le tue mani sempre più nervose. Ed ecco che arriva, secco, tagliente, come lo schiocco di una frusta, e fa male più del primo. E di nuovo mi dispiace questa volta accompagnato da un non so cosa mi ha preso, e poi scusami, scusami, scusami, tante volte che sembrava una preghiera.

Quanto tempo è passato da allora, quanti lividi nascosti dagli occhiali scuri, portati con vergogna in un giorno di pioggia, quanto sangue in quella bocca che ti aveva respirato, quante lacrime, che avevi promesso di asciugare, hai lasciato scivolare su di noi, finché non c’è stato più un noi per cui valesse la pena lottare…

E ogni volta, mi dispiace, ripetuto con sempre minor convinzione, non più come una preghiera, ma come una nenia imparata a memoria, uno sciocco ritornello a cui non credevi neanche tu. Fino alla fine, la frase più bella, non ti merito. Talmente bella che è riecheggiata nella mia testa affollata di niente, rimbalzando sui pensieri addormentati e dribblando ricordi accartocciati, fino a fermarsi nella gola, e ha dato voce al mio basta.

Sono io che non merito te. Non sono perfetta, ho fatto i miei sbagli, ma non merito questo purgatorio, non merito di continuare ogni volta a raccogliere le mie ossa sperando che ci siano tutte. Ho pagato abbastanza l’errore di averti scelto, di averti amato, di averti fatto entrare nei miei sogni perché non potevo realizzarli da sola, sperando che mi aiutassi a costruirli.

Invece li hai gettati a terra, come la palla di vetro di Natale, quel primo regalo custodito come un diamante prezioso, che hai scagliato con rabbia verso di me, non so se con la voglia di colpirmi o di poterlo fare a pezzi, perché sparisse con lui tutto il passato. Acqua e vetri sul pavimento, macerie di una dolcezza che facevi ruotare tra le mani sfiorando il mio corpo, e che ora non esiste più.

Guardo nello specchio e vedo un viso che non riconosco, eppure mi è familiare. Con qualche ruga in più e una cicatrice profonda nel cuore. Ma la luce negli occhi si è accesa. Non sono più io, tuttavia c’è il germoglio di quello che sarò. Di quello che potrò essere, da sola, domani.

Dedicato a tutte le donne che come me sono riuscite a rialzarsi e hanno ripreso a camminare da sole.

Raffaella

9 pensieri su “Riflessi nello specchio

  1. Mi è piaciuto moltissimo. Fluido, intenso, con la forza di chi alle parole ci arriva dopo aver dato vita a dei fatti, ma che nelle parole trova una forza che restituisce, integra e sprona. Grazie Raffaella, è un dono davvero prezioso. E bello. (Lo dico da donna)

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